Ucraina e la diplomazia cancellata
Lucio Caracciolo rilancia il negoziato e il ruolo di Angela Merkel: senza una politica di pace, la guerra continua a consumare Ucraina ed Europa.

ANSA
In un Paese dove impazzano sulla stampa mainstream e sui talkshow da operetta, direttori ed editorialisti con l’elmetto in testa, tuttologi che si spacciano per strateghi militari, persone come Lucio Caracciolo, direttore di Limes, sono “merce” rara. Perché sanno di ciò che parlano, e hanno il coraggio di andare controcorrente su questioni scomode come la guerra russo-ucraina. Chi prova a ragionare viene subito etichettato come amico di Putin, perché non si limita a replicare come un mantra la storia dell’aggredito e dell’aggressore, della vittima e del carnefice. Chi coglie la complessità di una vicenda che non nasce il 24 febbraio 2022, e pone il problema se la pace e la sicurezza dell’Ucraina non debba tenere conto anche della sicurezza della Russia, e che una pace negoziata non si conquista con le armi, chi afferma che una soluzione “modello coreano” si sarebbe potuta raggiungere già da tempo e con migliaia di morti in meno, chi pensa, scrive, agisce in questa modalità, ne sa bene il direttore di questa rivista, viene additato dai censori russofobi come complici del sanguinario zar del Cremlino. Ma la Russia è non è parte dell’Europa? Non solo dal punto di vista geografico, ma storico, culturale, di sicurezza, di interessi energetici condivisi? Se la risposta è sì, allora ha ragione Caracciolo quando nel suo editoriale di Limes sostiene che se l’ex cancelliera tedesca Angela Merkel «trattasse con Mosca e Kiev i termini di un cessate-il-fuoco immediato che preludesse a un accordo duraturo sull’assetto dell’Ucraina, passerebbe alla storia come pacificatrice d’Europa nell’ora del pericolo massimo».
Può la Nato battere la Russia senza farle la guerra? s’interroga Caracciolo. E ragiona: «La risposta a questa domanda decide del conflitto in corso.... Jens Stoltenberg, segretario generale dell’organizzazione militare del Patto Atlantico, ha scandito: “Non cerchiamo la guerra con la Russia». E ha quindi escluso l’imposizione di una zona di non sorvolo sull’Ucraina, che equivarrebbe all’apertura delle ostilità contro Mosca. Non volere la guerra significa volere la pace negoziata? Esprime invece la convinzione che le sanzioni, i rifornimenti di armi e volontari alla resistenza ucraina e la pressione internazionale piegheranno la Russia? O infine che l’Alleanza Atlantica non muoverebbe dito nemmeno se Putin occupasse Kiev? Nel primo caso, si tratta di interrompere subito le ostilità per intavolare un negoziato fra Putin e Zelinsky”. Per storia, spessore politico e Paese di appartenenza, Angela Merkel sarebbe la più indicata, lei sì una autorevole “facilitatrice”. O anche frau Angela è al servizio di Putin? È il 1.603° giorno di guerra in Ucraina. La “diplomazia delle armi” ha cancellato la politica.
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