Vannacci parla alla disperazione. La sinistra risvegli la speranza
La crisi della sinistra non si supera archiviandone l’identità: serve un pensiero nuovo su giustizia sociale, clima e democrazia economica.

ANSA
L’iniziativa di Roberto Vannacci non può essere liquidata con una battuta o con sarcasmo. Quando una parte crescente della popolazione si riconosce nel linguaggio di chi si presenta come antagonista del “sistema”, significa che c'è una domanda reale di ascolto, di riconoscimento e di riscatto sociale. Sottovalutare questa domanda significa non comprenderla.
Accanto ai tradizionali militanti neofascisti che hanno sempre attraversato la storia del secondo dopoguerra, è evidente che oggi c’è qualcosa di diverso e il rischio di una saldatura più ampia. Molti cittadini vivono una condizione di precarietà materiale ed esistenziale: salari stagnanti, servizi pubblici in difficoltà, giovani costretti a partire, territori abbandonati. A tutti loro Vannacci offre una narrazione semplice: denuncia élite indifferenti, lontane, nemiche e si propone come interprete della rabbia degli esclusi. Persino la sua autorappresentazione come “ultimo tra gli ultimi” mira a creare un’identificazione emotiva con chi si sente dimenticato.
Guai a contestare solo i toni o le parole. Piuttosto occorre interrogarsi sulle ragioni profonde di un consenso che rischia di crescere. La rabbia nasce dalla delusione; e la delusione matura da speranze tradite. Per questo non basta denunciare l’odio: occorre spegnerlo con una speranza credibile; perché fondata sulla coerenza dei comportamenti e su un’agenda di progresso di giustizia sociale, di lavoro dignitoso, di redistribuzione delle opportunità.
È importante farlo perché si sta riproponendo un paradosso: le persone più colpite dagli effetti di una globalizzazione turbo liberista e da un capitalismo finanziario che ha concentrato ricchezza e potere nelle mani di pochi, invece di contrastare la crescente disuguaglianza, finiscono per rivolgere il proprio sdegno verso chi sta peggio di loro: i migranti, gli ultimi tra gli ultimi, le minoranze, i cosiddetti “diversi”.
Viene in mente favola del lupo e dell’agnello. Il lupo accusa l’agnello di intorbidire l’acqua del ruscello, nonostante sia evidente che l’acqua scorra nella direzione opposta. Oggi sembra esserci un terzo animale, posto tra il lupo e l’agnello: trovando l’acqua torbida, invece di chiedersi chi detenga davvero il potere a monte, se la prende con l’agnello indifeso. Così il conflitto si sposta dai rapporti di forza reali ai bersagli più vulnerabili.
Questo indica i compiti della sinistra democratica: tornare con nettezza a formulare una proposta politica unitaria al Paese che, partendo dalla nostra identità, dalle nostre battaglie, e da una nostra idea di futuro incoraggi una direzione diversa all’ “umor nero” che sta crescendo. Guai negare il disagio, ma comprenderlo. Combattere la paura e costruire fiducia. Rendere chiare le cause strutturali delle disuguaglianze. Solo, per questa via, progressivamente, la rabbia potrà trasformarsi in partecipazione e la delusione in voglia di riscatto.
Si può fare perché la rabbia è un potente motore di mobilitazione, ma non è un progetto di società. Può indicare che qualcosa non funziona, ma non dice come costruire una soluzione migliore. La storia dimostra che i partiti e i leader vengono giudicati non tanto dalla forza delle loro denunce, ma dalla qualità delle loro risposte. E insegna che i populismi, le bugie, la violenza delle parole, l'incapacità di riconoscere l’altro portano alla guerra e all’oppressione degli indifesi. La sinistra, con molta umiltà, deve comprendere che le persone hanno bisogno di sentirsi viste, prima ancora che convinte. Vannacci, la destra, intercettano spesso questa richiesta di riconoscimento. Attraversare il disagio. Come da qualche anno abbiamo ricominciato a fare; dargli dignità e al tempo stesso indicare responsabilità e soluzioni realistiche, può trasformare una domanda di protezione in una spinta al cambiamento.
Serve un antifascismo attivo, propositivo, attualizzato, in grado di assumere, nelle condizioni dell’oggi, i valori e gli obiettivi della nostra Costituzione; che la Costituzione stessa sollecita ad inverare nel corso del tempo futuro.
Le opposizioni finalmente sembrano aver capito il valore dell’unità. Visti i disastri del recente passato, non e’ poco. Ora l’urgenza è proporre un progetto nuovo: quello di una democrazia che è tale solo se libera l’umano.
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