Viva il 25 aprile: una piazza viva oltre le distorsioni

Dalle celebrazioni partecipate agli episodi isolati: quando la narrazione mediatica trasforma una parte nel tutto e oscura il significato profondo della Resistenza e della democrazia italiana

Enrico RossiFlusso Quotidiano
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ANSA

Ieri, le piazze d’Italia delle grandi città e dei piccoli paesi si sono riempite di cittadini di ogni età e di giovani in particolare, come da tempo non si vedeva, per festeggiare la Liberazione dal nazifascismo e confermare il valore e l’attualità degli ideali della Resistenza a fondamento della Repubblica e della Costituzione Italiana.

Oggi, la gran parte dei giornali, che l’altro ieri non aveva fatto nessuna apertura sul 25 aprile, racconta in prima pagina solo di episodi di violenza, di insulti e di tensioni. Gli scontri a Milano con la Brigata ebraica e anche gli spari a Roma contro due manifestanti antifascisti sono fatti gravi che meritano il dovuto rilievo. Ma non possono certo oscurare il grande significato politico di una giornata straordinaria e addirittura far parlare di una festa della liberazione “rovinata o come fanno i giornali della destra di una celebrazione dominata dall’”odio”.

L’operazione che viene fatta a me pare grave: si prende un particolare -i pochi episodi di tensione o violenza- e lo si eleva a rappresentante dell'intero evento -le numerose e pacifiche manifestazioni- con l'obiettivo di spostare il focus politico. Si confonde una macchia con l’abito. Siamo di fronte ad una sineddoche, la rappresentazione di una parte per il tutto; questa volta utilizzata come potente strumento di manipolazione o distorsione giornalistica. In questo modo, si suggerisce implicitamente -non saprei dire se anche inconsapevolmente- che se c'è stata violenza in un punto, l'intero movimento o l'intera celebrazione sia intrinsecamente violenta o comunque problematica. Non è così. Viva il 25 aprile! E viva tutti quei cittadini, giovani e anziani, che ogni anno, quest’anno più di altre volte, partecipano alla festa della Liberazione per ricordare l’attualità delle idee per le quali morirono e si sacrificarono i nostri partigiani.

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