Tra Babele e Gerusalemme: i parametri algoritmici come terreno di lotta

Da Magnifica Humanitas a Gramsci: contrattazione collettiva, regole e proprietà pubblica per restituire ai lavoratori il controllo sulle piattaforme.

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L'enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV propone una diagnosi condivisibile: l'intelligenza artificiale non è uno strumento neutrale, ma il culmine di un processo di concentrazione del potere tecnico ed economico nelle mani di pochi soggetti privati transnazionali. Come già ricordato anche da altri, l'1 per cento più ricco possiede il 50 per cento della ricchezza mondiale, e i giganti della tecnologia investono in infrastrutture per l'IA cifre che superano il PIL della maggior parte degli Stati del pianeta.

L'enciclica, che si apre con le due immagini bibliche della torre di Babele, l'autosufficienza che sacrifica le persone all'efficienza, e la ricostruzione di Gerusalemme, la città che si ricostruisce insieme, con responsabilità condivisa, individua con chiarezza la posta in gioco: non siamo di fronte a una mera scelta tecnica, ma a una scelta politica e antropologica, che è anche e soprattutto una scelta di egemonia. La domanda che l'enciclica pone alla politica è: chi governerà la transizione? E con quali strumenti?

A questa domanda ha risposto in maniera esauriente Simone Oggionni nel suo commento all'enciclica, indicando con precisione le due direzioni, controllo dal basso e controllo dall'alto, entro cui deve muoversi l'azione politica. Il presente contributo intende approfondire quelle direzioni, sviluppando un'analisi rigorosa degli aspetti algoritmici che Oggionni ha correttamente indicato come centrali.

L'obiettivo è quello di inserire le sue indicazioni nel contesto di un’analisi qualitativa dei meccanismi di funzionamento delle piattaforme, in termini di polarizzazione, reattività allo stress, obsolescenza del ranking e saggio di sfruttamento, al fine di individuare le leve concrete su cui la politica e il sindacato possono intervenire e per mostrare come la scelta tra Babele e Gerusalemme si giochi, in ultima istanza, sulla capacità di regolare e negoziare quei parametri che oggi vengono fissati unilateralmente dal capitale algoritmico.

Un'analisi rigorosa dei segmenti di mercato gestiti e controllati da piattaforme digitali algoritmiche permette di arrivare alla seguente conclusione: il mercato non è un dato naturale, ma un costrutto artificiale, ingegnerizzato e programmato. Chi definisce i parametri dell'algoritmo definisce la struttura del mercato del lavoro e la corrispondente struttura sociale ovvero un insieme di rapporti sociali storicamente e politicamente costruiti, garantiti da una determinata superstruttura tecno-giuridica, definita oggi dall'architettura algoritmica stessa.

Per decostruire questa architettura e smascherare l'ideologia che la sostiene, è fondamentale richiamare la nozione gramsciana di mercato determinato. Come scrive Gramsci nei Quaderni del carcere, la nozione di "mercato determinato" equivale a definire un "determinato rapporto di forze sociali in una determinata struttura dell'apparato di produzione garantito da una determinata superstruttura giuridica" (Gramsci, 1975, Q 8, §128). Il mercato, quindi, per Gramsci, non è un meccanismo astratto di domanda e offerta con un eventuale punto di equilibrio, ma un terreno di lotta, il prodotto di un rapporto di forze che viene costantemente riprodotto attraverso il consenso e, all'occorrenza, la coercizione.

L'operazione fondamentale di un altro discorso economico, prosegue Gramsci, consiste nel mostrare la caducità e la sostituibilità delle categorie economiche che l'economia ortodossa presenta come immutabili. Egli distingue nettamente tra l'astrazione dell'economia pura, che è arbitraria, e quella dell'economia critica, per la quale il mercato determinato è invece "l'insieme delle attività economiche concrete di una forma sociale" (Gramsci, 1975, Q 10, II, §9).

L'algoritmo, oggi, svolge esattamente la funzione che Gramsci attribuiva alle istituzioni giuridiche e agli apparati culturali: definisce il perimetro dell'azione economica, plasma i comportamenti e naturalizza il potere, occultando il carattere politico delle scelte parametriche incorporate nell’algoritmo stesso e presentandole come esiti oggettivi e inevitabili di processi logico-matematici e, per questo motivo, permeate di oggettività e efficienza. In questo senso, l'algoritmo non è un mero dispositivo tecnico, ma un vero e proprio apparato di egemonia: esso produce consenso attivo tra i lavoratori, facendo apparire come naturale e indiscutibile un determinato ordine sociale, e trasformando scelte politiche in coefficienti tecnici, rapporti di forza in variabili di ottimizzazione.

Marco Guglielmo (2025) nella sua analisi degli approcci e delle reazioni dei partiti di sinistra rispetto alla transizione digitale ha mostrato che non vi sono stati esiti omogenei; da un lato, alcuni partiti hanno attinto ai discorsi e alle pratiche egemoniche delle società delle piattaforme; questi partiti, che possiamo definire come portatori di visioni ideologiche come il neoliberismo di piattaforma e il lib dem 4.0, hanno scelto di contribuire al consenso del capitalismo digitale, presentando la digitalizzazione come un'opportunità ineludibile per tutti, naturalizzando la competizione e l'imprenditorialità come valori positivi, e disaggregando le alternative che metterebbero in discussione il modello dominante. In questo modo, essi hanno contribuito a riprodurre il senso comune della flessibilità e della meritocrazia, rafforzando l'egemonia del capitale algoritmico e cooptando al suo interno potenziali istanze di resistenza.

Dall'altro lato, altri partiti che possiamo ricondurre alle ideologie della post-socialdemocrazia e del socialismo di piattaforma hanno cercato di intercettare e organizzare il malcontento delle classi subalterne e dei ceti medi, proponendo modelli alternativi di organizzazione del lavoro e della politica, rivendicando la trasparenza algoritmica e la socializzazione delle infrastrutture digitali, e provando a elevare il senso comune della cooperazione e della condivisione a progetto di trasformazione radicale.

Questa duplice dinamica mostra che la transizione digitale non è un processo neutro o univoco, ma un campo di battaglia in cui si giocano progetti politici alternativi. Da un lato, vi sono soggetti che usano le potenzialità delle piattaforme per alimentare l'egemonia del capitale algoritmico; dall'altro, soggetti che tendono a riappropriarsi di quelle stesse potenzialità per costruire una contro-egemonia capace di restituire ai lavoratori il controllo sulle regole del gioco.

La scelta tra queste due direzioni non è determinata dalla tecnologia in sé, ma dalle strategie politiche, dalle alleanze di classe e dalla capacità di costruire soggetti collettivi in grado di agire sulla struttura dei rapporti di produzione. In altre parole, la posta in gioco è esattamente quella che l'enciclica Magnifica Humanitas indica con le immagini di Babele e Gerusalemme: da un lato, l'autosufficienza che sacrifica le persone all'efficienza; dall'altro, la città che si ricostruisce insieme, con responsabilità condivisa.

Comprendere questa natura del mercato determinato e il suo funzionamento egemonico è il primo passo per sottrarre il governo della transizione tecnologica al dominio unilaterale del capitale. La gestione algoritmica (Algorithmic Management) non è una sequenza impersonale di formule matematiche, ma il nuovo mezzo di produzione del capitalismo contemporaneo, che agisce al contempo come dispositivo di disciplinamento politico e come macchina per l'estrazione intensificata di valore, mascherata dalla retorica neoliberista della neutralità tecnologica.

Se questa è la diagnosi, la terapia deve articolarsi su due piani complementari: il controllo dal basso (contrattazione collettiva, trasparenza, resistenza organizzata) e il controllo dall'alto (regolazione pubblica, proprietà e investimenti). L'enciclica indica entrambe le direzioni, poi riprese e rielaborate da Oggionni e che in questo contributo si intendono approfondire.

2. Analisi del meccanismo algoritmico: i parametri come terreno di lotta egemonica

Per comprendere concretamente la posta in gioco, occorre decostruire i parametri che regolano il lavoro a partire dalla categoria gramsciana di Mercato Determinato. Gli algoritmi vengono codificati attorno a specifiche soglie, coefficienti di ponderazione e vettori di ottimizzazione progettati per controllare ogni aspetto della prestazione (Kellogg et al. 2020). Tra questi, quattro parametri rappresentano il cuore del potere di controllo algoritmico e dell'estrazione di plusvalore. Essi non sono scelte tecniche neutre: sono la traduzione matematica di determinati rapporti di forza tra classi codificati dal blocco storico, e costituiscono il terreno su cui si gioca la battaglia tra egemonia e contro-egemonia.

2.1 Polarizzazione (Winner-take-most scaling)

Il primo parametro è la polarizzazione, ossia la leva che amplifica e rende esponenziali le differenze di ranking tra i lavoratori. Nei sistemi classici di valutazione del personale, uno scarto minimo di prestazioni produceva differenze marginali nei compensi o nell'avanzamento. Negli algoritmi di allocazione del lavoro, usati sia nella gig economy sia nei sistemi di gestione dei freelance digitali e nei magazzini, la funzione di punteggio viene spesso sottoposta a un fattore di scala non lineare (softmax scaling o rank-based prioritization).

Quando la polarizzazione è impostata su valori elevati, scarti trascurabili di valutazione (ad esempio la differenza tra una media di 4,8 e 4,9 stelle su 5) generano un crollo nell'assegnazione dei compiti e delle fasce orarie più redditizie. Si instaura così un meccanismo winner-take-most (Frank & Cook, 1995) in cui un'esigua minoranza in cima alla graduatoria monopolizza le opportunità lavorative, mentre la maggioranza dei lavoratori si ritrova a contendersi quote residuali di impiego.

In termini gramsciani, la polarizzazione agisce come un dispositivo di esasperazione della concorrenza inter-operaia: l'algoritmo impone un rating relativo che sostituisce qualsiasi standard fisso, costringendo i lavoratori a competere non direttamente contro l'impresa, ma spietatamente gli uni contro gli altri. Come evidenziato da Lee et al. (2015), questo design trasforma la concorrenza tra pari in una spinta sistemica alla frammentazione della classe lavoratrice, polverizzando la solidarietà organica di classe e rendendo il collega un rivale per la sopravvivenza economica. È la forma più compiuta dell'atomizzazione della classe operaia descritta da Marx, qui realizzata non attraverso la coercizione diretta, ma attraverso un dispositivo algoritmico che interiorizza la competizione come naturale e oggettiva.

La polarizzazione è l'equivalente algoritmico dell'ideologia della meritocrazia: legittima la disuguaglianza come "esito del merito", facendo apparire naturale che chi è in alto sia "migliore". È il veicolo attraverso cui la piattaforma esercita la propria egemonia, imponendo una specifica visione del lavoro, del rapporto con gli altri, della competizione, del successo e del fallimento.

2.2 Reattività allo stress (Stress-responsiveness & Performance Squeezing)

Il secondo parametro è la reattività allo stress, la quale misura con quale velocità e intensità un declassamento temporaneo al di sotto del livello medio di produttività si traduca in una penalizzazione del lavoratore, costringendolo a un'accelerazione dei ritmi. Negli algoritmi di coordinamento (es. quelli impiegati nel ride-hailing, nel food delivery o nella logistica Amazon), l'algoritmo ricalcola continuamente lo standard ideale di tempo e rendimento (Estimated Time of Completion) prendendo come riferimento le prestazioni dei lavoratori più veloci, ossia il percentile di punta.

In chiave critica, ci troviamo di fronte alla forma più pura ed estrema di sussunzione reale del lavoro al capitale e di estrazione di plusvalore relativo (Marx, 1974). Non è più soltanto il corpo dell'operaio a essere sottomesso al ritmo della macchina (come nella catena di montaggio fordista), ma sono i suoi ritmi biologici, la sua resistenza nervosa e la sua tenuta psicofisica a venire integrati nel ciclo d'accumulo della piattaforma.

Quando la reattività allo stress è tarata su valori elevati, chiunque rallenti, anche a causa di fattori fisiologici, traffico o pause necessarie, subisce un calo immediato del proprio punteggio di affidabilità (Acceptance Rate o Completion Rate). Per evitare l'esclusione dal sistema, il lavoratore è costretto ad accelerare continuamente, innescando una spirale di auto-sfruttamento e intensificazione del lavoro (Burchell et al., 2002; Woodcock, 2019; Moore, 2018) volta a ridurre al minimo il tempo di lavoro necessario a favore del pluslavoro estratto dal capitale algoritmico.

La reattività allo stress è la forma algoritmica della disciplina e dell'autosfruttamento: i lavoratori interiorizzano la pressione competitiva come "normale", come se fosse una qualità individuale e non un dispositivo di controllo. È il meccanismo attraverso cui l'egemonia del capitale si esercita non più attraverso il caporeparto e il tempista che girava lungo le linee di produzione con cronometro alla mano, ma attraverso l'ansia prestazionale che il lavoratore alimenta su sé stesso.

2.3 Obsolescenza del ranking (Decay factor & Algorithmic Amnesia)

Il terzo parametro riguarda la memoria e l'obsolescenza del ranking, che definisce la velocità con cui il punteggio e la reputazione accumulati dal lavoratore decadono nel tempo. Dal punto di vista informatico, questo fattore è regolato da un tasso di svalutazione temporale (decay rate o exponential smoothing), il quale stabilisce che le prestazioni recenti abbiano un peso schiacciante rispetto alla storia lavorativa passata. Quando il parametro di obsolescenza è elevato, il sistema manifesta una vera e propria "amnesia algoritmica": anni di servizio impeccabile e centinaia di mansioni portate a termine con successo si azzerano nel giro di pochi giorni di inattività, di malattia o a causa di un singolo episodio negativo.

L'obsolescenza del ranking è quindi il meccanismo con cui il capitalismo delle piattaforme ricrea continuamente un esercito industriale di riserva interno alla stessa forza lavoro occupata. Ogni giorno il lavoratore si risveglia simbolicamente e materialmente azzerato, privato di qualsiasi capitale reputazionale o diritto di anzianità. Come evidenziano Woodcock e Graham (2019), l'azzeramento continuo della memoria lavorativa mantiene la forza lavoro in un costante stato di ricattabilità e precarietà strutturale, costringendola a riaffermare quotidianamente il proprio diritto al salario senza mai poter capitalizzare la fedeltà o l'esperienza passata.

L'obsolescenza è la traduzione in codice della precarietà come regola: impedisce l'accumulo di diritti e rende il lavoro flessibile, cioè usa-e-getta; è la leva più distruttiva dell'egemonia algoritmica: genera precarietà strutturale e garantisce la docilità della forza-lavoro.

2.4 Saggio di sfruttamento (Dynamic Pay Scaling & Extraction Rate)

Il quarto parametro è infine il saggio di sfruttamento, inteso come la quota di valore economico prodotto che viene trattenuta dalla piattaforma sotto forma di profitto e commissioni rispetto alla percentuale allocata al lavoratore sotto forma di salario. Se nei modelli di lavoro tradizionali la quota salariale era definita su base oraria o contrattuale, nei sistemi algoritmici evoluti questo rapporto viene rimodulato in tempo reale attraverso algoritmi di retribuzione dinamica (dynamic pricing o algorithmic wage discrimination).

Attraverso tecniche di apprendimento automatico, il sistema monitora la reserve wage, ovvero la soglia minima di salario che il singolo lavoratore è disposto ad accettare in quel determinato momento per non restare privo di reddito. Quando il saggio di estrazione è impostato al massimo livello, l'algoritmo formula offerte salariali personalizzate calibrate al ribasso, identificando esattamente la soglia di sussistenza individuale al di sotto della quale la prestazione verrebbe rifiutata. Studi recenti sul dynamic pay (Calo & Rosenblat, 2016; Dubal, 2020) dimostrano che questa prassi assorbe interamente i guadagni di produttività a favore dell'impresa, realizzando una vera e propria personalizzazione del saggio di plusvalore che riduce il salario al minimo e trasferisce sul lavoratore la totalità del rischio d'impresa e dei costi di ammortamento dei mezzi di produzione.

Il saggio di sfruttamento è il plusvalore relativo in forma matematica: estrae il massimo valore dal lavoro senza aumentare i salari, ed è il motore economico del sistema. È la leva più redditizia per la piattaforma, ma ha un limite fisiologico: se diventa troppo alto, il salario scende al di sotto del costo di riproduzione della forza-lavoro, e il sistema entra in crisi per mancanza di lavoratori disposti a entrare.

A questo processo si affianca l'espropriazione di quello che Marx definiva General Intellect nei Grundrisse: ogni movimento, scelta, traiettoria o correzione effettuata dal lavoratore (sia egli rider, magazziniere, traduttore o programmatore) viene estratto sotto forma di dati e trasformato in "lavoro morto" per addestrare i modelli di intelligenza artificiale. Il lavoro vivo alimenta continuamente la macchina che, una volta istruita, viene utilizzata dal capitale per svalutare, disciplinare o direttamente sostituire la forza lavoro da cui ha appreso. Questa doppia estrazione di valore, dal lavoro fisico e dai dati che quel lavoro produce, è il cuore del modello di business delle piattaforme digitali e costituisce l'elemento più caratteristico del capitalismo delle piattaforme.

3. Il controllo dal basso: la lotta per la contro-egemonia

Se i parametri algoritmici sono decisioni politiche incorporate nel codice e se l'algoritmo è un apparato di egemonia, allora la contrattazione collettiva e la resistenza organizzata devono configurarsi come una lotta per la contro-egemonia, esattamente come lo sono stati la velocità della catena di montaggio, i tempi di pausa e la griglia salariale nelle fabbriche del Novecento (Braverman, 1974; Tronti, 1966). Le organizzazioni dei lavoratori devono conquistare il diritto di negoziare non solo gli esiti ex-post del sistema automatizzato (quanto si guadagna, quanto si lavora), ma la struttura stessa dell'algoritmo, definendo vincoli e range ammissibili per i parametri che ne regolano il funzionamento. La contro-egemonia nelle società di piattaforma si gioca su tre piani interconnessi: l'empowerment di alternative rispetto al modello dominante, l'organizzazione politica delle classi subalterne e l'elevazione del senso comune a conoscenza critica (Guglielmo 2025, Muldoon 2023).

3.1 La contrattazione collettiva come pratica di contro-egemonia

La contrattazione collettiva deve entrare dentro quella scatola nera e trasformare i parametri in materia negoziabile. Non si tratta di chiedere alle piattaforme di essere più gentili e trasparenti, ma di imporre che le soglie di attivazione dei parametri che informano l’algoritmo vengano definite non unilateralmente dal capitale, ma attraverso un processo di negoziazione collettiva che coinvolga le rappresentanze dei lavoratori; questo implicherebbe di estendere il diritto sindacale alla progettazione stessa dell'architettura algoritmica.

In termini gramsciani, questa è una guerra di posizione all'interno del dispositivo algoritmico: un'azione capillare e sistematica per conquistare il consenso e rovesciare il rapporto di forza. Non si tratta di un'opposizione episodica, ma della costruzione di un'egemonia alternativa che sappia decostruire l'ideologia dell'algoritmo e proporre un diverso modello di organizzazione del lavoro.

Come ha mostrato la ricerca di Guglielmo (2025), l'ideologia del socialismo di piattaforma, che nel suo studio empirico trova la sua espressione più compiuta in La France Insoumise, si caratterizza proprio per questo tentativo di connettere istanze disperse di resistenza e di organizzare le classi subalterne intorno a un progetto di trasformazione radicale. Questa ideologia si contrappone al neoliberismo di piattaforma e al lib dem 4.0, che operano invece per alimentare l'egemonia del capitale algoritmico, disaggregando le alternative e riproducendo il senso comune della competizione e della flessibilità come destini individuali ineluttabili.

3.2 Il diritto alla conoscenza e alla revisione come strumenti di contro-egemonia

L'opacità dell'algoritmo, la cosiddetta black box, non è un mero problema epistemologico, ma un dispositivo politico. Essa occulta il carattere decisionale delle scelte parametriche e le presenta come esiti oggettivi e inevitabili di processi matematici. Denunciare e superare questa opacità significa rivendicare tre diritti fondamentali, che sono altrettanti strumenti di contro-egemonia:

  1. Il diritto di conoscere come un algoritmo valuta le prestazioni, assegna i turni, determina i tempi di lavoro, classifica e come può arrivare a incidere sul licenziamento.
  2. Il diritto di chiedere conto di quella decisione non a una macchina, ma ad un soggetto umano.
  3. Il diritto di contestare le decisioni automatizzate, con meccanismi di ricorso effettivi e tempestivi.

La Legge italiana n. 132 del 2025 ha già fatto passi in questa direzione, imponendo al datore di lavoro l'obbligo di consegnare un'informativa scritta, preventiva e completa, che specifichi quali aspetti del rapporto sono toccati dal sistema, la logica e le finalità del trattamento, le categorie di dati impiegate, le metriche usate per misurare produttività o performance, le misure di controllo umano previste.

3.3 La ricostruzione della solidarietà di classe come elevazione del senso comune

Il management algoritmico produce un effetto perverso: la frammentazione dei lavoratori, la competizione tra lavoratori la quale, amplificata dalla polarizzazione, trasforma i colleghi in rivali da superare. Il rating relativo, in cui il lavoratore compete non contro uno standard fisso, ma contro la performance media degli altri, produce una gara senza traguardo, in cui il traguardo si sposta in avanti ogni volta che ci si avvicina.

Questa è la forma più compiuta di quella che Marx chiamava atomizzazione della classe, e che Gramsci avrebbe letto come un'operazione egemonica: la piattaforma non ha bisogno di imporre coercitivamente la disciplina, perché i lavoratori stessi, interiorizzando la competizione come naturale, riproducono attivamente le condizioni del loro sfruttamento. La controffensiva deve essere altrettanto radicale: ricostruire spazi di azione collettiva in un sistema progettato per produrre solitudine e competizione.

Le esperienze di organizzazione dal basso tra rider e freelance digitali mostrano che è possibile; i sindacati confederali e di categoria possono provare ad estendere i CCNL e le protezioni, e collettivi e sindacalismo informale, spesso nati dal basso, possono usare strumenti digitali per ricostruire comunità e forza contrattuale.

L'elevazione del senso comune è uno dei meccanismi fondamentali della contro-egemonia. Mentre le ideologie egemoniche riproducono il senso comune della meritocrazia digitale e dell'imprenditorialità di sé, le concezioni contro-egemoniche possono individuare nel senso comune un nucleo di buon senso, per esempio la consapevolezza che le piattaforme sfruttano i lavoratori o che la concorrenza spietata è ingiusta, elevandola a conoscenza critica e a progetto di trasformazione. Questo, in sintesi, dovrebbe essere il compito degli intellettuali organici delle classi subalterne: esperti, sindacalisti, ricercatori che sappiano leggere l'algoritmo e contrastarne l'egemonia.

3.4 Verso un "Principe digitale": il soggetto della contro-egemonia

La prospettiva più ambiziosa è quella di un soggetto politico collettivo capace di agire per una trasformazione radicale del capitalismo delle piattaforme. La letteratura più recente parla di un Principe digitale, riprendendo la categoria gramsciana del Principe moderno, come soggetto in grado di rompere l'egemonia del capitalismo delle piattaforme dal basso e dall'alto (Guglielmo, 2025).

Il Principe digitale (o, nella sua teorizzazione più recente, la Digital Princess*+) è un'organizzazione che agisce come elevatore pedagogico, elevando il senso comune a conoscenza critica, e come laboratorio di sperimentazione che prefigura lo stato di cambiamento. Non si tratta di un partito, né di una organizzazione sindacale tradizionale, si tratterebbe piuttosto di una coalizione di soggetti diversi, organizzazioni sindacali, associazioni, cooperative di piattaforma, ricercatori, esperti, movimenti, che condividono una diagnosi e una strategia: quella di sottrarre il governo della transizione tecnologica al dominio unilaterale del capitale, e restituirlo a forme di democrazia partecipativa, alla contrattazione collettiva e al controllo pubblico.

Questo Principe digitale è chiamato a svolgere una funzione di direzione intellettuale e morale analoga a quella che Gramsci attribuiva al partito politico moderno: non solo opporsi al sistema esistente, ma proporre un'alternativa complessiva, capace di costruire un nuovo blocco storico: il socialismo di piattaforma è l'unica prospettiva, tra quelle analizzate, che si potrebbe configurare come un progetto organico di contro-egemonia.

4. Il controllo dall'alto: regolazione, proprietà, investimenti come leva di contro-egemonia

4.1 La regolazione dei parametri strutturali

La prima lezione che emerge dall'analisi è che regolamentare l'IA nei contesti di lavoro significa imporre vincoli cogenti sui parametri algoritmici stessi. Non basta richiedere ex-post una generica trasparenza, per quanto necessaria, se poi i valori dei parametri che regolano le funzioni dell’algoritmo continuano a essere fissati in modo unilaterale ed esclusivo dai proprietari delle piattaforme.

Occorre intervenire per limitare la polarizzazione imponendo un cap al modello winner-take-most. La soglia critica viene infatti oltrepassata quando il sistema amplifica in modo sproporzionato le differenze marginali di ranking: introdurre tetti normativi alla polarizzazione significa prescrivere l'adozione di algoritmi di distribuzione uniforme o casuale delle mansioni tra i lavoratori qualificati (fair-allocation algorithms), ponendo così un argine alla concorrenza spietata e fermando la frammentazione della forza lavoro.

Parallelamente, si rende indispensabile limitare la reattività allo stress mediante controlli rigorosi sulle metriche di ritmo e rendimento (pacing and threshold controls). Dal momento che la soglia critica viene superata quando l'ansia prestazionale e l'estrazione esasperata di plusvalore relativo spingono verso ritmi insostenibili, introdurre limiti normativi alla reattività dell'algoritmo significa fissare tempi standard protetti, disattivare i coefficienti che penalizzano il mancato raggiungimento dei picchi produttivi e stabilire periodi di decelerazione obbligatoria posti a tutela della salute psico-fisica del lavoratore.

Un ulteriore piano normativo deve garantire il diritto alla memoria del lavoro, ponendo un freno all'obsolescenza del ranking. Poiché la soglia critica viene oltrepassata quando il sistema azzera artificialmente lo storico lavorativo per ricreare un esercito di riserva interno e permanente, regolare questo parametro implica stabilire per legge o per contratto un "coefficiente minimo di conservazione reputazionale", impedendo che brevi periodi di malattia, riposo o assenza cancellino il punteggio accumulato nel tempo.

Infine, occorre regolare il saggio di sfruttamento, imponendo che la quota di valore trattenuta dalla piattaforma non possa superare una soglia stabilita per legge o per contratto e garantendo che i lavoratori abbiano diritto a una quota equa dei guadagni di produttività generati dall'ottimizzazione algoritmica.

Il quadro normativo internazionale sta muovendosi in questa direzione, sebbene con tempi e intensità diversi. La Convenzione ILO n. 193 sul lavoro dignitoso nell'economia delle piattaforme, adottata il 12 giugno 2026, rappresenta un passo storico: per la prima volta, la gestione algoritmica viene affrontata direttamente tramite uno strumento giuridico internazionale vincolante. La Convenzione stabilisce che i lavoratori hanno diritto a ricevere una spiegazione scritta delle decisioni automatizzate che incidono negativamente sulle condizioni di lavoro, e a una revisione con coinvolgimento umano delle decisioni concernenti la sospensione o la disattivazione degli account. Il principio del primato della configurazione reale rispetto alla classificazione formale, il lavoro è subordinato se la piattaforma lo controlla di fatto, a prescindere dall'etichetta contrattuale, è ora codificato a livello internazionale.

A livello europeo, il quadro normativo si è arricchito di uno strumento di portata storica: l'AI Act (Regolamento UE 2024/1689) è entrato in vigore il 1° agosto 2024, con esso si classificano come ad alto rischio i sistemi di IA utilizzati per la selezione del personale, la valutazione delle prestazioni e le decisioni che incidono sul rapporto di lavoro, imponendo obblighi di tracciabilità, supervisione umana e monitoraggio continuo. Viene inoltre vietato l'uso di sistemi che deducono le emozioni, i livelli di stress o i tratti della personalità dei lavoratori, e si sancisce il principio che nessuna decisione finale su assunzione, promozione o licenziamento possa essere affidata esclusivamente a un algoritmo, senza il coinvolgimento di un soggetto umano qualificato.

Tuttavia, pur rappresentando un progresso inequivocabile, l'AI Act presenta limiti strutturali che ne riducono significativamente l'efficacia proprio nei contesti lavorativi. Il rinvio dell'applicazione degli obblighi più stringenti per i sistemi ad alto rischio al 2 dicembre 2027 e, soprattutto, il "Digital Omnibus", il Regolamento UE 2026/1744, entrato in vigore il 24 luglio 2026, che ha ridimensionato il presidio orizzontale dell'AI Act a favore di legislazioni settoriali meno vincolanti, rappresentano un arretramento significativo delle tutele.

Come è stato osservato, si tratta di un cambio di equilibrio: "dalla precauzione alla facilitazione dell'adozione, dalla tutela preventiva alla gestione successiva del rischio, dalla centralità dei diritti alla priorità della competitività". Questo arretramento è un segnale chiaro di come l'egemonia del capitale algoritmico stia operando per ridurre gli spazi di regolazione e per riprodurre il consenso passivo dei lavoratori.

La Direttiva UE 2024/2831 sul lavoro mediante piattaforma digitale, che gli Stati membri devono recepire entro il 2 dicembre 2026, introduce la presunzione legale di subordinazione in presenza di specifici indici di controllo algoritmico, e stabilisce le prime regole europee per la gestione algoritmica nel lavoro. Il suo recepimento in Italia ha ribadito che l'algoritmo non può decidere un licenziamento, e che le decisioni che comportano la chiusura dell'account o la risoluzione del contratto possono essere adottate solo da un soggetto umano.

4.2 La proprietà pubblica delle infrastrutture: la CECA digitale come progetto di contro-egemonia

Ma la regolazione, da sola, non basta. Come osserva correttamente Oggionni (2026), se ci limitiamo a stabilire le regole di un mercato nel quale infrastrutture, dati, modelli e capacità di calcolo appartengono ad altri, continueremo semplicemente a essere regolatori di una sovranità tecnologica che non possediamo. Qui si pone il problema della proprietà pubblica delle piattaforme e delle corrispondenti infrastrutture, e di una autonoma capacità industriale europea.

L'enciclica, nel denunciare la concentrazione oligarchica dei capitali e del potere, indica implicitamente questa direzione e Oggionni la esplicita con la proposta di una CECA digitale, un consorzio sovranazionale europeo che metta in comune potenza di calcolo, infrastrutture cloud, dati e capacità di addestramento dei grandi modelli, considerandoli una risorsa strategica e, per quanto possibile, un bene comune europeo.

Questa proposta non è utopia, si tratta della traduzione nell'era digitale di ciò che sei paesi usciti dalla guerra fecero nel 1951 con il carbone e l'acciaio: mettere in comune le risorse strategiche per rendere materialmente impossibile la guerra e possibile l'integrazione; e oggi, le risorse strategiche sono i dati e la potenza di calcolo. Un'Europa che non possiede né l'uno né l'altro è un'Europa che subisce le sovranità altrui.

Dal punto di vista della contro-egemonia, la CECA digitale rappresenta un progetto di socializzazione dei mezzi di produzione digitali che, come ha mostrato Guglielmo (2025), è il cuore del socialismo di piattaforma. Non si tratta solo di regolare il mercato, ma di cambiare la struttura della proprietà, sottraendo al capitale il controllo delle infrastrutture strategiche e restituendolo alla collettività.

4.3 Giustizia fiscale e redistribuzione

Il controllo pubblico implica anche giustizia fiscale, se una parte crescente della ricchezza viene prodotta attraverso dati, infrastrutture e tecnologie che coinvolgono l'intera collettività, chi trae profitti enormi da questa economia deve contribuire in proporzione al bene comune. La tassazione dei giganti tecnologici, l'introduzione di una digital tax europea, la redistribuzione dei guadagni di produttività attraverso il sistema fiscale e previdenziale: misure necessarie per riequilibrare il rapporto di forza e per finanziare il welfare di un mondo del lavoro in trasformazione.

5. Conclusione: la scelta tra Babele e Gerusalemme come scelta di egemonia

L'enciclica Magnifica Humanitas indica con chiarezza la posta in gioco: la scelta tra Babele e Gerusalemme. L'analisi qui condotta ha mostrato che questa scelta non è metaforica, ma concreta, tecnica e parametrica. I parametri che governano gli algoritmi, quindi aspetti come polarizzazione, reattività allo stress, obsolescenza del ranking, saggio di sfruttamento, non sono costanti fisico-matematiche apparentemente oggettive: sono decisioni politiche, quindi rapporti di forza, incorporati nel codice; il soggetto che li definisce, definisce la natura del mercato e il grado di estrazione del valore e chi li regolamenta, governa la transizione.

Ma la scelta tra Babele e Gerusalemme è anche, e forse soprattutto, una scelta di egemonia. Babele è l'egemonia del capitale algoritmico: una costruzione dall'alto che naturalizza la competizione e la precarietà come destino ineluttabile, che trasforma il lavoratore in un ingranaggio di un meccanismo che non controlla e non comprende, che riproduce il senso comune della meritocrazia e dell'imprenditorialità di sé. Gerusalemme è la possibilità di un'egemonia alternativa: una città che si ricostruisce insieme, con responsabilità condivisa, dove il lavoro è riappropriato come attività umana e non come merce, dove il codice è scritto collettivamente e non imposto unilateralmente, dove il senso comune viene elevato a conoscenza critica e a progetto di trasformazione.

La costruzione di questa egemonia alternativa richiede un soggetto politico collettivo, il Principe digitale o la Digital Princess*+, capace di agire su tre piani: empower le alternative al modello dominante, organizzare le classi subalterne intorno a un progetto di trasformazione radicale e elevare il senso comune a conoscenza critica. Questo soggetto deve costituire una rete-sistema che sappia connettere istanze disperse di resistenza e che agisca contemporaneamente dal basso e dall'alto, attraverso la contrattazione collettiva e la regolazione pubblica, attraverso la resistenza organizzata e la trasformazione della proprietà.

Le vie di intervento sono due, e devono essere percorse insieme; agire dal basso significa estendere la contrattazione collettiva direttamente dentro l'algoritmo per trasformare i parametri in materia negoziale, garantendo al contempo piena trasparenza algoritmica, il diritto alla spiegazione e la revisione umana effettiva delle decisioni automatizzate. Questo processo richiede la ricostruzione della solidarietà di classe e della capacità di azione collettiva per superare l'atomizzazione e neutralizzare l'esercito di riserva interno prefigurato, come abbiamo visto, algoritmicamente dal sistema, fino alla costruzione di un soggetto politico collettivo, il cosiddetto Principe digitale, capace di agire strutturalmente per una trasformazione radicale dei rapporti di produzione e la riappropriazione del General Intellect.

Agire dall'alto impone invece una regolazione pubblica e vincolante dei parametri algoritmici, che definiscono aspetti come polarizzazione, stress, obsolescenza e sfruttamento, entro intervalli stringenti. Questa azione normativa deve accompagnarsi all'affermazione della proprietà pubblica o del controllo democratico sulle infrastrutture strategiche, quali cloud, dati e potenza di calcolo, oltre a misure incisive di giustizia fiscale e redistribuzione dei guadagni di produttività. Infine, risulta decisiva l'attuazione piena, rigorosa e tempestiva della Convenzione ILO n. 193, della Direttiva UE 2024/2831 e dell'AI Act, vigilando con attenzione per colmare le lacune lasciate dal "Digital Omnibus" ed evitare ulteriori rinvii o indebolimenti delle tutele.

L'analisi rivela ciò che l'ideologia del mercato nasconde: che il mercato è determinato e non naturale; che è il risultato di una lotta tra classi e non di un'armonia spontanea; che tale assetto può essere cambiato, se si cambiano le regole del gioco e se si riaffermano forme di proprietà pubblica. Come diceva Marx, "gli uomini fanno la propria storia, ma non la fanno arbitrariamente, nelle condizioni scelte da loro stessi bensì in circostanze che essi trovano immediatamente a sé". Oggi, le condizioni sono scelte unicamente da chi scrive il codice e possiede le infrastrutture, la sfida della politica, e della sinistra in particolare, è la conoscenza dei possibili algoritmi e, tra questi, la selezione di quelli più corrispondenti ai criteri di cui si è detto.

La posta in gioco è, in ultima istanza, la possibilità di costruire un nuovo blocco storico, in cui i lavoratori delle piattaforme non siano più atomizzati e sfruttati, ma protagonisti di una trasformazione che restituisca al lavoro la sua dignità e alla società il suo carattere umano. Gerusalemme non è un sogno: è una possibilità concreta, a condizione che si abbia il coraggio di lottare per essa.

Come scriveva Gramsci, l'egemonia è lotta di classe corazzata di consenso, ma è anche un'ipotesi avvenire, che la prassi trasformatrice del soggetto storico collettivo divincola dai falsi equilibri degli stati di fatto. La scelta tra Babele e Gerusalemme è, oggi, la scelta tra il consenso passivo all'egemonia del capitale algoritmico e la costruzione attiva di una contro-egemonia che restituisca ai lavoratori il potere di decidere le regole del gioco.

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