Lettera aperta ad Andrea Orlando: Ucraina, senza resistenza non c'è pace
Il negoziato non può nascere dalla resa a Putin: il Pd resti al fianco di Kyiv, dell’Europa e dei valori di libertà e democrazia.

ANSA
Caro Andrea, colgo l’occasione di una tua difesa di Goffredo Bettini, dirigente politico di lungo corso e di affilata intelligenza e indubbia autorevolezza, per entrare nel merito che ci - ? - divide e che è quello del sostegno all’Ucraina e delle vie per arrivare a una pace giusta e duratura.
Fra coloro che hanno polemizzato con Bettini sul punto, fammi dire che ritenere pochi caratteri su X addirittura una lapidazione e una sassaiola, da parte peraltro di chi fa parte della minoranza nel Partito Democratico, mi pare un “vaste programme”. Ove mai, il sasso finirebbe più correttamente nello stagno di una vulgata che, purtroppo, sta prendendo piede anche nel nostro partito che ha finora sostenuto con chiarezza e a suon di voti parlamentari le ragioni per cui l’Ucraina sta combattendo contro Putin a difesa dei valori di democrazia e libertà nei quali noi europei ci riconosciamo.
Opporre le ragioni del negoziato con il nemico alla vittoria come pia illusione non mi pare una ricostruzione corretta del dibattito in corso tra e dentro i partiti, non solo del centrosinistra. Perché, caricatura per caricatura, il fronte della pace in Italia, o meglio della sua parodia, è assai largo, più del nostro campo. A destra ad esempio va dalla Lega a Vannacci e come noto trova sostenitori, ahimè, anche dalla nostra parte. E, purtroppo, questo indebolimento delle ragioni del sostegno all’Ucraina non risparmia anche partiti che si sono spesi dall’inizio su questo fronte, come si può registrare anche in Fratelli d’Italia e in posizioni come quelle che non solo Bettini, ma anche altri dirigenti ed eletti del nostro partito non esitano ad esprimere. Tutto ciò, peraltro, in un momento in cui l’offensiva russa è ormai in stallo sul campo di battaglia da almeno un anno e l’Ucraina ha accresciuto enormemente la propria capacità di risposta e di incursione militare in territorio russo; una novità tecnologica alla quale si sono rivolti anche i Paesi del golfo per difendersi dagli attacchi dell’Iran e dei suoi proxy. In sostanza, è oggi l’Europa a chiedere aiuto all’Ucraina che resiste, e non il contrario. Non c’è giorno che la Russia non bombardi, attacchi, invii droni, missili su obiettivi civili in Ucraina. Non un solo giorno. E tutto quello che abbiamo da dire al riguardo agli ucraini e che siamo stanchi - noi! - e che deponessero le armi e accettassero le condizioni - quali? - che imporrebbe il Cremlino. Sarebbe questo il negoziato? Questa la pace? Questa una soluzione realistica e pragmatica? Non penso che ci sia nessuno così desideroso della pace come chi ha dovuto abbandonare la sua vita ordinaria per difendersi da missili e bombe e carri armati.
Nessuno. Le condizioni per un negoziato le ha ripetute da mesi e mesi il Presidente ucraino Zelensky, da ultimo in una lettera aperta a Putin. È tutto nero su bianco, come il coinvolgimento dell’Unione Europea, a fronte del disimpegno attivo degli Stati Uniti. Ricordo che su questo, sul sostegno all’Ucraina la linea del nostro partito è sempre stata chiara, netta, decisa. Non vedo perché dovrebbe ora curvare alle proposte di chi, evidentemente come Bettini, non si ritrova nella posizione del Pd, su cui tutti ci siamo ritrovati.
Non si capisce, poi, Andrea, perché difendere le ragioni dell’aggredito e la sua volontà di una pace giusta siano considerate una posizione propagandistica e un velleitarismo buono per i social, mentre invece perorare un negoziato con chi non ha mai mostrato di volerlo, mai, non un singolo giorno, sia un contributo alto e politico, etico addirittura. Mi devo essere perso qualche passaggio, visto che le città ucraine vengono massacrate ogni giorno da questi poveri russi, così ansiosi di negoziare e sedersi attorno a un tavolo. Non si dà negoziato senza resistenza, perché non si può negoziare se non si è in piedi, a testa alta, a schiena dritta. Se non ci fosse stata e non ci fosse l’eroica resistenza degli ucraini, il loro coraggio, non ci sarebbe nessuna pace, ma una annessione; nessun tavolo, ma una resa; nessun confronto, ma un armistizio. Quindi chi è per il negoziato, chi è per la pace non può non essere per la resistenza. Critichiamo Meloni perché non era nel formato E3 a Downing street, giusto? Sacrosanto. E allora dobbiamo essere conseguenti e tenere la posizione degli europei che vogliono stare al fianco di Kyiv.
Lasciamo perdere, per carità, gli “strepiti” e la sanità di mente che evochi, sono sempre per il rispetto dell’interlocutore. Ma certo che confrontarsi significa legittimare. Che non vuole dire giustificare. Sin dai primi giorni della aggressione gli ucraini hanno intavolato un confronto con i russi, ricordi gli incontri con le delegazioni? O gli scambi di prigionieri? Tutto questo è già in corso. Il punto è un altro: ed è capire se l’Europa sarà all’altezza del coraggio e delle richieste dell’Ucraina. Cosa altro è l’ingresso di Kyiv nella UE se non una poderosa risposta istituzionale, diplomatica, democratica? Perché la diplomazia deve somigliare alla resa alla violenza di chi ha invaso?
Su un punto in particolare dissento, e decisamente. Scrivi: “Non vedere come aver alimentato quasi esclusivamente la soluzione militare della crisi sia una delle ragioni del prosieguo di un conflitto che dura ormai da più di quattro anni significa negare, appunto, la realtà”. Ecco, io penso che questo argomento sia un segno preoccupante per chi come noi, come il Partito Democratico, è stato e sta dalla parte dell’aggredito. Cosa significa alimentare la soluzione militare quando ti entrano i carri armati in casa, quando i tuoi figli vengono deportati, quando asili, negozi, scuole, ospedali vengono bombardati, quando vengono arruolati migliaia e migliaia di soldati per invadere il tuo territorio? Non ho capito chi alimenterebbe cosa. Cioè il conflitto durerebbe perché gli ucraini resistono alla invasione? Se si arrendevano subito il conflitto finiva? Una logica stringente, non c’è che dire. Chissà se l’avessero prospettata ai nostri partigiani che salivano in montagna, chissà che avrebbero detto i nostri maggiori, col fucile in mano contro i nazisti. Dici che essere di sinistra significa essere contro la guerra. Ma certo. Ed è proprio per questo che abbiamo ben chiaro che la guerra contro l’Europa oggi si chiama Putin. Come sa bene la nostra Costituzione antifascista, nata dal sangue di chi ha combattuto per la nostra democrazia e la nostra libertà.
Concludi dicendo, se non ho mal compreso, che le ragioni che difendi, quelle di Bettini e dell’appeasement, incontrano un vasto sentimento popolare. Sondaggi alla mano, non mi pare questo il caso, quantomeno nel nostro elettorato, come testimoniano rilevazioni insistite da quattro anni a questa parte. Ma quand’anche fosse: possiamo davvero usare come argomento per un disimpegno nei confronti dell’Ucraina il fatto che si perderebbe qualche voto alle elezioni? Magis amica veritas, Andrea. Stiamo con l’Ucraina perché è giusto e doveroso. Perché riguarda l’Europa che siamo e i suoi valori. Perché la fame di Putin non si fermerebbe a Kyiv. Perché Alla Didenko che ho conosciuto anni fa a Roma possa riabbracciare il suo compagno, uno degli eroi di Mariupol, preso prigioniero, oggi in un carcere artico russo. Finché Oleksiy non sarà di nuovo in Ucraina ad abbracciare la donna che ama non mi chiedere di far finta di niente con chi predica la resa a Putin perché così si costruisce meglio il campo largo. Not in my name. Non nel nome del Partito Democratico che è sempre stato e sarà dalla parte dell’Ucraina e della sua eroica resistenza, della difesa dei valori europei e di una pace giusta e duratura.
Nota del direttore, Goffredo Bettini: Non entro nuovamente nel merito delle argomentazioni di Filippo Sensi. Sarà Andrea Orlando a rispondere con la dovuta ampiezza. Voglio solo sottolineare la differenza del mio stile rispetto a quella di alcuni cosiddetti "riformisti” che hanno ripetutamente polemizzato con me. Non si può trovare alcuna offesa passata, o giudizio sprezzante, o travisamento plateale, nelle mie parole pubbliche, circa la polemica politica con chi nel PD non condivide le mie idee. Ecco, invece, il rispetto che mi è stato dedicato:
- dice Picerno: «Goffredo Bettini divenuto ormai un genere letterario il "pd-splaining” »; «per Bettini l’occidente è cattivo, la globalizzazione è finita e bisogna arrendersi alle autocrazie che sono un nuovo modello di sviluppo»; «Ma con certe affermazioni... Bettini come si può definire un democratico?»; «Bettini... abbraccia un radicalismo insensato che nessuna esperienza di governo socialista in Europa, da Sanchez a Starmer, ha incarnato negli ultimi anni»; «Ho dovuto prendere la mia incompatibilità con un partito che su Ucraina e imperialismo di Putin non si dissocia dalle posizioni di Bettini che poi sono anche quelle di Conte, Salvini e Vannacci».
- Filippo Sensi: «Un PD che seguisse l’agenda filorussa di Bettini sarebbe una follia….. che non avverrà. Sul mio cadavere»
Sono solo alcune di quelle che ho ritrovato.
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