Trump all’Onu, l’assalto al diritto internazionale

Dalla tribuna delle Nazioni Unite, il presidente Usa attacca la Corte penale internazionale e le istituzioni multilaterali. Nel mirino c’è l’idea stessa di regole comuni.

Umberto De GiovannangeliFlusso QuotidianoTRUMP
RIVRINASCITA_20260923110523703_670ff2d73da57a1ca1a825b99e902f90.jpg

ANSA

Se non fosse il commander in chief dell’iperpotenza militare mondiale, potremmo buttarla sul ridere, consigliandogli di farsi vedere da uno proprio bravo. Solo che fino a quando sarà lui il capo della Casa Bianca, Donald Trump va preso sul serio. E sul serio, molto sul serio, va preso il suo show dalla tribuna dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Lasciamo perdere l’autocelebrazione personale dell’uomo del fare, di quello che ha fatto finire otto guerre (quali, quando, dove?), che inventa straordinari successi in campo economico, dello sviluppo tecnologico ed energetico per la “sua” America. Qui siamo ancora nell’ambito para psicanalitico. E sorvoliamo pure sul suo promettere che i conti con l’Iran saranno regolati, in un modo o nell’altro, dopo le elezioni di midterm del primo martedì di novembre e il suo profetizzare sull’imminente fine di Cuba. Sparate del genere, The Donald le propaga a decine, ogni giorno, su Truth, il suo social personale. Le cose si fanno serie quando Il presidente Usa comincia a sparare ad alzo zero contro tutte le organizzazioni sovranazionali, a cominciare da quella che lo ospita: le Nazioni Unite.

Sprezzante, furente, Trump nel suo intervento di 38 minuti, il doppio del tempo concesso a ogni leader, accusa tutto ciò che struttura un multilateralismo , sia pure light, di veicolare un approccio “radicale di sinistra” e supportare un pestifero globalismo. In attesa di liquidare l’Onu, Trump dedica le sue attenzioni a quel covo di incalliti giustizialisti rappresentato dalla Corte penale internazionale dell’Aja e dai suoi giudici- “sono una banda di teppisti” sentenzia lo sceriffo della Casa Bianca - colpevoli di voler mettere sotto processo per crimini di guerra due cari amici del tycoon: Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu. A quei giudici impertinenti, Trump “consiglia” vivamente di dimettersi se non vogliono essere sepolti da una marea di sanzioni. Dimissioni che non preludono alla nomina di altri giudici. Ma allo sbaraccamento dell’ICC. Il mondo di The Donald non ammette organismi sovranazionali funzionanti, che provino a far rispettare quel diritto internazionale che Trump e i suoi amici di Mosca e Tel Aviv considerano carta straccia. “Resterò altri due anni e mezzo”, scandisce. Più che una constatazione di fatto, suona come una lugubre minaccia. Da non sottovalutare.

Se hai trovato utile questo articolo, sostieni Rinascita: abbonarsi significa sostenere il pensiero critico e ricevere la rivista cartacea direttamente a casa

Abbonati
Trump all’Onu contro la Corte penale internazionale - Rinascita