La resistibile ascesa di Vannacci e la crisi del maggioritario

Il caso Vannacci riapre il confronto tra governabilità e rappresentanza, mostrando le contraddizioni del centrodestra e offrendo al centro-sinistra l’occasione di proporre un sistema proporzionale e un programma economico per la rinascita dell’Italia.

RIVRINASCITA_20260610184652644_ea72ccb4c616e63615fc16c0df846cbc.jpg

ANSA

In fondo “la resistibile ascesa” del generale Vannacci (per usare un riferimento letterario a Bertold Brecht) un merito ce l’ha: quello di avere finalmente seminato qualche dubbio nelle immarcescibili convinzioni dei sostenitori dei sistemi elettorali che premiano la governabilità rispetto alla rappresentanza.

Fino a ieri, la narrazione era che i sistemi elettorali maggioritari sono di gran lunga preferibili al proporzionale, perché hanno il merito di garantire governi stabili e duraturi e di mettere fine alla “terribile instabilità” che aveva caratterizzato l’intero dopoguerra italiano.

Naturalmente, nel dire così, si dimenticava che gli anni della “terribile instabilità” avevano visto il miracolo economico e la trasformazione dell’Italia da un paese povero ed arretrato in uno dei grandi paesi industriali dell’Occidente, mentre quelli della stabilità sono stati caratterizzati dalla stagnazione e paralisi dello sviluppo cui l’Italia di oggi appare quasi rassegnata.

A riprova del valore preminente della governabilità, ignorando l’aspetto della performance economica, si citava il risultato delle elezioni del 2022 che avevano dato al Paese, anzi alla Nazione, un governo durevole e autorevole, espressione di una coalizione nella quale potevano pur esistere talune differenze di opinione, non tali però da incrinare la compattezza e la solidità del governo. Quanto all’opposizione, peggio per lei se, oltre ad essere divisa sulle questioni programmatiche, era anche incapace di individuare una leadership.

Ora questa narrativa è svanita come la neve al sole. Stamane, sul Corriere della Sera, uno dei maggiori sostenitori del maggioritario, Antonio Polito, manifesta la sua delusione. Scrive che «entrambe le coalizioni sono rose da un male oscuro», ma che a stare peggio è addirittura il centrodestra che “può inguaiare il sistema nel suo complesso”. Polito vede nel fenomeno Vannacci il rischio della fine dell’età dell’oro del maggioritario: «Non ci vuole infatti molto perché Vannacci, divorandosi la Lega di Salvini […], diventi l'equivalente elettorale di ciò che fu il boom dei Cinquestelle nel 2013 […] che scassò il bipolarismo».

Ancora più interessante è ciò che viene subito dopo. Scrive Polito: «Avessimo un sistema ‘normale’, la soluzione si troverebbe in Parlamento stringendo gli accordi possibili e impossibili […], ma oggi tutte le maggiori forze politiche escludono categoricamente di poter dar vita a governi parlamentari di grande coalizione o sostenere insieme governi tecnici». E questo pone un problema a suo dire insolubile.

C’è da rimanere colpiti da questa analisi. Evidentemente, Polito considera Vannacci indigeribile e teme che il sistema elettorale spinga la destra ad inglobare Vannacci o che – e ai suoi occhi sarebbe peggio – che la destra non si allei con il generale dando la vittoria al centro-sinistra. Perciò riscopre la centralità del Parlamento che forse consentirebbe alla presidente Meloni di rimanere al governo, seppure al prezzo di allearsi con parte del centro-sinistra.

Probabilmente le sue considerazioni non indurranno la maggioranza a imboccare la strada del ritorno a un sistema proporzionale. Alla fine sceglieranno il generale Vannacci (se lui ci starà) e insisteranno nel proporre un sistema elettorale tagliato sulla speranza di mantenere la maggioranza. Per la destra eliminare i seggi uninominali, oltre a ridurre nel Mezzogiorno l’effetto dell’alleanza fra il PD e i 5 stelle, servirebbe a evitare l’imbarazzo di dover offrire dei seggi uninominali a esponenti del partito di Vannacci.

Certo la destra oggi è in evidenti difficoltà, non solo per effetto del referendum, ma ora anche e soprattutto per il problema Vannacci che ne mette a nudo ambiguità e contraddizioni. In questo quadro, la risposta delle forze di centro-sinistra, cui viene chiesto insistentemente di precisare le loro opinioni sul sistema elettorale, dovrebbe essere quella di cogliere lo spunto offerto da articoli come quello di stamane di Polito. Indipendentemente da posizioni passate di alcune delle sue componenti, oggi il centro-sinistra dovrebbe attestarsi sul rifiuto di qualsiasi sistema maggioritario e indicare, come unico possibile terreno di incontro, la disponibilità a sostenere un sistema elettorale proporzionale accompagnato da una soglia di sbarramento sufficientemente elevata (ad esempio come in Germania) tale da evitare una frammentazione della rappresentanza parlamentare.

In realtà, ciò che sta emergendo con la vicenda Vannacci è che il centrosinistra è più omogeneo sul piano politico di quanto non sia la destra. Questa è la ragione per la quale è bene che esso si concentri sulle questioni programmatiche, lasciando per ora da parte la questione della guida della coalizione, che dovrà essere definita una volta chiarita la legge elettorale con cui si voterà. Oggi la priorità è il programma, e il programma economico è la priorità delle priorità. Questo è il senso della Assemblea di Officina Repubblicana che si riunirà sabato a Roma proprio per offrire il proprio contributo alla definizione del programma economico del centro-sinistra. Il titolo che abbiamo scelto per il programma è: Per la Rinascita dell’Italia.

Se hai trovato utile questo articolo, sostieni Rinascita: abbonarsi significa sostenere il pensiero critico e ricevere la rivista cartacea direttamente a casa

Abbonati