Mischiamo le carte. La partecipazione prima della leadership

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ANSA

Prima il programma, poi le primarie. No, prima le primarie poi il resto. Se la prendessimo da un altro lato? Se mischiassimo le carte mettendo insieme programma e partecipazione? Poi, più avanti, potremmo affrontare il tema della leadership nell’ambito di un percorso di coalizione già avviato e funzionante. Nei modi che riterremo più opportuni.

Mettere in comune il pensare e non il pensiero, scrive la pedagogista Giuditta Alessandrini.

Sarebbe una buona occasione mettere in comune le pratiche, le intelligenze, le idee, i processi collettivi, le singole individualità, dandogli valore, soprattutto dandogli luoghi comuni in cui esprimersi, trovare uno spazio condiviso in cui essere coalizione. Coalizione e comunità affettive al medesimo tempo. Capace di determinare convergenza tra una moltitudine caotica, generosa, pronta a prendersi carico e cura, di battersi sui grandi temi con una spinta etica. La nostra gente, quella vera. I ragazzi e le ragazze, i più promettenti, quelli che si sono presentati alle urne con le idee chiare contro ogni forma autoritaria. Hanno presentato il conto a Meloni, un conto salato: dal decreto rave al carcere per tutti e tutto dei decreti sicurezza, dal proibizionismo alla sessualità, dai silenzi sulla Palestina al sostegno a Trump.

Sarebbe saggio avviare fin da subito una sorta di fabbriche del programma, spazi fisici e immateriali, in cui far confluire e fluire la discussione, sommando le biografie, le provenienze. Tutti insieme, uomini e donne del campo largo, cercando l’eccedenza, quei due milioni di voti motivati e di movimento, oltre le tessere di partito. Il programma, la carta dei valori, non può essere il frutto estenuante della mediazione tra forze politiche. Tavoli e tavolini separati dalla società viva. Una sorta di fabbrica del programma la fece Prodi, possiamo farla noi.

Va rotto il vincolo proprietario e con lungimiranza dovremmo affidarci al popolo progressista. Sarebbe un passo in avanti straordinario. Mille fabbriche del programma, in mille comuni del Paese, con poche chiare regole. Luoghi che possono incrociare, sul piano valoriale, i ragazzi e le ragazze che sono mobilitati contro la guerra e contro la strage degli innocenti a Gaza, giovanissimi decisivi per il no al referendum.

Una svolta da fare subito, qui ed ora.

Se metteremo insieme 2/300mila persone pronte a mobilitarsi in maniera libera e volontaria per battere la destra e trasformare il Paese avremmo compiuto la nostra piccola rivoluzione. Un processo collettivo capace di smuovere una parte importante del Paese. E per questa via cambiare anche le nostre organizzazioni e noi stessi.

I **gruppi dirigenti nazionali **hanno una grande responsabilità, che può essere esercitata al meglio cedendo sovranità e coinvolgendo tutte le persone di buona volontà. Accendere i cuori, mobilitare le anime, investire sul carisma diffuso di cui la sinistra terranea dispone, ben oltre i recinti dei singoli partiti. Un progetto di governo per trasformare radicalmente il Paese.

Proviamoci. Evitiamo i banchetti, i gazebo, i punti di ascolto di ogni singola forza politica. Sarebbe un errore.

Può essere un viaggio entusiasmante e bellissimo se fatto tutti insieme. E alla fine potremmo persino vincere. Con un o una leader certo, ma con il contributo di migliaia di persone.