Come la mafia a tre teste colonizza i territori

Ad Abbiategrasso il consorzio mafioso al centro dell'inchiesta Hydra ha messo le radici grazie a silenzi e complicità

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ANSA

A ottobre 2023, lo spettro della mafia si è fatto tangibile per Abbiategrasso, come per tanti altri comuni tra milanese e varesotto. Città medio-piccole, tranquille e lontane dalla frenesia di Milano, dove però si tenevano summit per spartirsi affari tra ndrangheta, cosa nostra e camorra. 

Secondo la procura, almeno 5 incontri sarebbero stati ospitati in un capannone ad Abbiategrasso di proprietà di Errante Parrino, boss di Cosa nostra e figura chiave per gli interessi mafiosi in Lombardia. Parrino non solo avrebbe fatto da mediatore tra le famiglie, ma avrebbe rappresentato direttamente gli interessi di Matteo Messina Denaro. Secondo Bernardo Pace – collaboratore di giustizia trovato morto due giorni prima del 19 marzo, data della prima udienza del procedimento ordinario - Messina Denaro sarebbe “salito” nel milanese ad incontrare Errante Parrino, nello studio del cognato di quest’ultimo.  Se confermato, ciò significherebbe che la stessa rete “solidale” di cui il boss godeva a Castelvetrano era - almeno in parte - estesa anche a Milano e ad  Abbiategrasso. 

Dalle carte emerge che questo consorzio tra le mafie, dedito secondo la Procura a reati soprattutto economico-finanziari, ha beneficiato del radicamento sul territorio, cosa non casuale. Da tempo, ormai, le zone periferiche sono aree di sacrificio, ricche di aree edificabili pronte ad essere lasciate al miglior offerente. Ricche di piazze di spaccio in zone d’ombra sempre meno presidiate, tra cui i campi. Zone con amministrazioni comunali meno attrezzate o consapevoli di determinate dinamiche. Un’opera di inquinamento lento, perché Hydra è la punta dell’iceberg di un processo di infiltrazione evidentemente più lungo. 

Il cognato di Errante Parrino, che avrebbe ospitato Messina Denaro nel suo studio, è stato anche consigliere comunale e con la sua lista appoggiò il candidato del centrodestra alle comunali del 2012, Roberto Albetti, oggi assessore ai lavori pubblici. Tant’è che alla sua morte - avvenuta nell’aprile 2024 per infarto durante un arresto per reati finanziari - l’amministrazione abbiatense gli tributò dei manifesti funebri istituzionali. Una vecchia prassi di Abbiategrasso, che però non era stata rispettata per numerosi altri decessi avvenuti negli scorsi anni e che è stata ripresa con l’avvocato Bosco: una coincidenza particolare.

Quando è emersa l’inchiesta, nell’ottobre 2023, un fatto in particolare fece discutere. Tra 2020 e 2021, Parrino avrebbe fatto diverse chiamate, pressioni e richieste ai suoi contatti politici perché la pratica di rinnovo della concessione di suolo pubblico per il dehors dell’ex Bar Las Vegas era bloccata. In un’intercettazione diventata pubblica, il Sindaco di Abbiategrasso, Cesare Nai, rideva dopo che Errante Parrino minacciava di “spaccare la testa” all’ingegnere responsabile della pratica. La cosa curiosa, che ho pubblicamente denunciato, è che l’amministrazione ha deciso, a dicembre 2023, di approvare il rinnovo della pratica: nonostante le minacce e nonostante le ombre dell’inchiesta Hydra emerse nell’ottobre 2023. Perché non essere prudenti? Perché concedere quel rinnovo in piena bufera politica, mediatica e giuridica?

Tra fine 2023 e 2024, in consiglio comunale abbiamo chiesto più volte chiarezza sulla pratica, le dimissioni del Sindaco e la costituzione di una commissione sovracomunale antimafia. Dimissioni mai arrivate - grazie al sostegno politico della sua maggioranza - e commissione mai istituita: tra i principali detrattori, Francesco Catania, avvocato e consigliere di maggioranza. Lo stesso che nell’ultimo anno e mezzo si è pubblicamente espresso contro la costituzione in parte civile del Comune di Abbiategrasso. Dopo la pressione dell’opposizione consiliare e della società civile, lo scorso febbraio la giunta ha finalmente deciso di partecipare al processo: Sulla richiesta di costituzione a parte civile, il giudice si esprimerà nel corso della prossima udienza fissata per il 30 aprile.

Qualora la domanda del Comune venisse accolta, ci troveremo di fronte ad uno scenario peculiare. Come ho denunciato in consiglio comunale, l’avvocato Catania è anche il difensore di un imputato accusato di aver collaborato con Errante Parrino: un concomitanza di incarichi permessa dalla legge, ma inopportuna da un punto di vista etico e politico.

Il rapporto tra questa amministrazione e il tema mafia, però, è travagliato da tempo. Nel 2022, la giunta abbiatense non ci pensò due volte a querelare la giornalista freelance Sara Manisera per aver detto di «aver visto la mafia entrare in comune». Quando però Errante Parrino è arrivato a minacciare un dipendente comunale il sindacò reagì con una risata. Come non fece lo stesso scalpore quel «andatevene o vi stacco la testa» che il boss siciliano rivolse al giornalista di Report, Giorgio Mottola, arrivato ad Abbiategrasso per chieder conto del suo coinvolgimento in Hydra. Una differenza enorme che mette in luce come l’amministrazione comunale non sia in grado di prendere le distanze da certi personaggi e, anzi, applichi due pesi e due misure che stridono tantissimo.

Ma Abbiategrasso non è solo un comune teatro dei summit mafiosi. È anche il comune dove è nata una rete di associazioni e cittadini in risposta a quanto emerso: il Comitato Bene Comune. Una nuova realtà nata dalla marcia per la legalità del 9 marzo 2024 e la piazza “Abbiategrasso non ci sta” dell’8 febbraio 2025, che racconta di una comunità che vuole reagire e piantare i semi di solidarietà, cooperazione e legalità, ingredienti necessari per ribadire che la città non è “cosa loro” ma bene comune.

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