Venezia, la partecipazione che rilancia il centrosinistra
Ri-Pensare Venezia coinvolge cittadini, studiosi e associazioni: il progetto civico diventa il cuore del programma di Andrea Martella sindaco.

ANSA
A Venezia, dove il 24 e 25 maggio si vota per l’elezione del sindaco, il centrosinistra ha scritto una bella pagina di politica, nel segno della partecipazione. Un passaggio per nulla scontato in una stagione caratterizzata da una distanza sempre più larga tra politica e cittadinanza, che si è concretizzato con il centrosinistra che ha fatto proprio quanto costruito da Ri-Pensare Venezia, un progetto civico promosso dalla Fondazione Gianni Pellicani che, in 3 anni di lavoro, ha mobilitato oltre 300 persone, dando vita a un progetto collettivo per la città che è diventato la base del programma elettorale della coalizione di centrosinistra che candida a sindaco Andrea Martella.
Venezia è spesso raccontata come un caso estremo: città globale e insieme città fragile, capitale simbolica del turismo internazionale ma anche spazio segnato da spopolamento, difficoltà abitative, rarefazione dei servizi e crescente distanza tra cittadini e istituzioni. Proprio per questo, però, Venezia è un osservatorio prezioso per discutere un problema che riguarda molte città contemporanee: che cosa possono realmente produrre i processi partecipativi quando si misurano con assetti urbani ad alta complessità economica, sociale e politica? In questo senso Ri-Pensare Venezia rappresenta un’esperienza di grande interesse.
È un progetto nato nel 2023 al di fuori dei partiti, attraverso un’intensa attività fatta di call pubbliche, laboratori, seminari, tavoli tematici, incontri aperti, che ha dato forma a un progetto per il futuro della città, improntato alla massima trasparenza. Abbiamo lavorato sempre “cucine a vista”, valorizzando l’intelligenza collettiva con l’obiettivo di costruire una visione di città che tenesse assieme il punto di vista di tutti i partecipanti per costruirne uno nuovo e comune. Siamo partiti dalla convinzione che l’elaborazione di una “visione di città” non si può delegare a qualcuno, nemmeno ai soggetti più qualificati, come le università, il cui apporto resta comunque essenziale, tant’è che a Ri-Pensare Venezia, hanno partecipato persone con i profili più diversi tra cui più di 40 accademici, tra docenti e ricercatori, che hanno lavorato assieme a professionisti, rappresentanti di associazioni, di categorie economiche, sindacati, partiti e a tanti altri cittadini interessati al futuro della città.
Una visione di città, perché abbia basi solide, perché sia credibile, si costruisce insieme ai cittadini. Non si improvvisa, ma è il frutto di un lavoro lungo e paziente. Ed è esattamente quello che è stato fatto. Il risultato del lavoro è sintetizzato in due volumi: Venezia come stai? (ed Toletta 2024) e 100 idee per Venezia (ed Toletta 2025) che sono ancora oggetto di presentazioni in città, tra Venezia, Mestre e tutte le varie municipalità del Comune. Inoltre, il progetto, unico nel suo genere nel panorama nazionale, è diventato d’interesse anche di varie università italiane oltre che a quelle cittadine di Ca’ Foscari e Iuav.
Nel frattempo, i partiti del “campo largo”, con molta perseveranza, attraverso le segreterie dei partiti, con un percorso politico tradizionale, ma facendo sempre grande attenzione a mantenere uno spirito unitario, lo scorso febbraio hanno individuato la candidatura a sindaco.
Ri-Pensare Venezia ha continuato a lavorare nel merito dei problemi, sempre “cucine a vista”, condividendo questo patrimonio civico e di proposte con la città, ma sollecitando fin dall’inizio un confronto serio con le forze politiche, in quanto Ri-Pensare Venezia è nato con l’ambizione di incidere concretamente nei processi decisionali, con l’obiettivo di migliorare la città che viviamo. Vale a dire che l’ambizione è che, almeno una parte, della miriade di idee e proposte emerse (molte più di 100) si trasformino in azioni politiche. Una sfida non semplice perché, com’era prevedibile, non è stato facile mettere in connessione l’energia espressa dal progetto, la sua capacità di analisi e di proposta, con le forze politiche. Questa criticità fa i conti con una cronica resistenza della politica, non tanto ad ascoltare - che non costa niente - bensì a condividere con i cittadini percorsi per la costruzione di un progetto. Il centrosinistra veneziano ha però raccolto la sfida, in particolare il Partito Democratico, che ha subito fatto proprio Ri-Pensare Venezia.
Una scelta coraggiosa che ha consentito di scrivere una bella pagina politica, condividendo i contenuti del progetto e soprattutto valorizzando l’elemento della partecipazione, che è stato il fattore che ha maggiormente connotato il lungo percorso di Ri-Pensare Venezia. Questo ha caratterizzato sempre più la campagna elettorale, con l’ambizione di traghettarlo oltre. Ciò significa che, se vinceremo le elezioni, la partecipazione non sarà semplicemente evocata, ma diventerà uno stile di governo, il segno distintivo della nuova amministrazione. Ri-Pensare Venezia ha svolto quindi un ruolo fondamentale nella costruzione del programma di Martella-sindaco, un aspetto per nulla marginale, rimarcato anche dalla mia candidatura come capolista del PD. Una scelta, anche questa, condivisa con i partecipanti al progetto, in coerenza con lo spirito che ha caratterizzato i 3 anni di lavoro collettivo.
Ma qual è stata la genesi di Ri-Pensare Venezia? Come si è sviluppato il progetto?
Ri-Pensare Venezia attraverso un percorso partecipativo ha dato forma a una visione prospettica della città. Una visione differente da quelle prodotte fino ad oggi, per certi versi anche inaspettata. Il progetto, come detto, concretizzato in due volumi collettivi "Venezia come stai?" e "100 idee per Venezia", incrociando analisi e proposte, delinea il progetto di una Venezia giovane, verde, attrattiva e sicura. Giungendo ad immaginare una “città arcipelago”, le cui politiche valorizzano specificità e vocazioni delle singole zone della città, componendole in una strategia d’insieme, un disegno unitario che guarda al futuro. Si tratta per certi versi di una sfida molto impegnativa, considerati i numerosi problemi che gravano sulla città e che questo stesso progetto enumera e approfondisce. Tuttavia, mettendo a sistema punti di vista diversi, coniugandoli e facendo leva sulla loro complementarità, il progetto si mostra come non solo auspicabile, ma anche possibile. Con il supporto di dati e di esperienze, si racconta un approccio visionario ma non utopico o velleitario. Alla base vi è l’idea che sia importante lavorare sulle opportunità, se si vuole mobilitare la partecipazione dei cittadini e restituire loro l’opportunità di un coinvolgimento nei processi ideativi e deliberativi della città. I problemi, che ci sono, vengono affrontati e approfonditi nella loro possibilità di essere trasformati in una opportunità di riscatto e cambiamento.
Il progetto offre una prospettiva solidaristica e inclusiva. Che significa assumere come prioritaria la necessità di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, di fatto, limitano la libertà e l’eguaglianza dei cittadini. Per lungo tempo abbiamo misurato la qualità della democrazia sulla base della capacità di organizzazione e mobilitazione non solo degli interessi, ma anche delle idee e dei valori delle persone. La crisi della politica e delle forme della rappresentanza ha oggi drasticamente ridotto questa capacità. Ma essa sopravvive ancora quando viene sollecitata da eventi che suscitano forti emozioni o da questioni particolarmente “vicine”. Ri-Pensare Venezia rientra in questa categoria: è stato un percorso di lavoro nel quale la cittadinanza, anche quel pezzo che abitualmente non partecipa al dibattito politico, ha raccolto la sfida di mettersi in gioco per ripensare la città.
In tre anni di lavoro, si sono succeduti workshop, relazioni, tavoli, seminari, tutti organizzati attraverso call aperte rivolte a tutta la cittadinanza. Tanti spazi e modi diversi per dire la propria, prima sul fronte dell’analisi dei problemi e poi su quello della proposta. Nato come progetto culturale che intendeva mobilitare conoscenze eterogenee – una intelligenza collettiva – per approfondire le caratteristiche odierne della città di Venezia, il lavoro si è sempre più orientato nella direzione di un processo costruttivo. Lo stesso confronto tra i partecipanti ha impresso questa spinta: le conoscenze messe in comune convergevano nell’urgenza di discutere una nuova idea di città assunta come bene comune, declinando le proposte necessarie a concretizzarla. Questa trasformazione in corsa è testimoniata anche dal primo report del progetto, pubblicato nel 2024 con il titolo Venezia come stai?. Ciò che in quel volume poteva apparire come indefinitezza di obiettivi era in realtà la registrazione fedele di un riassestamento in atto: i partecipanti non si accontentavano più di condividere conoscenze sulla città, volevano utilizzarle per elaborare idee, proposte, progetti. Il volume, assieme alla piattaforma web ripensarevenezia.it, mostra come le analisi prodotte dai partecipanti nelle prime fasi laboratoriali siano state subito intese come materiale di lavoro, base e occasione per un ulteriore impegno sul fronte dell’elaborazione propositiva. I contenuti emersi apparivano come ingredienti utilizzabili per numerose ricette, mentre il progetto assumeva le sembianze di una “cucina a vista” dove le persone lavoravano una a fianco dell’altra in modo aperto e trasparente, per generare idee.
Per tre anni Ri-Pensare Venezia è stata un’arena di dialogo orizzontale, che ha alimentato un dialogo continuo tra saperi scientifici e civici. Vi si trova, come assunto metodologico fondante, la volontà di sperimentare il confronto aperto tra diversi livelli di esperienza e comprensione della città: tra società, scienza, attivismo civico e politico. Dai due laboratori iniziali, volti alla condivisione di relazioni su aspetti cruciali della città, è nata l’idea di tavoli di lavoro dove gli elementi propositivi già contenuti in quei contributi potessero essere ulteriormente discussi, sintetizzati, sviluppati. Il secondo focus proposto dal progetto ha quindi rilanciato questo processo, fino a spingerci a pubblicare, dopo un ulteriore anno di lavoro, questo secondo volume in forma di autore/autrice collettivo/a.
Per molto tempo, l’idea dominante è stata che la produzione di conoscenza fosse un compito specialistico, da affidare principalmente ai professionisti del settore, in primis i ricercatori universitari. Questa visione, che ha avuto indubbiamente i suoi meriti e ha portato a importanti progressi in molti campi del sapere, si sta tuttavia rivelando sempre più inadeguata di fronte alla crescente complessità dei fenomeni sociali che cerchiamo di comprendere. Più aumenta la complessità, più si rende necessario moltiplicare i punti di vista attivati, sia in chiave interdisciplinare, facendo dialogare diverse discipline e approcci, sia in chiave di open innovation, attivando i saperi e le esperienze di persone al di fuori del mondo accademico. Solo così è possibile cogliere la multidimensionalità dei fenomeni e sviluppare analisi e proposte che siano al contempo rigorose e aderenti alla realtà.
Nel secondo anno il progetto è proseguito, sempre utilizzando lo stesso format, ovvero mobilitando l’intelligenza collettiva, nella convinzione che un progetto sulla città che viviamo è in continua trasformazione, si evolve assieme alla realtà che cerca di interpretare. Un po’ come avviene con i software open source, rilasciati dagli sviluppatori affinché la comunità possa contribuire a migliorarli e adattarli a nuove esigenze. Perché la conoscenza, oggi più che mai, non può essere un prodotto finito e immutabile, calato dall’alto. Dev’essere piuttosto un processo aperto e partecipato, che si nutre della diversità e sa rigenerarsi continuamente, attingendo all’intelligenza di tutti. È con questo spirito che abbiamo continuato a lavorare fino alla pubblicazione del secondo volume (100 idee per Venezia) che punta ad offrire una visione condivisa della città affrontando tutti i principali temi che interessano Venezia attraverso analisi, approfondimenti, proposte.
Il volume si compone di 12 capitoli. Il primo riassume quanto emerso nel corso del primo anno di lavoro e in parte già presentato nel primo volume del 2024 (Venezia Come stai?). Questa prima parte offre la cornice per i dieci capitoli tematici successivi: Specialità di Venezia, Ecowelfare, Turismo, Abitare, Salute, Welfare, Sicurezza, Cultura, Economie, Forma Urbana. Ognuno di essi delinea lo scenario attuale mettendo in evidenza i problemi e le risorse della città, per offrire suggerimenti e proposte utili a trasformare le sfide in opportunità di miglioramento del contesto urbano. Il dodicesimo capitolo chiude il volume proponendo una visione generale della città come arcipelago, suggerendo strategie politiche capaci di coniugare la concretezza della visione generale con la necessità di interventi puntuali e mirati, sia tematicamente che geograficamente.
In questa visione, che emerge dal lavoro di Ri-Pensare Venezia, la città diventa policentrica, simile a un arcipelago. La città-arcipelago è una città che non viene vista come un unico grande centro con un’area periferica, ma piuttosto come un sistema interconnesso composto da tante parti, i diversi “centri”, quartieri e poli urbani della città. Ogni quartiere o polo urbano (magari un centro storico diverso dal principale, un’area universitaria, un distretto economico, un quartiere con una forte identità residenziale e sociale e così via) rappresenta un’isola distinta, che presenta caratteristiche proprie e uniche. Come le isole di un arcipelago reale possono avere geografie, ecosistemi, culture e popolazioni diverse, così i quartieri e i poli di una città policentrica hanno storie, demografie, funzioni (commerciali, residenziali, produttive, culturali), identità sociali ed esigenze specifiche. Queste peculiarità li rendono parti di un insieme ma anche luoghi distinti, dotati di una propria “anima”.
Il governo della città agisce in un tale contesto come l’ente che gestisce l’intero arcipelago. Non può trattare tutte le parti del territorio allo stesso modo. Un governo efficace deve tenere in considerazione le caratteristiche specifiche di ogni singola parte, per poter fornire servizi adeguati (trasporti, scuole, servizi sociali), pianificare interventi urbanistici mirati, promuovere politiche che rispondano ai bisogni e valorizzino le potenzialità uniche di quel contesto locale. Ignorare queste diversità porterebbe a politiche inefficaci o dannose. Tuttavia, queste singole parti di città sono tra loro collegate e danno vita alla grande città che viviamo, formata dalle reti di trasporto (strade, linee di autobus, tram, metropolitane, piste ciclabili), dai flussi di persone, merci e informazioni, dai servizi condivisi su larga scala (come ospedali, università, grandi parchi) e da un senso di appartenenza ad un’unica città.
Quindi, pensare a una città come un arcipelago significa sottolineare che siamo di fronte ad un sistema composto da parti distinte e uniche (le isole/quartieri), che necessitano di attenzioni specifiche da parte del governo cittadino, ma che sono al contempo indispensabilmente connesse e interdipendenti per formare un organismo urbano funzionale e coeso. La sfida, per il governo della città, è bilanciare il rispetto della diversità locale con la necessità di garantire connessione, equità e servizi efficienti per l’intero arcipelago urbano.
Se hai trovato utile questo articolo, sostieni Rinascita: abbonarsi significa sostenere il pensiero critico e ricevere la rivista cartacea direttamente a casa
Abbonati