Tra crisi di governo e scorciatoie politiche: il rischio del volto senza progetto

Mentre Giorgia Meloni affronta una fase di crescente fragilità, parte del centrosinistra sembra rifugiarsi in operazioni tattiche e candidature simboliche, rinviando ancora la costruzione di un’alternativa credibile e strutturata.

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ANSA

L'attuale scenario politico italiano sembra prigioniero di un paradosso: mentre la maggioranza guidata da Giorgia Meloni scivola su un crinale di instabilità profonda, una parte del centrosinistra risponde non con l'architettura di un'alternativa, ma con l'ennesimo riflesso estetico. La Premier appare oggi visibilmente vulnerabile, stretta tra un quadro economico globale recessivo e il peso politico dell'esito referendario. A ciò si aggiunge l'imbarazzo per una linea estera appiattita su un asse internazionale che sta piegando le economie mondiali e una tenuta interna logorata da inchieste e dimissioni a catena. Eppure, proprio quando la politica unitaria delle opposizioni inizia a mostrare i suoi frutti, riemerge il vizio di certi professionisti della tattica: puntare sulla carta coperta per garantire la propria autoconservazione.

In questo perimetro, non è affatto escluso che profili come quello di Silvia Salis possano essere coinvolti in questa scelta. Tuttavia, il ricorso a figure di questo tipo rivela spesso il tentativo di chi, disponendo di un consenso ormai ridotto ai decimali, utilizza il volto nuovo per agire e pesare come se fosse un numero a doppia cifra. In questo schema, il candidato non è il fine, ma lo strumento per proteggere rendite di posizione e aree dirigenti che temono il giudizio della base. È una scorciatoia che non rende giustizia nemmeno ai protagonisti scelti all'ultimo secondo, poiché ignora la complessità di un lavoro di costruzione politica che prosegue faticosamente da mesi, fatto di mediazioni e programmi reali.

Preferire l’accelerazione personalistica alla definizione dei contenuti significa ammettere che il "chi" rimane il paravento dietro cui nascondere l'assenza del "cosa". È il rischio di trasformare la politica in un talent show che consuma i suoi interpreti con la stessa velocità con cui li ha creati, lasciando il Paese privo di una visione strutturata. La credibilità di un'alternativa non può misurarsi sulla capacità di trovare un volto-scudo, ma sulla forza di una classe dirigente capace di unire gli italiani attorno a un'idea di società che sappia affrontare il post-populismo.

L'Italia non ha bisogno di un'altra operazione di maquillage, ma di una proposta di governo che sappia tornare a incidere sulla realtà e non solo sull'immaginario. La vera sfida non è individuare il nome capace di sparigliare le carte per salvare una piccola pattuglia, ma costruire finalmente la scuderia di un progetto solido. Solo così si potrà rispondere alla crisi del Paese con la serietà che il momento richiede, evitando di restare ostaggio di strategie nate più per sopravvivere che per guidare la nazione.

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