Tunisia, la rivoluzione dei gelsomini soffocata da Saied
Un rapporto di Human Rights Watch documenta la repressione delle organizzazioni civili. Il governo italiano continua a sostenere il presidente tunisino.

ANSA
La “stagione della speranza” nacque lì, in Tunisia, con la “rivoluzione dei gelsomini”. La rivolta popolare che spazzò via il regime divenne un punto di riferimento per le “primavere arabe. Era il 2011. Dieci anni dopo, il 25 luglio 2021, sale al potere Kais Saied, il presidente autocrate. La controrivoluzione prende forma. Le carceri si riempiono di oppositori. Una situazione drammatica che viene documentata da Humna Rights Watch in un recente rapporto di 49 pagine dal titolo We Are Living on Borrowed Time (Stiamo vivendo con i giorni contati).
Rimarca il Rapporto: «Il documento dà conto della crescente repressione da parte delle autorità tunisine nei confronti delle organizzazioni della società civile locali e internazionali e dei loro membri, che sono oggetto di arresti e detenzioni arbitrarie, indagini finanziarie e penali, sospensioni arbitrarie e misure volte a inasprire il quadro legislativo che disciplina le associazioni e a limitare il diritto alla libertà di associazione.
Le conseguenze sui diritti delle persone sono gravi, anche per quanto riguarda la loro capacità di partecipare alla vita pubblica e alla libertà di associazione, nonché di esercitare la libertà di espressione. Le organizzazioni della società civile in Tunisia svolgono inoltre un ruolo fondamentale nell’offrire assistenza legale, nel monitorare le carceri e i luoghi di detenzione e nel garantire l’accesso alla protezione o all’accoglienza, tutte attività ora a rischio. Perseguendo penalmente gli operatori delle organizzazioni non governative (ONG), incarcerandoli o costringendoli all’esilio e smantellando i gruppi della società civile, le autorità si assicurano che non rimanga nessuno a chiamarle a rispondere delle proprie azioni, con conseguenze devastanti per la realizzazione dei diritti umani e delle tutele per cui la società civile si batte da tempo».
Dello stesso tenore è gravità sono i report di Amnesty International e delle associazioni per i diritti umani tunisine. Autocratico, liberticida e razzista. È il regime instaurato da Kais Saied. Con il sostegno del governo italiano e il silenzio complice dell’Europa. Per Giorgia Meloni Saied è un faro di stabilità nel Mediterraneo, da sostenere e finanziare perché faccia il lavoro sporco (campi di detenzione, respingimenti in mare dei migranti) al posto nostro. I gelsomini sono stati recisi. Ma la società civile tunisina non si è arresa.
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