Legge elettorale, l'illusione della stabilità

La maggioranza riapre il dossier elettorale per rafforzare la stabilità, ma il nodo resta un altro: la capacità di trasformare la durata in azione di governo.

Parlamento.jpg

ANSA

Quando un governo dura ma non incide, la tentazione è sempre la stessa: cambiare le regole del gioco. La maggioranza riparte dalla legge elettorale, evocando la stabilità. Ma è un'illusione. Il ritorno della legge elettorale nel dibattito viene presentato come un intervento sulla stabilità del sistema. È una lettura comoda, ma fuorviante. La durata degli esecutivi non è un effetto meccanico delle regole di voto: dipende dalla qualità della coalizione, dalla sua coesione politica, dalla capacità di reggere nel tempo le scelte che compie. L'attuale governo, tra i più longevi della storia repubblicana, non fa eccezione: la sua tenuta è legata a un equilibrio politico contingente, non a un particolare disegno elettorale. Per questo il punto non è tecnico, ma politico. Si attribuisce alla legge elettorale una funzione che non può assolvere, mentre si evita il terreno su cui la stabilità si costruisce davvero: quello degli assetti istituzionali e della responsabilità di governo. Non è un caso che le riforme costituzionali, quando hanno provato a intervenire su questo equilibrio, abbiano incontrato resistenze profonde e, più volte, una bocciatura referendaria. È lì che si misura il consenso su una trasformazione del sistema, non nella riscrittura di una legge ordinaria.

Dentro questa cornice, la discussione perde rapidamente qualsiasi ambizione generale e torna a essere ciò che è: una regolazione dei rapporti di forza interni alla maggioranza. Premio di maggioranza, collegi, soglie non sono strumenti neutri, ma leve che incidono direttamente sulla distribuzione del potere tra alleati che governano insieme e competono tra loro. Non sorprende, allora, che il confronto si muova senza mai trovare una sintesi. Il risultato è una dinamica già visibile. Si invoca la stabilità mentre si evita di interrogarsi sulla qualità dell'azione di governo. E qui sta il nodo politico. Perché la tenuta di un esecutivo, quando non si traduce in capacità di indirizzo, rischia di coincidere con una forma di inerzia. Non è la stabilità che manca. È ciò che se ne fa.

Se hai trovato utile questo articolo, sostieni Rinascita: abbonarsi significa sostenere il pensiero critico e ricevere la rivista cartacea direttamente a casa

Abbonati