Vannacci e il ritorno dello Stato etico
Dalla scuola alla famiglia, dall’aborto alle unioni civili: il programma di Futuro Nazionale propone una società più autoritaria e confessionale. La risposta del centrosinistra deve essere laica, plurale e fondata sui diritti.

ANSA
Un ritorno a quella che è stata la concezione dello Stato etico di Georg Hegel e di Giovanni Gentile, con la pericolosa deriva verso tendenze autoritarie di cui l'Europa e l'Italia non hanno certamente bisogno. Leggiamo anche questo nella seconda parte del programma di Futuro Nazionale che, negli scorsi giorni, Roberto Vannacci ha lanciato dalla sua piattaforma e via social, arroventando maggiormente questa già torrida estate di cui, certamente, non avremmo bisogno. Questa seconda parte del programma prevede, da una parte, una maggiore autonomia dell'Italia dal Patto Atlantico e dall'Unione Europea, un rafforzamento delle forze militari e un più forte controllo dei confini attraverso il pattugliamento della Marina Militare. Per quanto riguarda la scuola, l'auspicio di Futuro Nazionale è l'introduzione di moduli di educazione alla difesa e alla sicurezza nazionale nelle scuole superiori, per avvicinare i giovani al mondo militare. Sul versante dell'architettura della pubblica amministrazione, il partito di Roberto Vannacci promuove un sistema basato sulle preferenze, escludendo l'alternanza di genere e le quote rosa, e introducendo al contempo concetti come le "quote azzurre" per i genitori nei concorsi pubblici. Strizzando l'occhio al Vaticano e al cristianesimo in generale, il programma prevede un Piano Nazionale per la Vita Nascente e la Prevenzione dell'Aborto, l'introduzione dell'obbligo di installare una "culla per la vita" in ogni ospedale dotato di reparto maternità, il sostegno alle case rifugio per donne in difficoltà e limitazioni alla somministrazione della pillola farmacologica per l'interruzione di gravidanza. A ciò si aggiungono una posizione fortemente critica nei confronti delle unioni civili e dei contenuti definiti "genderisti o omosessualisti" trasmessi nei media. Si propone infatti di estendere la fascia protetta televisiva, dalle 6 alle 23, per vietare la messa in onda di tali contenuti in orari in cui possono essere visti dai minori: una visione più restrittiva e antistorica persino della Democrazia Cristiana degli anni Cinquanta.
Tutto ciò a pochi giorni dalla critica di vari prelati, che hanno duramente contestato l'equiparazione della missione evangelizzatrice dell'apostolo Paolo – definito un "camerata" a causa della frase, completamente decontestualizzata, «chi non lavora neppure mangi». L'Apostolo delle Genti predicava infatti l'apertura universale e la fraternità estesa a ogni essere umano «senza distinzione di razza, cultura o ceto», così come era la comunità dei primi cristiani descritta negli Atti degli Apostoli. Ma si sa che, per piaggeria, ad alcuni viene il desiderio di essere più realisti del re. Se in alcuni ambienti del Cristianesimo qualcuno può aver guardato con interesse e simpatia a queste proposte, l'indignazione è il sentimento prevalente in una discreta fascia del mondo cattolico, che vuole essere contrario all'aborto per le proprie convinzioni morali, e non per un inasprimento di quella legge approvata con il referendum del 17 maggio 1981. Se l'onorevole Roberto Vannacci avesse letto l'enciclica Humanae Vitae, pubblicata da Paolo VI il 25 luglio 1968, evidentemente la sua posizione sul tema dell'aborto sarebbe stata meno tranciante. A 48 anni dall'entrata in vigore della legge n° 194 del 22 maggio 1978, dovrebbe essere chiaro a tutti coloro che si approcciano alla discussione in buona fede che la stessa legge, oltre all'autodeterminazione della persona, ha segnato una svolta epocale nei diritti civili e nella tutela della salute pubblica. Sino ad allora, e questo Futuro Nazionale finge di non sapere, non è che in Italia non si abbortisse, ma lo si faceva in maniera clandestina e con poca tutela della salute delle mamme e dei bambini. Ancora oggi, negli ospedali esiste anche la possibilità per i medici e il personale sanitario di non praticare interruzioni di gravidanza per tematiche collegate all'obiezione di coscienza. Estremamente reazionaria, inoltre, è la contrarietà di Futuro Nazionale relativamente alle unioni civili e ai matrimoni egualitari, quasi che la sua visione favorevole alla famiglia tradizionale possa condizionare le scelte e le visioni di chi si riconosce, legittimamente, in posizioni diverse, senza che nessuno voglia imporre la propria visione a chi ha sensibilità altre. Come reagire, come centrosinistra o campo largo, a queste proposte? Certamente, non solo con sterili polemiche fini a sé stesse, ma rafforzando una visione laica e plurale in favore dei diritti in un mondo in cui le destre, volenti o nolenti, non hanno il diritto di imporre uno stato confessionale, sulla falsariga di quei totalitarismi islamici che le destre stesse non solo europee ritengono di dover combattere.
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