La democrazia non è un monologo: studenti contro la propaganda di Valditara

Dopo il 25 aprile, la contestazione al Ministro Giuseppe Valditara all’ITIS Galileo Galilei riapre il tema del dissenso: tra richieste ignorate, accuse di anti-democrazia e il confronto con l’esempio di Sandro Pertini.

RIVRINASCITA_20260427110927806_0df5eba973c489190d562e4ffa1eeaf6.jpg

ANSA

Il 25 aprile è passato da poco, eppure le celebrazioni della Liberazione sembrano non aver insegnato molto a chi oggi occupa le poltrone delle istituzioni. All'ITIS Galileo Galilei, durante la restituzione del Consiglio Nazionale Presidenti delle Consulte (CNPC), alla presenza dei rappresentanti degli studenti di tutta Italia, abbiamo assistito a una messa in scena che della democrazia ha conservato solamente la forma. Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, è venuto nella nostra scuola non per ascoltare la voce delle studentesse e degli studenti ma per usarla come sfondo per la sua propaganda politica.

Dopo tre giorni di lavoro intenso, i rappresentanti degli studenti hanno presentato proposte concrete. La replica del Ministro? Un intervento superficiale, sordo, utile solo come pretesto per rilanciare le sue riforme, a partire dal controverso modello 4+2. Davanti a questo atteggiamento, il silenzio sarebbe stato complice. Come Collettivo Franco Bruni, abbiamo scelto di contestare apertamente, ribadendo che un Ministro che sta smantellando l’istruzione tecnica, svendendola agli interessi dei privati e riducendo gli spazi di formazione critica, non può pretendere un'accoglienza calorosa in un istituto tecnico.

La risposta di Valditara è stata tanto prevedibile quanto grave: ci ha accusati di essere "anti-democratici". È un’accusa paradossale, lanciata da chi confonde il confronto con il monologo. Signor Ministro, la democrazia non è restare seduti in silenzio mentre Lei ignora i contenuti delle nostre istanze. La contestazione è il sale della libertà, specialmente quando arriva da studenti democraticamente eletti nelle proprie scuole che vivono sulla propria pelle gli effetti delle sue decisioni.

È facile accusarci di inciviltà o di essere anti-democratici per evitare di rispondere nel merito con contenuti concreti. Perché non parliamo dell'accorpamento delle classi di concorso che precarizza i docenti? Perché non discutiamo del consenso informato per l’educazione sesso-affettiva, una misura che trasforma un diritto alla consapevolezza in una concessione opzionale? E soprattutto, perché il silenzio sulla Palestina? In troppe scuole è stato impedito il dibattito sul genocidio in atto con la scusa di un "contraddittorio" che, di fronte allo sterminio di civili e alla distruzione a Gaza, diventa solo un paravento per la censura.

Lei ha dichiarato che dovremmo imparare a non rigettare la democrazia. Eppure, proprio in questi giorni dopo il 25 aprile, il pensiero va a chi la democrazia l’ha costruita davvero, come Sandro Pertini. Un uomo che ha scontato 15 anni tra carcere e confino per la libertà e che, da Presidente, non faceva scortare fuori i suoi contestatori: bensì scendeva tra loro, ascoltava e rispondeva punto su punto, nel merito. Un abisso incolmabile c’è tra un partigiano che conosceva il valore del dissenso e un Ministro che appartiene a una forza politica che fatica a riconoscere la Resistenza come valore fondante, liquidandola in modo sommario come "divisiva". Essere democratici significa avere il coraggio del confronto, non nascondersi dietro alla propria carica ed un microfono.

Se questo articolo ti è utile, abbonati per sostenere Rinascita e ricevere la rivista cartacea.

Abbonati