La lezione del referendum: i giovani possono essere l'ago della bilancia

La tornata referendaria del 22 e 23 marzo ha consegnato una nuova certezza: quando vengono coinvolti e si sentono parte del cambiamento, i giovani si mobilitano. Un segnale importante verso le prossime elezioni

Paolo FedericoApprofondimenti
RIVRINASCITA_20260413111429829_7ef8eaa5e18f022577a1ea2f47627e5a.jpg

ANSA

Il voto dei giovani è sempre stato poco considerato dalla classe politica, almeno fino ad ora, per un calcolo strettamente elettorale. I giovani sono pochi e non vanno a votare, una minoranza cui strizzare raramente l’occhio in discorsi vuoti e privi di proposte pragmatiche, questo era il pensiero comune. Ma la narrazione di una generazione disincantata e lontana dalla politica, che pesa poco elettoralmente, sembra essere entrata ufficialmente in crisi grazie all’ultima tornata elettorale del referendum costituzionale sulla giustizia.

Secondo Opinio Italia per Rai, nella fascia 18-34 anni il No ha raggiunto il 61,1%, un dato nettamente superiore rispetto alle altre classi d’età, trainando di fatto la vittoria. Tra i 35-54 anni il risultato è stato più equilibrato, con il No al 53,3% e il Sì al 46,7%. Solo nella fascia over 55, il Sì è leggermente avanti: 50,7% Sì contro 49,3% No. Ma soprattutto il dato che stupisce è l’affluenza delle nuove generazione calcolata da Youtrend: il 67,3%, quasi 8 punti sopra la media.

Un segnale chiaro: competizioni elettorali di questo tipo, in cui evidentemente i più giovani sentono di avere la possibilità di incidere davvero e non basarsi soltanto sulle fumose promesse elettorali dei partiti politici, li mobilitano.

Questo inaspettato risultato, nonostante l’assurdo divieto del voto dei fuorisede, è sicuramente dovuto anche alla potenza dei social media, strumenti su cui i promotori del No hanno puntato molto. “Giusto dire No” ha doppiato i followers del comitato “Sì riforma”. I video di Alessandro Barbero hanno fatto milioni di visualizzazioni, così come quelli delle gaffe della coppia Nordio/Bartolozzi. Anche la premier, in netto ritardo, ha capito che i giovani sarebbero stati determinanti, andando pochi giorni prima del voto da Pulp podcast, il podcast di Fedez e Mr. Marra, seguitissimo dalla Gen Z, che aveva già ospitato diversi esponenti del No.

Se davvero la politica dà loro la possibilità di incidere e li va a cercare nei luoghi che abitano, come i social, i giovani si avvicinano e partecipano. In questo caso, la partita tra il Sì e il No si giocava sul filo del rasoio, secondo i sondaggi, ed è qui che il voto dei giovani ha fatto la differenza, nonostante la complessità del tema, la cui spiegazione era diffusissima su Instagram e TikTok.

Le nuove generazioni dunque possono essere l’ago della bilancia soprattutto alle prossime politiche dinanzi a questo nuovo bipolarismo, che vede contrapporsi il governo con il campo largo, soprattutto se la partita si giocherà per pochi punti percentuali.

Consiglio non richiesto ai leader di partito: il referendum insegna, puntate sull’elettorato giovane. Sono loro che vi faranno vincere le prossime elezioni, anche perché hanno meno pregiudizi e preconcetti rispetto ai più adulti, quindi dovrebbero essere più facili da convincere, a patto però che qualcuno li prenda davvero in considerazione.