Gli avversari non li sceglie il governo
La manifestazione promossa da Alessandro Onorato con Progetto Civico Italia ha riunito a Roma forze e culture politiche diverse contro la stretta sulle firme. Un successo che va oltre i confini del movimento e indica una responsabilità comune: difendere il diritto di partecipare, senza trasformare il Parlamento in un recinto riservato a chi è già dentro.

ANSA
«Mattarella, Mattarella». Il nome del presidente della Repubblica scandito a piazza Vidoni, a pochi passi dal Senato, restituisce il significato della manifestazione di ieri. La protesta convocata da Alessandro Onorato con Progetto Civico Italia contro l’inasprimento della raccolta firme per presentarsi alle elezioni ha posto una questione che precede ogni appartenenza: chi ha già una rappresentanza parlamentare può rendere enormemente più difficile agli altri la possibilità di ottenerla?
La risposta della piazza è stata netta. Ed è stato un grande successo politico e di partecipazione, tanto più significativo perché capace di superare il perimetro dei promotori. Onorato ha ricordato l’arrivo di persone dalla Sicilia, dalla Sardegna, dalla Campania, dall’Emilia-Romagna, dal Trentino: una mobilitazione costruita rapidamente, attorno a una battaglia che qualcuno avrebbe forse preferito confinare tra le questioni tecniche, comprensibili soltanto agli specialisti delle leggi elettorali.
Accanto alla comunità di Progetto Civico Italia c’erano Giuseppe Conte, Francesco Boccia, Enzo Maraio oltre alle bandiere di Rifondazione Comunista, ORA!, Volt. Esperienze differenti, in alcuni casi molto distanti e che hanno riconosciuto nella difesa della partecipazione una ragione sufficiente per esserci.
Conte ha definito la norma «antidemocratica, illiberale e incostituzionale», portando alla manifestazione il sostegno del Movimento 5 Stelle e da Boccia arriva disponibilità del Partito Democratico ad aiutare le formazioni civiche per quanto possibile. Poche ore dopo, alla veglia della leader radicale, è tornato sul tema il leader di Avanti PSI, Enzo Maraio aggiungendo: «Emma Bonino è stata una campionessa delle libertà e dei diritti, c’è però un paradosso che oggi non può essere taciuto: con le regole elettorali che questo Parlamento vuole approvare, una figura come Emma Bonino nel 1976 non sarebbe entrata in Parlamento».
Per capire la gravità del problema bisogna sottrarlo alla nebbia dei tecnicismi. Il testo in discussione porta da 1.500 a 6.000 il numero minimo delle firme per collegio richieste alle formazioni non presenti in Parlamento. Quadruplica, dunque, l’onere necessario per concorrere, mentre prevede esenzioni o condizioni più favorevoli per chi possiede già determinate forme di rappresentanza parlamentare. È stata inoltre respinta la proposta di consentire la raccolta delle sottoscrizioni in modalità digitale.
Prima ancora che i cittadini possano scegliere, allora, occorrerà dunque superare un ostacolo organizzativo che implica persone, risorse, autenticazioni, presenza capillare nei territori, ed alzarlo in questa misura significa incidere sulla possibilità stessa che una proposta politica venga sottoposta al giudizio degli elettori.
Nel frattempo il senato ha terminato l’esame degli emendamenti e degli ordini del giorno; il voto finale è previsto per oggi, prima del nuovo passaggio alla Camera, ed è adesso che la disponibilità manifestata dalle opposizioni deve tradursi in un impegno comune, dentro e fuori le istituzioni, perché chi governa ha il diritto di provare a vincere le prossime elezioni. Non quello di scegliersi gli avversari.
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