World Press Photo, vince il grido di dolore di una famiglia separata dall'ICE

La foto dell'anno riaccende un faro sulla milizia anti immigrazione di Trump e ribadisce il ruolo centrale del giornalismo, e del fotogiornalismo, in una democrazia

Marco ColomboFlusso Quotidiano
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ANSA

Il dolore di una famiglia separata a forza dagli agenti dell'Immigration and Custom Enforcement, l’agenzia federale statunitense che si occupa del contrasto all’immigrazione. La foto di Carol Guzy, dal titolo "Separati dall’ICE”, vince come foto dell’anno al World Press Foto 2026 mostrando ancora una volta le barbarie della milizia privata di Trump. Lo scatto, realizzato il 26 agosto 2025 all’interno del Jacob K. Javits Federal Building di New York, mostra il dolore di una donna e dei suoi tre figli per l’arresto del marito. “Questo riconoscimento mette in luce l’importanza cruciale di questa storia nel mondo”, ha dichiarato Guzy.

E se da un lato la foto riaccende un faro su come sia stata gestita l’ICE dal presidente Trump, dall’altro conferma ancora una volta il ruolo centrale del giornalismo e del fotogiornalismo nel raccontare il presente. «In una democrazia – ha commentato Joumana El Zein Khoury, direttrice esecutiva di World Press Photo – la presenza della macchina fotografica in quel corridoio diventa un atto di testimonianza». In questo senso “Separati dall’ICE” non è solo la cronaca di un arresto, ma la sintesi visiva di una questione politica globale: l’impatto umano delle politiche migratorie. Il fatto che la scena si svolga in un tribunale, luogo simbolo di giustizia, amplifica la contraddizione tra legalità e sofferenza umana.

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