Hydra, il boss Vestiti inizia a collaborare: la vittoria della magistratura che la politica ignora

La collaborazione del boss campano, che si vantava dei suoi pranzi con La Russa, arriva in un momento in cui la magistratura è sotto un feroce attacco politico. La società civile si stringe intorno ai magistrati, mentre la politica tace e trema per quel che potrebbe raccontare.

Marco ColomboFlusso QuotidianoMAFIAANTIMAFIA
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ANSA

Se non è un colpo di scena, poco ci manca: il boss Giancarlo Vestiti ha iniziato a collaborare con la giustizia. Storico referente del clan Senese in Lombardia, è ritenuto dagli inquirenti una delle figure centrali nel sistema mafioso «a tre teste» emerso dall’inchiesta Hydra. Una notizia che aveva iniziato a circolare già nella mattina di ieri nell’aula bunker del carcere di San Vittore in cui è in corso il processo, e che ha trovato poi conferma nell’annuncio di un cambio di legale per la sua difesa: Non più il suo storico avvocato Mario Marino, avvocato tra gli altri di Emanuele “Dollarino” Gregorini, ma il torinese Gianluca Orlando.

La collaborazione di Vestiti si aggiunge a quelle di altri 5 imputati e sarà fondamentale per il prosieguo del processo. La notizia è stata accolta «con positivo stupore» dal “consorzio antimafioso” che riunisce decine di associazioni e comitati, da Libera ad Avviso Pubblico passando per realtà locali come "Libera Masseria - Ucapte" e il "Comitato Abbiategrasso Bene Comune", e che dal primo giorno prova a tenere alta l’attenzione sul più importante processo di mafia attualmente in corso. «Dobbiamo prendere atto - scrivono in un comunicato congiunto - che si tratta di una scelta importante e che quando lo Stato opera con giustizia e fermezza, quando non lascia spazio a opportunismi e disattenzioni, ottiene riconoscimenti e fiducia alla sua piena sovranità».

Mentre il tribunale di Milano è scosso da attacchi politici «irricevibili» e che testimoniano «una scarsa conoscenza – reale o mascherata – degli istituti giuridici di uno stato di diritto», come si legge in un comunicato, arriva così l’ennesima dimostrazione della serietà del lavoro della magistratura. Un successo, il pentimento di Giancarlo Vestiti, che ancora una volta non trova commenti di supporto o soddisfazione da parte delle forze politiche di governo. Un silenzio che non sorprende e che lascia trasparire, probabilmente, anche la preoccupazione per quel che Vestiti potrà raccontare. Era proprio lui, infatti, a vantare rapporti e amicizie con esponenti di Fratelli d’Italia e che nelle intercettazioni raccontava i suoi pranzi con Romano La Russa (cha ha sempre negato di conoscerlo), fratello del presidente del Senato.

Un silenzio rotto solo dalla società civile che in questi mesi ha raccontando in eventi e iniziative pubbliche cosa succede in aula e quali mafie vengono narrate durante il processo. E proprio le associazioni ribadiscono la vicinanza a vittime, per le quali sono stati attivati sportelli gratuiti di ascolto e supporto. Perché, ribadiscono: «Il nostro compito non si esaurisce nel ruolo di sentinelle della legalità e di ponte fra le aule di tribunale e le comunità. Il nostro obiettivo rimane sempre essere al fianco di chi ha scelto di stare dalla parte giusta».

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