Lettera a Virginia Libero, tra resistenza ucraina e difesa della patria
Una lettera aperta alla segretaria dei Giovani Democratici sul pacifismo, il dovere di difendere la Patria e la resistenza ucraina.

ANSA
Cara Virginia,
dopo il tuo discorso alla festa dell’Unità di Reggio Emilia, mi permetto di scriverti senza conoscerti personalmente, perché vorrei rivolgerti alcune domande.
Prima però vorrei tornare un momento sul tuo breve ma efficace discorso che i media hanno riassunto nella frase: «Non saremo i soldati delle vostre guerre. Organizzeremo i disertori». Uno slogan che genera in me e in tutti quelli della mia generazione una simpatia immediata nei tuoi confronti, perché evoca la radice pacifista del socialismo italiano: «Non un soldo né un soldato», disse il deputato socialista Andrea Costa a fine Ottocento, parlando contro le guerre coloniali.
Nel tuo discorso c’è anche una visione: un mondo senza guerra, senza riarmo, che si prenda cura degli anziani e dei più fragili e e offra un futuro ai giovani, che spenda le sue risorse per salvare il mondo dalla crisi climatica e sociale in atto.
«Per noi parlare di Patria significa ripudiare la guerra», hai detto citando l’articolo 1 della Costituzione italiana.
Approvo in pieno (te lo dice uno che negli anni Ottanta del secolo scorso voleva fare l’obiettore di coscienza ed è invece stato costretto per un intoppo burocratico a fare il servizio militare in una caserma punitiva per sovversivi) anche perché ricordo la frase di Sandro Pertini: «Si svuotino gli arsenali, si riempiano i granai».
Ti prendo sul serio, perché credo il tuo discorso sia una rottura epistemologica con la cultura politica della sinistra del secolo scorso che, a partire dalla Prima guerra mondiale, travolse la seconda internazionale proprio sull’adesione alla guerra imperialista, non è mai stata pacifista.
Negli anni Cinquanta, a parte il pacifismo radicale di Aldo Capitini, i partigiani della pace erano un’emanazione dell’Urss; negli anni Sessanta e Settanta eravamo con Ho-Chi-Min e con il Che, non due pacifisti, in nome dell’anti-imperialismo e cantavamo: “Tutto il mondo sta esplodendo all’Angola alla Palestina…Cosa vuoi di più compagno per capire che è suonata l’ora del fucile”; negli anni Ottanta il movimento pacifista fu essenzialmente anti-americano.
Nel tempo delle guerre governate dagli algoritmi, nelle quali si uccide senza mai guardare negli occhi il nemico, dove le vittime civili sono un prezzo necessario e calcolabile, ben venga dunque un ripudio della logica stessa della guerra, in nome di un umanesimo radicale e nel ricordo della tragedia di Hiroshima, strage inutile, pura vendetta contro un nemico ormai sconfitto.
Commentando il tuo discorso, i riformisti del Pd hanno non a torto ricordato che esiste l’articolo 52 della medesima Costituzione (fatta anche di doveri) che richiama il dovere di difendere la Patria. Altri, per lo più settantenni come me, ti hanno applaudita.
Cara Virginia, lasciami dire che quest’applauso, in taluni casi, a me pare l’ennesima dimostrazione di un processo di infantilizzazione della politica che per paradosso avviene in una società nella quale i giovani e sono pochi ed esclusi dalle decisioni. Così gli si liscia il pelo qualsiasi cosa dicano. Pertanto, gli adulti rinunciano all’unico modo in cui potrebbero essere utili ai giovani: prenderli su serio e fare qualche domanda urticante che mi permetto di rivolgerti.
- Non dubito della tua buona fede, anzi proprio perché ti prendo sul serio, vorrei capire a quale guerra ci starebbero conducendo il governo italiano e l’Europa. Non a quella contro i civili palestinesi, che Europa e Italia, sia pure con diversi accenti, condannano. Né alla follia dell’attacco all’Iran, alla quale né l’Europa né l’Italia partecipano. Allora forse ti riferisci alla guerra in Ucraina e allora, immagino tu sia d’accordo con me, poiché nessun pacifismo - neppure quello integrale che tu immagini e che io, ripeto, rispetto - può negare il diritto alla difesa della sovranità nazionale e della libertà dei popoli, cosa dovremmo fare per aiutare il popolo ucraino invaso dalle truppe di Putin?
- Nell’ottobre 2022, il Presidente Sergio Mattarella disse: «La sciagurata guerra mossa dalla Federazione Russa contro l’Ucraina rappresenta una sfida diretta ai valori della pace, mette ogni giorno in grave pericolo il popolo ucraino, colpisce anche il popolo russo, genera drammatiche conseguenze per il mondo intero…Quella aggressione stravolge le regole, i principi e i valori della vita internazionale…Una pace che non ignori il diritto a difendersi e non distolga lo sguardo dal dovere di prestare soccorso a un popolo aggredito. Avvenga in Europa, in Medio-Oriente, in Africa, ovunque nel mondo. In Ucraina, come altrove, occorre riannodare i fili dell’umanità che la guerra spezza: vite, famiglie, legami umani e sociali… Occorre impedire che una nuova linea di “faglia” attraversi il mondo e si aggiunga alle troppe che già caratterizzano l’Europa, il Medio-Oriente, in Per quanto ci riguarda è anzitutto una sfida in Europa e per l’Europa…Non possiamo consegnarci all’ingiustizia delle situazioni di fatto, né allo strazio di guerre “infinite”. Ne va della nostra stessa libertà e prosperità». Cosa ne pensi?
- Perché la resistenza del popolo ucraino contro l’invasore straniero è meno nobile di quella che spinse tanti giovani e militari italiani a disertare dall’esercito della repubblica di Salò per imbracciare le armi in difesa della Patria tradita dal fascismo servo della Germania Nazista?
- Se per disgrazia dovesse riaccadere, organizzeresti la diserzione o la resistenza contro l’invasore come ha tatto lo scrittore ucraino Artem Chapeye: «Sono un pacifista di sinistra ucraino. Ed è proprio per questo che il 24 febbraio del 2022 mi sono arruolato nell’esercito, perché, come dite voi, quella mattina mi sono svegliato e ho trovato l’invasor»?
Cara Virginia, spero che tu legga Rinascita (è una buona lettura perché ospita opinioni molto differenti nell’ambito della sinistra) e voglia trovare il tempo di rispondermi, senza alcun obbligo ovviamente.
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