La prossima sfida dei progressisti: organizzare la partecipazione
Partecipazione, primarie e comitati per dare forma a una coalizione capace di governare

ANSA
Il dibattito nel campo largo dopo il successo referendario sembra fare passi avanti significativi nella costruzione di un metodo e un profilo politico necessario per costruire un’alternativa credibile in vista delle prossime elezioni politiche.
Le singole forze politiche, dal PD al M5S, stanno realizzando con modalità innovative campagne di ascolto e costruzione partecipata di proposte programmatiche mentre l'associazionismo e i movimenti di base provano a tenere aperto uno spazio di mobilitazione sociale indispensabile per affrontare con un profilo pacifista e solidale le conseguenze drammatiche delle guerre in corso.
Le primarie rimangono nel metodo e nel merito uno strumento utile per la scelta partecipata di una leadership dell'alleanza soprattutto in caso di un cambiamento della legge elettorale e della necessità di indicare un candidata/o premier prima del voto.
Le primarie sono anche l'antidoto a tentativi, abbastanza anacronistici, di costruire a tavolino o nelle alchimie politiciste candidature / federatori che andrebbero in netto contrasto con le spinte innovative e radicali che sono emerse con forza nelle piazze come nelle motivazioni che hanno spinto milioni di elettori a tornare al voto per il referendum costituzionale.
Ma basta la prospettiva delle primarie per raccogliere questa domanda di partecipazione? Sono i partiti attuali del campo largo talmente accoglienti per diventare i luoghi unici di questa mobilitazione popolare indispensabile per battere la destra e tenerle insieme, al di là delle legittime differenze? La stessa alleanza per diventare forza di governo ha bisogno di diventare una coalizione per evitare di entrare la fibrillazione il giorno dopo le elezioni. Per queste ragioni è necessario individuare nelle prossime settimane degli strumenti di allargamento della partecipazione ai tanti che non hanno tessere di partito e che sentono ad oggi poco convincente e a volte anche difficile arruolarsi da una parte o dall'altra.
Perché non pensare a lanciare una grande campagna di costruzione dei comitati dei progressisti nei territori, nelle piccole come nelle grandi città, nei posti di lavoro e di studio? Luoghi di aggregazione a tempo e scopo determinato, cioè le prossime elezioni politiche, capaci di affiancare i partiti del campo largo, con una caratterizzazione civica e orizzontale?
Proprio in questi giorni abbiamo letto tante rievocazioni sulla vittoria dell'Ulivo di Romano Prodi di 30 anni fa (21 aprile 2026): stagione straordinaria che ovviamente non è in alcun modo oggi ripetibile in quelle forme e quei contenuti.
Però quel ricordo ci trasmette una qualità e quantità della partecipazione alla politica che ha sempre caratterizzato i momenti più fecondi della sinistra e delle coalizioni progressiste. Oggi quella voglia di partecipazione si è riaccesa soprattutto nelle nuove generazioni ma non solo.
Ecco perché la costruzione dei comitati dei progressisti può essere lo strumento civico e non partitico per dare luoghi di partecipazione a chi non vuole solo essere spettatore/elettore della prossima campagna elettorale. Luoghi anche di elaborazione e discussione programmatica capaci di orientare le scelte dei partiti e della coalizione vincolando tutti e ciascuno ad una solidarietà collaborativa per superare personalismi e attriti sulle cose da fare.
Comunque, dare strumenti di partecipazione è l'antidoto al rischio di una autosufficienza dei partiti del cosiddetto campo largo e un richiamo collettivo a non commettere l 'errore di considerare già vinta la sfida.
Certo la destra è entrata in crisi per la sconfitta referendaria, per la guerra in Iran e non solo, per l'incapacità del sovranismo di corrispondere alla necessità di un nuovo ordine mondiale da ricostruire nell'equilibrio cooperativo degli stati e del diritto internazionale, ma nel nostro campo ancora si fa fatica a intravedere una proposta innovativa e convincente. C è molto da lavorare, ma la strada intrapresa è quella giusta. Bisogna solo avere il coraggio di tenerla aperta e percorribile per una moltitudine che vuole partecipare per cambiare davvero.
Se questo articolo ti è utile, abbonati per sostenere Rinascita e ricevere la rivista cartacea.
Abbonati