Trump detta, la Fifa obbedisce: il Mondiale diventa affare di potere
La squalifica sospesa a Balogun dopo la chiamata di Trump a Infantino rivela la sudditanza della Fifa: il calcio globale si piega al cerimoniale del potere.

ANSA
Trump chiama, la Fifa esegue. La sudditanza del massimo organismo del calcio alla presidenza Usa appare sempre più evidente dopo la vicenda Balogun. Espulso in Stati Uniti-Bosnia per un intervento sulla caviglia di Tarik Muharemović, l’attaccante americano era stato fermato per un turno e, dunque, avrebbe dovuto saltare l’ottavo di finale contro il Belgio. Una partita non facile per gli Usa, che senza il proprio miglior giocatore vedevano le proprie speranze ridotte al lumicino. Così, subito dopo la squalifica è stato il presidente Trump a protestare telefonicamente con l’amico Infantino, numero uno della Fifa. Risultato: la Fifa ha sospeso la sanzione applicando l’art. 27, che permette di "mettere in pausa” la squalifica per un anno. Così Balogun sarà regolarmente in campo. E mentre Trump su Truth ci tiene a dire «grazie alla Fifa per aver posto rimedio a una grave ingiustizia!», resta lo sconcerto di addetti ai lavori e della nazionale belga.
La questione, però, va oltre la sfera sportiva. Il punto, infatti, non è la presenza o meno in campo di Balogun contro il Belgio quanto le ingerenze sempre più evidenti del presidente americano nel torneo. Iniziato tra frontiere chiuse, respingimenti e tensioni con l’Iran arrivate fin dentro il campo, quello di Usa-Messico-Canada sta diventando il Mondiale di Donald Trump. E se da un lato il tycoon vuole trasformare questo evento in una vetrina in cui mettere in mostra il suo potere, dall’altro la Fifa non sembra per nulla intenzionata ad impedirglielo. Da anni Infantino costruisce un calcio sempre più esclusivo, commerciale, più disponibile al compromesso. Negli Stati Uniti questa inclinazione ha trovato il suo volto perfetto: Trump non “partecipa” agli eventi, li occupa. Era già successo il 13 luglio 2025, nella finale del Mondiale per club al MetLife Stadium quando Trump non si mosse dal palco durante la premiazione e festeggio in mezzo ai giocatori increduli. Sembrava un fuori programma, era una prova generale. Ora la sceneggiatura è esplicita: per la finale mondiale del 19 luglio, sempre al MetLife, Infantino ha detto che lui e Trump consegneranno insieme la coppa. Che il presidente resti o no sul palco, il segnale è già passato. Il calcio globale, nato come lingua popolare e conflittuale, viene riscritto come cerimoniale del sovrano. Balogun è il pretesto, il sintomo. La partita vera è tra sport come spazio comune e sport come proprietà simbolica del potere.
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