Trump tra Zelensky e Netanyahu: due guerre, nessuna strategia

Dai Patriot per Kiev alle divergenze con Israele sull’Iran, la Casa Bianca cerca di contenere alleati e avversari senza una linea politica riconoscibile.

Michelangelo MetaFlusso QuotidianoTRUMPISRAELE
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ANSA

Il 28 luglio il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ricevuto a Washington in due incontri separati il Capo di Stato ucraino Volodymyr Zelensky e il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu. I due colloqui, entrambi definiti “positivi” dal tycoon, hanno effettivamente registrato risultati incoraggianti per Kiev e Tel Aviv: da parte ucraina, il successo della riunione deriverebbe dall’assenso americano alla concessione di licenze per la produzione e la fornitura di missili Patriot, fondamentali per la difesa aerea del Paese. L’incontro, che tra le varie questioni ha riguardato la necessità di riaprire una strada diplomatica con Mosca, ha coinciso poi con l’attuazione da parte del Congresso dell’ultimo piano di sanzioni contro il settore energetico russo. Un segnale incoraggiante per Kiev, che vede ora prendere corpo la prospettiva di dazi americani contro i Paesi che continuano a fare affari con Mosca.

Il colloquio con Netanyahu ha invece dimostrato un riallineamento delle posizioni israeliane con Washington, considerati i recenti dissensi sulla conduzione delle operazioni militari in Iran. Tema centrale dell’incontro è stato il dossier nucleare: i due leader hanno infatti ribadito l’obiettivo di impedire a Teheran l’acquisizione dell’arma atomica. La delicata questione ha tuttavia palesato le divergenze nella coalizione israelo-americana relative alle modalità e ai tempi necessari per il raggiungimento di tale scopo. L’approccio di Netanyahu a considerare nuove offensive nella regione si scontra infatti con la prospettiva più diplomatica di Trump: la preferenza di soluzioni negoziate da parte americana risponde agli elevati dividendi politici ed economici di una guerra sempre più impopolare, osteggiata ormai anche tra le fila dei sostenitori più fedeli del movimento Maga.

Due strategie diverse, che restituiscono l’immagine di un equilibrio internazionale sempre più fragile e di un’amministrazione americana impegnata a contenere faticosamente alleati e avversari in una linea politica incerta e soggetta a continui cambiamenti.

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