Verità e miti sulla separazione delle carriere

Bruno GravagnuoloFlusso Quotidiano
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ANSA

Girano parecchie bugie sulla separazione delle carriere in termini storici e giuridici, di cui si fanno forza la destra e anche la sinistra per il Sì. Una in particolare: il fascismo avrebbe unificato le carriere dei magistrati contro il sistema Zanardelli del 1865, che le separava. Da ciò deriverebbe che il garantismo vero sia la separazione assoluta. Ebbene, sono false premesse e conclusioni. Infatti, la legge Zanardelli distingueva le funzioni ma non escludeva il passaggio di ruolo su richiesta dei giudici o dei PM, o per volontà della procura regia. Naturalmente, i giudici di solito preferivano restare al proprio posto per via di una certa autonomia, a differenza del ruolo inquirente che dipendeva dal procuratore del Re.

Falsa è pure l’idea che il regime fascista avesse separato le carriere. No. Vi fu una centralizzazione sotto l’esecutivo con il fascismo, ma la legge Grandi del 1941 precisò che si poteva passare da una all’altra funzione per motivi di salute, familiari o per comprovate e maggiori attitudini a ricoprire il diverso ruolo richiesto. E la decisione spettava al Guardasigilli. Poi vennero, come è noto, la Costituzione e il CSM, e tutto cambiò con l’autonomia della magistratura e i suoi organi elettivi, che il governo vuole abolire di fatto, con una specie di ritorno al passato sotto la politica.

Ma c’è un’altra cosa che quelli del Sì non vi raccontano, il che equivale a una bugia: e cioè che Vassalli, stendardo del governo e del Sì, facilitò il passaggio da una carriera all’altra come ministro di Grazia e Giustizia nel 1988! Con l’articolo 29 del DPR 449 da lui firmato, stabiliva la possibilità del passaggio da requirente a giudicante e viceversa, “quando il CSM, previo parere del consiglio giudiziario, abbia accertato la sussistenza delle attitudini alla nuova funzione”. Naturalmente su richiesta del magistrato interessato. Lo ha segnalato Violante in un box seminascosto del Corriere giorni fa. Crolla così un altro argomento feticcio del Sì. Non solo il fascismo non unificò le carriere, ma persino Vassalli ne ammetteva la possibilità, con un'elasticità molto maggiore della norma attuale che la consente una sola volta dopo 10 anni. Del resto, la separazione assoluta non esiste da nessuna parte e l’Italia è tra i paesi più separanti. Ecco perché occorre dire NO a una riforma che ha in mente ben altro: il controllo politico del potere giudiziario.