Rinascita, un punto di riferimento per una nuova intellettualità progressista

Archivio Rinascita
Simone Oggionni aggiunge sui social una postilla al suo editoriale riguardante l’assegnazione del Premio Nobel per l’economia, pubblicato sotto il titolo Stabilizzare senza trasformare.
La riporto per intero: «Colgo l’occasione per un consiglio a quei giornalisti dei grandi quotidiani nazionali un po’ ossessionati dal gossip, che descrivono la rivista come niente più che uno strumento di posizionamento nel gioco tra le correnti: provino, ogni tanto, a fare lo sforzo di leggerla. I miei articoli possono saltarli, sono decisamente i meno interessanti. Gli altri meritano. Capirebbero il senso di una rivista di politica e cultura: provare a dare argomenti, profondità e visione alla coalizione democratica e progressista, che vogliamo unita, colta, solida e vincente contro la destra di Meloni e Vannacci».
In questo modo si tocca un vero “punctum dolens”: quello del rapporto tra politica, funzione pedagogica, cultura. L’insieme che è venuto a mancare progressivamente nel sistema politico italiano a tutti i livelli. Una completa assenza, quella di una cultura politica in funzione anche pedagogica, che si nota in un momento in cui la complessità delle contraddizioni e – soprattutto – del loro intreccio nell’agire sociale richiederebbe di essere affrontata con un rinnovamento della teoria della trasformazione radicale e del progetto di società.
Servono uno sviluppo teorico e una pratica politica che mi permetto di definire “neoilluministi”, fortemente contrari all’idealismo: questo elemento presenta oggi quella criticità già richiamata circa la necessità di dismettere l’ipotesi di “linearità” di sviluppo per forze ormai non più naturalmente progressiste, ferma restando la presenza di una molteplicità di modelli culturali.
Su questa strada, che mi sembra comunque intrapresa, Rinascita può rappresentare un punto di riferimento per la costruzione di una nuova intellettualità progressista contribuendo ad affrontare, come già si è cercato di richiamare, la complessità delle contraddizioni di oggi comunque avviluppate attorno a una dimensione di rottura dell’antica frattura dello sfruttamento.
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