Un manifesto per un'intelligenza artificiale al servizio dell'uomo

ANSA
Uno “spettro” si agira per gli USA e per quel che resta del cosidetto Occidente e quello spettro è animato dal basso, da istituzioni locali, forze sociali, esponenti politici e religiosi, imprenditori e scienziati. All’inizio di gennaio, in un grande albergo di New Orleans, è stata redatta una delle più importanti dichiarazioni politiche di questi ultimi anni, il cui titolo dice tutto “Dichiarazione per un’Intelligenza Artificiale al servizio dell’uomo”.
Un manifesto, breve e coinciso, che rappresenta un vero e proprio programma alternativo - sul piano dei rapporti economici, regolamentari e di democratizzazione delle tecnologie - all’attuale modello scientifico ed economico e a come esso, soprattutto, va involvendosi. Un programma concreto, dall’evidente valore politico e sociale (anche per le alleanze che esprime) contrapposto al cosiddetto “capitalismo della sorveglianza”.
E quindi alternativo al blocco economico e di potere rappresentato dalle grandi multinazionali dell’IA, della computazione e dell'utilizzo digitale dei dati umani. Una critica feroce all’assoluta subordinazione della dimensione politica all’economia e all’uso privato delle scoperte scientifiche.
Tale manifesto rappresenta certo una dichiarazione esplicitamente avversa al blocco economico-tecnologico che sostiene la nuova destra mondiale. Una destra che, da Trump ai suoi epigoni europei, ha dispiegato il proprio potere nel crescente tentativo di egemonizzare le paure di lavoratori e ceti medi, di alimentare una nuova dimensione della guerra e dei rapporti produttivi, usando le tecnologie e i relativi condizionamenti per svuotare di senso la stesse democrazie moderne, già in affanno, con l’obiettivo di ridisegnare i confini esterni ed interni nelle nazioni.
Ma la portata di questa dichiarazione travalica gli Stati Uniti (dove pure un sondaggio commissionato dagli stessi promotori registra che 7 americani su 8 condividono preoccupazioni e vogliono limiti e controlli sull’IA, le sue evoluzioni ed i suoi effetti, a partire da quelli sul lavoro e sull’educazione), assumendo una dimensione chiaramente universale.
Per questo parla e interroga (o dovrebbe interrogare o almeno “incuriosire”) anche noi. E per questo pubblichiamo qui, in anteprima per Rinascita, la sua traduzione in italiano. Perché nonostante tale manifesto sia stato reso pubblico qualche settimana fa e sta animando la discussione politica in molti paesi, oltre che negli USA, da noi è praticamente sconosciuto.
Eppure sin dai suoi redattori sarebbe già una notizia e un’oggetto di riflessione per le principali forze politiche, soprattutto di ispirazione democratica, progressista e laburista che vogliono essere un’alternativa per valori ed interessi.
Centinaia di realtà organizzate, sindacali, politiche, culturali e religiose e centinaia di sindaci, intellettuali, scienziati, medici, professori universitari, avvocati, attori, associazioni ambientaliste, imprenditori, comitati civici, associazioni di malati, famiglie, di quartiere e finanche sportive si stanno ora, infatti, mettendo in rete per quello che potrebbe essere un vero e proprio “fronte umanista” (non saprei come descriverlo altrimenti) che individua una nuova dimensione del discorso politico e che tramite essa vuole ridare potere e ruolo alla democrazia, valore al lavoro, alla libertà, alla convivenza civile, rovesciando il paradigma “della protezione e della paura” a cui la destra si abbevera da anni.
Come non cogliere che intorno a queste coordinate si trovino insieme sostenitori di Sanders con religiosi moderati, professori progressisti con esponenti conservatori del mondo dell’arte e delle professioni, sindacati ed imprenditori, uniti nel chiedere esplicitamente che lo sviluppo e l’uso dell’intelligenza artificiale siano al servizio dell’umanità prima di ogni altra cosa, con un’esplicita opposizione alla concentrazione di potere nelle mani di pochi, la richiesta di salvaguardare l’occupazione e la qualità del lavoro, il benessere di bambini, famiglie e comunità. In sintesi: la protezione della libertà umana dalle tecnologie in mano a pochi, la difesa della propria capacità di autodeterminarsi attraverso le istituzioni democratiche.
Il manifesto non è straordinario quindi solo per i temi (almeno non lo è negli ambienti più sensibili americani). Lo è anche per la varietà di persone e organizzazioni che lo hanno sottoscritto, rompendo divisioni ideologiche che sembravano incancrenite, facendo emergere una sorta di “coalizione democratica” che reclama diritti e controllo sulle tecnologie che stanno rimodellando la società, i linguaggi, la produzione di ricchezze, il lavoro, gli stessi stili di vita.
Soprattutto è un manifesto che esplicitamente si dichiara non contrario alla tecnologia e alle sue molteplici evoluzioni, ma “pro-umanità”. E rimette in fila le giuste coordinate.
“Crediamo nel progresso e nell'innovazione, ma non a scapito della nostra dignità, delle nostre comunità o delle nostre famiglie. La vera innovazione dovrebbe darci potere, non sostituirci. Ecco perché chiediamo di regolamentare l'intelligenza artificiale con gli stessi standard democratici di sicurezza e di buon senso che abbiamo adottato per ogni altra tecnologia potente” – così si presenta la nuova coalizione.
Una coalizione e una dichiarazione che mettono al centro “il lavoro, le relazioni e i valori”. “In America, il lavoro è più di un semplice stipendio: è orgoglio, scopo e identità. In tutti i settori, l'intelligenza artificiale sta già sostituendo i veri lavoratori. E quando i veri lavori scompaiono, famiglie e intere comunità vengono lasciate indietro”. E parlando di relazioni sociali si legge: “dalle cliniche alle aule scolastiche, persino nella cura e nelle relazioni sentimentali, l'intelligenza artificiale ci sta sostituendo nei nostri ruoli umani più sacri. Ma mentre le macchine possono imitare una conversazione, non possono veramente preoccuparsi di noi o del nostro benessere”.
Per concludere con un messaggio fortemente ancorato ai valori (un terreno per assurdo anch’esso di addestramento e competizione con le stesse tecnologie e strutture proprietarie che vi sono dietro): “la vera saggezza e cultura si tramandano, non si programmano. L'intelligenza artificiale può elaborare i dati, ma non può veramente distinguere il bene dal male. L'intelligenza più importante è quella umana: i valori che apprendiamo gli uni dagli altri e che non devono mai essere sostituiti”.
Insomma una parte del mondo politico e civile ha mosso un primo grande passo per riappropriarsi della discussione sull’IA e quindi sul modello di tecnologia e potere che questa sta determinando e determinerà nei prossimi anni, ma il percorso verso regole capaci di mettere equilibrio tra innovazione, libertà individuale, sicurezza e giustizia sociale è ovviamente ancora lungo e necessiterà anche di scelte radicali.
Nella dichiarazione stessa ve ne sono diverse: dalle modalità per mantenere gli esseri umani al comando delle tecnologie — intervenendo su progettazione, potere di spegnimento e supervisione indipendente — a come evitare concentrazioni di potere, monopoli e privilegi aziendali, anche tramite l’istituzione di autorità indipendenti e una nuova generazione di diritti a controllo democratico. Si giunge, infine, a proposte per la protezione dell’esperienza umana, dei legami familiari e della libertà di voto dai condizionamenti, investendo di precisi doveri di trasparenza chi progetta, sviluppa e utilizza l’IA
Al di là delle singole proposte, la Pro-Human AI Declaration va letta come l’atto fondativo di una nuova consapevolezza collettiva capace di interloquire con le ansie crescenti dei prossimi anni. È qui che risiede il suo vero valore politico: prospettare a lavoratori, pensionati e famiglie non una dimensione di conflitto egoistico — interno o esterno che sia — bensì la riscoperta della funzione democratica della politica e del governo dei processi. Non un manifesto apocalittico, dunque, ma la base per far prevalere il principio secondo cui le tecnologie, giunte oggi a una capacità inedita, debbano migliorare la condizione generale e non quella di pochi, garantendo che il 'controllo della macchina' resti saldamente nelle mani di chi rappresenta la società, e non solo degli azionisti.
Se mai un giorno la società dovrà confrontarsi con scelte esistenziali circa la natura dell’IA stessa, occorre sin da oggi lavorare perché avvenga in questi spazi di dialogo e scontro politico e civico, piuttosto che nei Consigli d'Amministrazione delle corporation. La Pro-H uman AI Declaration potrebbe essere il primo nucleo fortemente organizzato di questa battaglia.
E questo programma, di conseguenza, sta indicando anche come organizzare interessi, comunità, senso comune, alleanze sociali e culturali, generazionali su scala locale, nazionale e internazionale (pensiamo al ruolo dell’UE), tra Stati ma anche e di più tra popoli e persone libere e consapevoli. Questa del resto è la politica, è la battaglia delle idee e degli interessi. E’ l'essenza della dialettica tra detentori di potere e redistribuzione di diritti, opportunità, libertà, speranze.