Superare l’impasse dell’Ucraina
Tra la richiesta dei Cinque Stelle di fermare gli aiuti militari e la linea del PD, la Costituzione può offrire alla coalizione un terreno comune sul sostegno all’Ucraina e sulla ricerca di un negoziato.

ANSA
A me sembra che vi sia un solo punto della piattaforma votata a Milano dai 5 Stelle a Milano che può creare un serio problema per il centro-sinistra o per l’Alleanza per la Costituzione - il nome proposto dall’ex premier che a noi personalmente piace molto. Uno solo, ma tale, se non si trovasse una soluzione condivisa e condivisibile, da mettere in pericolo la possibilità stessa di formare una coalizione fra i Cinque Stelle e gli altri partiti di centro-sinistra. È il punto sull’Ucraina e in particolare sull’invio di armi all’Ucraina.
Vediamo nel dettaglio. Sul problema ucraino, i Cinque Stelle hanno sostenuto alcune cose che sono condivisibili. Siamo anche noi convinti che l’Europa debba rendere più chiaro l’intento di favorire una soluzione negoziata del conflitto e debba anche precisare che non consideriamo la guerra in Ucraina una guerra per procura contro la Russia. Continuiamo a non comprendere per quale ragione l’Unione Europea non abbia nominato una personalità incaricata di sondare le relazioni con la Russia e di contribuire alla ricerca di soluzioni negoziali al conflitto ucraino. Sono posizioni che hanno trovato espressione nella discussione a Milano dei Cinque Stelle e che secondo noi possono essere accolte nel programma comune dell’alleanza.
Quello, invece, è difficile condividere è la pura e semplice cessazione del sostegno militare all’Ucraina che è contenuto nella piattaforma approvata ieri dai Cinque Stelle. C’è anche una considerazione da fare sulle conseguenze di portare fino in fondo questa idea. Se cessassero gli aiuti militari all’Ucraina, il conflitto che oggi è sostanzialmente in stallo, si riaccenderebbe e vedrebbe probabilmente la Russia guadagnare terreno. Il conflitto certo non andrebbe verso la fine: l’Ucraina cercherebbe e troverebbe i sostegni necessari per intensificare la lotta, quale che fosse la posizione italiana, e le speranze di una pace negoziata si allontanerebbero. Non si avvicinerebbero.
A me sembra che la segretaria del PD, Elly Schlein, abbia preso una giusta posizione su questo punto, sostenendo che l’invio di armi all’Ucraina è, e rimane giustificato dal fatto che l’Ucraina è stata ed è oggetto dell’attacco della Russia. Rifornirla di armi significa porre le premesse per una soluzione negoziata. Nel senso che una volta che la Russia si renderà conto che non è in grado di realizzare una vittoria militare sul campo, essa dovrà scegliere il negoziato per la fine del conflitto. Forse si può affinare il concetto introducendo qualche distinzione sul tipo di armi da fornire all’Ucraina: come del resto hanno fatto in passato gli Stati Uniti, possono essere escluse le armi offensive per colpire i territori russi, anche se ora l’Ucraina è in grado di operare questi attacchi con le tecnologie dei droni che essa ha saputo autonomamente sviluppare in questi anni.
Come si può procedere a superare questa impasse? Forse il punto di partenza può essere trovato nel nome che i Cinque Stelle hanno proposto per la coalizione di centro-sinistra. Se la nostra è un’Alleanza per la Costituzione, allora forse si può trovare nella Costituzione la risposta al problema dell’invio di armi all’Ucraina. L’Italia ripudia la guerra come mezzo per la soluzione delle controversie internazionali, ma accetta le limitazioni eventuali della nostra sovranità derivanti dalla nostra partecipazione agli organismi multilaterali. Il diritto all’autodifesa è sancito dalla Carta dell’ONU e il sostegno a un paese attaccato da altri è pienamente ricompreso nella forma e nella sostanza della nostra Carta Costituzionale.
Nell’invio di armi difensive all’Ucraina non vi è violazione della Carta Costituzionale, anzi vi è aderenza ai suoi principi fondamentali e all’articolo 11 in particolare. L’Alleanza per la Costituzione può trovare proprio nella nostra Carta fondamentale la base per la soluzione di questo problema. Crediamo che forse questa sia una strada percorribile, nel senso che il programma di uno di partiti della Alleanza per la Costituzione può contenere obiettivi più radicali, ma se il punto di intesa con le altre forze della coalizione ha un suo preciso fondamento nel dettato costituzionale, allora il partito che sostiene posizioni più radicali può mantenerle nel suo programma ma riconoscere che la posizione comune, fondata sul dettato costituzionale, è comunque un buon punto di equilibrio.
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