Trump tenta il D-Day economico contro l’Iran: un fallimento annunciato

Dopo la disfatta del regime change, la Casa Bianca moltiplica le sanzioni. Le monarchie del Golfo si allontanano, mentre l’Europa rischia una bolletta più cara.

Umberto De GiovannangeliFlusso Quotidiano
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ANSA

Visto che la guerra non funziona, lo strampalato commander in chief dell’iperpotenza mondiale medita di cambiare strategia contro il regime, studiando una serie di sanzioni. E visto che la megalomania è il suo forte, annuncia il D-Day economico contro l’Iran. «Nel frattempo, lo stretto di Hormuz è aperto», proclama Donald Trump.

Non avendo uno straccio di strategia politica, visto il fallimento conclamato del “regime change”, il tycoon fa quello che meglio gli riesce: minacciare sfraceli, ammonire quelli che un tempo erano ritenuti alleati nel Golfo arabico. Ultimo, in ordine di tempo, l’Oman.

Il risultato sul piano geopolitico è un fallimento totale: le petromonarchie sunnite — Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein — hanno preso le distanze dall’avventurismo del duo Trump-Netanyahu, per il semplice, tangibile fatto che la guerra all’Iran ha finito per rafforzare il regime teocratico-militare iraniano, determinando una trasformazione degli equilibri interni, con la componente militare — i Pasdaran — che ha avuto il sopravvento su quella “religiosa” — gli ayatollah.

Un rafforzamento che si estende anche ai proxy mediorientali sciiti legati a doppio filo a Teheran: Hezbollah, Houthi in primis. A ciò si aggiunge, e non è certo un elemento di contorno, l’irrigidimento dell’alleato israeliano, con i “no” di Netanyahu al piano su Gaza del Board of Peace di trumpiana invenzione e, altrettanto possente, il “no” a un ritiro dell’esercito israeliano dal Sud del Libano.

Ora Trump prova la carta del D-Day economico. Una sorta di moltiplicazione delle sanzioni, estese anche a quei Paesi che provano a fare accordi separati con l’Iran. Una trovata da fallimento annunciato, che rischia di aggravare ulteriormente la bolletta energetica dell’Europa.

Ma per questo The Donald ha già una soluzione: dopo le armi, gli infidi europei comprino il petrolio americano. «Il Texas e la Louisiana ne sono pieni», bandisce l’inquilino della Casa Bianca.

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