Under 30 in Parlamento: la sfida per il futuro
In un’Italia che invecchia e perde talenti, dare spazio agli under 30 in politica è una scelta necessaria per rappresentare davvero il futuro

Archivio Rinascita
«L’uomo assomiglia ai suoi tempi più di quanto assomigli a suo padre». Con questa frase del filosofo francese Guy Debord, intendiamo aprire il nostro umile appello a tutti i partiti per rigenerare e formare una nuova classe politica. In un mondo attraversato da cambiamenti così fulminanti, dal cambiamento climatico all’intelligenza artificiale, in cui la tecnologia sembra cambiare la nostra società e i nostri bisogni secondo dopo secondo, riteniamo sia utile per tutti una maggiore inclusione delle nuove generazioni nella vita politica, a partire dal Parlamento, la casa della nostra democrazia.
L’Italia, si sa, è un paese che diventa sempre più anziano, da cui i giovani scappano: sono 630 mila i giovani under 35 che sono fuggiti nell’ultimo decennio, secondo l’ultimo rapporto del CNEL. La quasi completa assenza, all’interno del parlamento italiano, di donne e uomini di età inferiore ai 30 anni, riflette in parte questa realtà, in cui i giovani non sono minimamente la principale preoccupazione del paese, quando dovrebbero esserlo, in quanto sono il futuro.
Sicuramente è complice la barriera dell’elettorato passivo, forse da riformare, di 25 anni per la camera e 40 anni per il senato, ma la responsabilità è senza dubbio dei leader di partito che con l’attuale legge elettorale decidono la composizione delle liste bloccate. L’età media dei parlamentari dell’attuale legislatura è infatti di 51,5, un dato in leggero aumento rispetto alle precedenti che, pur rimanendo alte, avevano iniziato un trend di “ringiovanimento” del parlamento italiano. Analizzando i dati forniti dalle stesse Camera e Senato, il gruppo protagonista della politica italiana riguarda la fascia d’età tra i 40 e i 60, occupando fino al 68% dei seggi parlamentari. Erano solo 4 i parlamentari con meno di trent'anni eletti a inizio legislatura.
Certo l’obiezione che sorge spontanea può essere la seguente: sono i giovani che devono rimboccarsi le maniche e conquistare il loro spazio se vogliono essere ascoltati e rappresentati, la responsabilità è anche loro e soprattutto devono fare una lunga gavetta prima di arrivare in parlamento (come se tutti e 600 parlamentari eletti oggi avessero fatto chissà quale cursus honorum come gli antichi romani di un tempo).
Questa obiezione non tiene conto di una serie di questioni fondamentali, in particolar modo di una cosa: ai giovani non serve il parlamento e la politica, ma è alla politica e al parlamento che servono i giovani, se veramente si vuole riformare l’Italia. Oggi un trentenne e un sessantenne hanno due modi diversi di guardare la società, molto di più di ciò che poteva accadere in passato. La tecnologia ha separato nettamente le generazioni tra di loro facendole vivere in mondi quasi paralleli. Le nuove generazioni possono portare un punto di vista inedito, che può essere profondamente utile, dato che sono cresciuti insieme alle nuove tecnologie. Proprio di questo la politica si deve occupare, è fondamentale instaurare un dialogo tra generazioni, non è necessario che l’una s’imponga sull’altra e il vecchio ceda il passo al nuovo, anzi è doveroso che tutte le generazioni siano ugualmente responsabili dinanzi alle complesse sfide del nostro presente.
L’esempio più visibile è quello della politica francese, con un’età media più bassa e con figure di primo piano di una generazione più giovane di quelle italiane. La stampa francese li chiama “delfini” — richiamando ironicamente al titolo che veniva attribuito all’erede del re di Francia— ossia giovani carismatici ai quali affidare incarichi di rilievo affinché possano costituire un domani la futura leadership dei partiti stessi. I due volti principali sono Jordan Bardella e Gabriel Attal — hanno rispettivamente 30 e 37 anni: il primo a 26 anni diventava presidente del Rassemblement National, il secondo a 34 anni era primo ministro.
Storicamente le nuove generazioni si sono sempre dovute fare carico dei debiti lasciate dalle passate, se per una volta invece fossimo tutti in parte responsabili? Serve sicuramente la saggezza delle vecchie generazioni, ma anche l’energia e la visione delle nuove. Il parlamento deve rappresentare tutta la nazione, anche e soprattutto i più giovani. Ma oltre i discorsi retorici, immaginate una camera dei deputati dove sono stati eletti tramite i partiti anche solo una sessantina di under 30, il 10% del parlamento, non sarebbe un grande simbolo di speranza? Non sarebbe un modo anche per far sentire più rappresentati i milioni di giovani che resistono nel nostro paese e rendere più visibili le loro esigenze?
I partiti possono davvero fare una scelta coraggiosa e avvicinare milioni di cittadini giovani alla politica, dandogli voce e dei rappresentanti preparati che usino davvero il loro linguaggio. Questa sarebbe un’occasione irripetibile per formare una nuova classe dirigente politica, esperta e competente, in grado di interpretare i reali bisogni delle nuove generazioni e prendersi davvero cura del futuro del nostro paese.
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