Dai Balcani ai volenterosi, l'Italia resta ai margini e aspetta Trump

Le assenza di Meloni al vertice in Montenegro prima e a quello di Londra poi smentiscono la narrazione del governo sulla centralità italiana nelle dinamiche europee

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ANSA

Giorgia Meloni resta ai margini anche con i «volenterosi». Dopo l’assenza, la scorsa settimana, al vertice in Montenegro sull’allargamento dell’Unione, la premier non ha partecipato neppure oggi alla riunione di Londra convocata da Regno Unito, Francia e Germania con Volodymyr Zelensky. A Downing Street si è quindi visto il formato E3: Starmer, Macron e Merz, senza l’Italia. Da Palazzo Chigi nessun commento ufficiale e, secondo l’entourage della presidente del Consiglio, nessun contatto né prima né dopo il summit. Il governo, insomma, osserva l’iniziativa con cautela e continua a sostenere che il formato più utile sia l’E5, con Italia e Polonia e la presenza della Commissione europea.

Il punto politico è che questa prudenza somiglia sempre più a una distanza. Meloni rivendica da mesi la nuova centralità dell’Italia, il ritorno di Roma tra i grandi decisori, la capacità di parlare con Washington e Bruxelles. Ma nelle foto che contano, almeno nell’ultima settimana, il tricolore manca. L’assenza dal vertice sui Balcani e quella dal tavolo londinese raccontano un Paese che fatica a stare nel cuore della partita europea su Ucraina, difesa e allargamento. La premier può sostenere di non voler avallare formati ristretti e di puntare a una cornice più larga, ma l’effetto è opposto: Italia ai margini mentre altri dettano agenda e linguaggio. Ma invece di insistere sull’asse europeo, il nostro governo sembra più intenzionato a guardare oltre oceano nel tentativo di ricucire lo strappo con gli Usa e rinsaldare il rapporto con Washington: Lunedì Crosetto vedrà a Washington il collega Pete Hegseth; il 22 Tajani sarà a Miami al Business forum Usa-Italia con Marco Rubio. Intanto c’è attesa per il G7 di Évian dove potrebbe esserci un incontro chiarificatore tra Meloni e Trump. Un nuovo ammiccamento al presidente americano, insomma, che pare una scelta identitaria, utile alla destra, ma che rischia di trasformare l’autonomia italiana in isolamento europeo.

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