L'ossessione della destra per la libertà
Il Decreto sicurezza tra polemiche e divisioni: misure repressive, dubbi costituzionali e tensioni nella maggioranza evidenziano la fragilità del governo e l’assenza di una strategia sociale

ANSA
L’ennesimo decreto “sicurezza” del governo Meloni arriva in estremo limite all’esame della Camera dei deputati dopo un travagliato percorso di due mesi al Senato.
È un provvedimento che ha aperto grandi contraddizioni all’interno della maggioranza e suscitato allarme nel Paese per la sua anima liberticida e per l’ennesima deriva pan-penalista che cerca di surrogare con misure restrittive e poliziesche – e non è propaganda dirlo – la diffusa insicurezza sociale che pervade i territori, le periferie urbane e le aree interne del Paese.
La destra non ha capito che non esiste sicurezza delle persone senza sicurezza sociale e continua ad affrontare il problema dalla coda e non dalla testa, introducendo misure fortemente repressive senza un’azione di prevenzione sociale a largo raggio e di respiro che riduca le ragioni più profonde del disagio sociale, delle frustrazioni, delle paure e delle alienazioni che alimentano, conflitti, violenza e reati. Le statistiche dimostrano che le ricette della destra, almeno dal 2022, non hanno ridotto i reati di violenza e di criminalità grave e diffusa; semmai questi sono aumentati in corrispondenza dell’aumento della povertà, della difficoltà delle famiglie nel campo della sanità, della scuola, della casa, dell’assistenza sociale.
Sempre con un occhio alle statistiche ci si accorge che anche per quanto riguarda l’immigrazione si è registrato un aumento degli arrivi senza una politica integrata di accoglienza e di inserimento, affiancata al contrasto delle attività illegali.
La risposta del Governo si è limitata ai campi in Albania che si sono da subito rivelati un fallimento ed uno spreco di danaro pubblico. In quest’ultimo provvedimento l’ossessione della destra per le libertà personali come fonte dei reati ha toccato vertici assoluti con una serie di norme incostituzionali, liberticide e poliziesche senza precedenti e che dimostrano anche lo sbando di questa coalizione e del Governo dopo la sconfitta referendaria.
Ancora una volta si moltiplicano i reati, si inaspriscono le pene, si ampliano divieti e sanzioni penali e amministrative, inseguendo l’emergenza mediatica senza una strategia e cercando di coprire lo spazio sottratto dall’estremismo di Vannacci e dal rigurgito razzista della Lega in sofferenza elettorale e alle prese con una grave crisi di gruppo dirigente. Nel decreto si va dall’allontanamento dalle zone rosse, all’arresto differito, alla perquisizione sul posto, all’accompagnamento per accertamenti da parte della Polizia fino a 12 ore, il tutto senza l’intervento del magistrato ma lasciando piena discrezionalità e responsabilità alla Polizia, colpendo principi basilari della Costituzione.
Si reintroduce la norma fascista del fermo preventivo in occasione di manifestazioni e lasciando alla Polizia la responsabilità di deciderla. Si scarica sugli organi di Polizia il peso del conflitto e della responsabilità delle misure repressive senza nemmeno adeguamenti di forze e di mezzi; si alimenta in questo modo il conflitto di strada e la violenza. Per affrontare la situazione esplosiva delle carceri si introduce la figura dell’agente sotto copertura nell’illusione che questo possa aumentare i controlli e la repressione e senza rendersi conto delle radici profondamente umane e strutturali che stanno trasformando le carceri in bombe ad orologeria.
Tutto questo panorama dimostra lo sganciamento sempre più rapido della destra da certi orientamenti crescenti della società italiana e in particolare dei giovani ma anche lo stato di crisi latente che caratterizza il Governo. La crisi, in realtà, si è sfiorata sulla norma che consente agli avvocati di percepire un premio dallo Stato in caso di convincimento di loro clienti immigrati a tornare nei paesi d’origine.
Una norma che vìola l’articolo 24 della Costituzione, che non ha copertura finanziaria, che ha ricevuto il netto No delle Camere penali, civili e della stessa Avvocatura dello Stato, perché trasforma un professionista con un suo codice etico e professionale, in un servitore dello Stato e del potere politico, in uno zimbello che segue il danaro, un mercenario. La norma è stata introdotta da Fratelli d’Italia al Senato in forma di un emendamento al testo del decreto, in un delirio di follia remigrazionista, con un parere contrario degli Interni e della Giustizia.
La domanda che sorge spontanea è: ma chi ha il timone del Governo? O meglio c’è un timone. Una guida? La risposta è No.
La maggioranza è resa più fragile dall’esito del referendum e dalle spinte interne che vedono Forza Italia incoraggiata dal voto ungherese verso una prospettiva di destra moderata europea e Meloni sottoposta al fuoco incrociato dei grandi signori del sovranismo mondiale come Trump e Putin – attraverso i suoi cantori televisivi – e degli avversari interni alla Vannacci. Il risultato è uno sbando crescente ed un delirio illiberale e incostituzionale che va addosso alla sete di libertà e di giustizia sociale che solo in parte si è espressa nel referendum ma che si manifesta progressivamente come un’ alba di Terra azzurra e luminosa sull’orizzonte grigio e polveroso della parte oscura della Luna
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