Usa-Iran, una tregua già fragile

Il memorandum apre sessanta giorni di negoziati, ma senza chiarezza sui contenuti e senza uno stop israeliano in Libano l’intesa rischia già di saltare.

Marco ColomboFlusso Quotidiano
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ANSA

Stati Uniti e Iran hanno siglato digitalmente un memorandum per porre fine agli attacchi reciproci, mentre la firma formale è attesa venerdì 19 giugno in Svizzera. Al tavolo, secondo le prime indiscrezioni, dovrebbero esserci il vicepresidente americano J.D. Vance, il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. L’accordo dovrebbe aprire sessanta giorni di negoziati su nucleare, sanzioni, riapertura di Hormuz e asset congelati. Ma il testo non è stato pubblicato: si parla di una bozza in più punti, con il Libano indicato da Teheran come parte inseparabile della cessazione delle ostilità.

È, insomma, una tregua che appare ancor più fragile delle precedenti. Non solo perché le firme arrivano prima della chiarezza sui contenuti, ma perché resto irrisolto il nodo libanese. Trump pare non riuscire più a contenere, o controllare, il presidente israeliano Benjamin Netanyahu che prosegue imperterrito la sua offensiva in Libano. Ogni tentativo statunitense di persuadere Israele a interrompere gli attacchi a Beirut e sul sud del libano è miseramente fallito e rischia di far saltare i negoziati. Senza uno stop alle operazioni militari in Libano, l’Iran riterrà inaccettabile qualsiasi condizione ed è pronta a ricominciare il suo braccio di ferro con gli Usa. Le incognite restano molte e anche del contenuto si sa quasi nulla. Nucleare, missili, sanzioni, Hormuz, fondi congelati: ogni dossier resta aperto, verrà discusso nei 60 giorni di negoziati e può diventare il pretesto per riaccendere il conflitto. Intanto però la Casa Bianca vende l’intesa come successo e Teheran la presenta come vittoria. In mezzo restano intere popolazioni, ridotte a variabile tattica.

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