Sudan, il conflitto che sta cancellando un popolo
I raid sugli ospedali lasciano senza assistenza medica oltre 17 milioni di bambini e ragazzi. Così si cancella il futuro di un popolo nel silenzio del mondo

ANSA
Secondo gli ultimi dati di Save The Children, in Sudan a causa della guerra circa 17 milioni di bambini si trovano senza assistenza sanitaria. Una guerra “invisibile” sotto certi aspetti, un conflitto che sta passando (quasi) inosservato agli occhi dell’opinione pubblica. Nei tre anni di conflitto sono state colpite più volte strutture sanitarie e presidi medici portando il sistema sanitario nazionale sull’orlo di un baratro. Ad oggi si stima, infattti, che solo il 20% delle strutture mediche siano ancora operative: un dato altamente preoccupante che certifica l’assoluta carenza di tutto ciò che occorre (personale, medicine, carburante per i generatori) per curare il popolo del Sudan. Ma non è tutto. Stando ai dati delle Nazioni Unite, nel 2024 il tasso di mortalità infantile si aggira intorno al 42,9%, altro elemento che certifica una verità irrinunciabile: la guerra porta fame, distruzione, morte.
Basti pensare che qualche settimana fa, a seguito di un attacco a un ospedale nel Darfur orientale, sono state uccise circa 64 persone, di cui 13 bambini: una vera e propria. Del resto sulla falsa riga dello scenario fin qui descritto è intervenuto Mohamed Abdiladif, dirigente di Save The Children in Sudan: «Ogni singolo minuto di questo conflitto, sono nati tre bambini in condizioni che nessun neonato dovrebbe mai affrontare, in rifugi sovraffollati, in strutture sanitarie inadeguate o danneggiate, oppure mentre le loro famiglie sono costrette a fuggire. I bambini hanno il diritto di ricevere cure e protezione, anche in situazioni di guerra. Gli attacchi contro ospedali e altre aree civili, tutelate dal diritto internazionale umanitario, compromettono gravemente e in modo permanente l'accesso di madri e neonati alle cure essenziali». E mentre il conflitto prosegue nel silenzio generale, torna una domanda: riusciranno le organizzazioni mondiali (Onu, Unicef) ad accendere i riflettori su un conflitto che rischia di “cancellare” un intero popolo? Ma soprattutto riusciremo a fermare questa barbarie e tessere una pace che possa garantire un futuro al popolo del Sudan?
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