Vinitaly, ministri lasciano lo spettacolo: la cultura trattata come un fastidio di passaggio
Da Antonio Tajani a Francesco Lollobrigida, fino al ministro Alessandro Giuli, l’uscita anticipata durante la performance diventa simbolo di un governo distante dal mondo culturale

ANSA
«Ma sono ridicoli» è il commento amaro che si sente in sottofondo nel video pubblicato su Instagram dai "The Journalai” in cui si vedono i ministri lasciare il palco nel mezzo di uno spettacolo. Schierati per l’inaugurazione del Vinitaly, i ministri Tajani, Lollobrigida, Mazzi, Urso e Giuli hanno interrotto l’esibizione degli allievi della Peparini Accademy, parte delle celebrazioni che hanno aperto la tradizionale fiera del vino. Il primo a rompere le righe, incamminandosi con passo deciso tra gli attori, è stato proprio il ministro dell’agricoltura Lollobrigida, seguito a ruota dai suoi colleghi tra gli sguardi perplessi degli attori, incerti sul da farsi. Il flash mob è stato così interrotto e la performance non è stata portata a termine per permettere agli esponenti di governo di abbandonare l’evento.
Mentre il ministero della Cultura è sempre più spesso al centro delle polemiche, da ultima quella relativa alla concessione di fondi al documentario su Giulio Regeni, a Verona va in scena una plastica rappresentazione dell’attenzione di questo governo alla cultura. L’immagine del ministro degli Esteri Tajani che, poco prima di andarsene, guarda scocciato l’orologio come a chiedersi "quanto manca ancora?” svilisce il lavoro di attori ed attrici. Che infatti restano, perplessi, a osservare i principali esponenti dell’esecutivo incapaci di fermarsi più di qualche minuto per vedere uno spettacolo preparato appositamente. E che tra quei ministri ci fosse anche il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, rende ancora di più l’immagine di una cultura svilita e messa all’angolo preferendo, probabilmente, un calice di vino tra gli stand ad una rappresentazione artistica. D’altronde il vino porta pace, come ha sottolineato il ministro del made in Italy, Adolfo Urso, che nei giorni scorsi ha sostenuto che «se ci fosse stato vino i negoziatori iraniani sarebbero stati più consapevoli di cosa significa convivere nel mondo».
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