Il “modello Maduro” arriva a Cuba

L’incriminazione di Raúl Castro segna una nuova fase della pressione statunitense contro l’isola socialista

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ANSA

Gli Stati Uniti hanno incriminato Raúl Castro per l’abbattimento, avvenuto nel 1996, di due aerei dell’organizzazione anticastrista “Brothers to the Rescue”. L’ex presidente cubano, oggi novantaquattrenne, è accusato di omicidio e cospirazione. La decisione dell’amministrazione Trump riapre uno dei momenti più duri dello scontro storico tra Washington e L’Avana e si inserisce in questa nuova fase di pressione politica, economica e diplomatica contro l’isola. Una mossa che richiama il precedente venezuelano: incriminazioni penali, isolamento internazionale e pressione crescente fino a rendere possibile un intervento diretto sotto una pretestuosa copertura giudiziaria.

Ma il punto politico è ancora più profondo. Cuba intrattiene da decenni rapporti diplomatici stabili e pacifici con quasi tutto il mondo. Un Paese che, con tutti i suoi limiti e contraddizioni, ha scelto una strada socialista e continua semplicemente a rivendicare il diritto di vivere senza embargo, senza strangolamento economico e senza minacce permanenti. Eppure Washington continua a trattarla come un nemico strategico da colpire, in un quadro di tensione internazionale alimentata anche per spostare l’attenzione dalle crescenti difficoltà economiche e sociali interne. È ormai evidente che il vero problema non è ciò che Cuba fa, ma ciò che Cuba rappresenta: l’esistenza, a poche miglia dalle coste statunitensi, di uno Stato che non si è mai piegato completamente all’ordine politico ed economico imposto dagli USA. Ancora una volta il diritto internazionale e la giustizia sembrano trasformarsi in strumenti della competizione geopolitica, applicati in modo strumentale contro alcuni Stati e ignorati quando a violarli sono gli alleati degli Stati Uniti.

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