Starmer nazionalizza British Steel mentre l’Italia arranca sull’ex-Ilva

Londra riporta l’acciaio allo Stato. In Italia il governo rinvia sull’ex-Ilva mentre crisi e speculazioni pesano sui lavoratori.

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ANSA

Ieri il premier britannico Starmer ha annunciato la nazionalizzazione dell’industria siderurgica britannica, British Steel, da tempo al centro di una vertenza assai simile a quella dell'ex-Ilva. La decisione arriva in dopo una serie di interventi pubblici e l’impossibilità, nei lunghi anni di crisi, di trovare un acquirente privato che potesse subentrare a Jingye, colosso cinese che aveva rilevato nel 2019 gli altiforni di Scunthorpe dal fondo di private equity Greybull Capital che a sua volta lo aveva acquisito dal gruppo indiano Tata Steel per una sterlina nel 2016.

Il parallelismo con la situazione che sta vivendo l’ex-Ilva è evidente. A fronte, però, del rischio di una dismissione che coinvolgerebbe i 2700 lavoratori di Schunthorpe e un settore ritenuto strategico per la produzione industriale britannica, Starmer ha ritenuto necessario intervenire per tutelare l’interesse nazionale riportando sotto il controllo statale British Steel che era stata privatizzata, non senza contrasti, nel 1988. Qualche mese fa anche la Francia di Emmanuel Macron aveva avviato un processo simile per l’industria siderurgica. Sembra quasi che la produzione industriale pesante sia tornata ad essere considerata un asset strategico e quindi da tutelare in ogni modo, a maggior ragione in tempi in cui si parla di riarmo. L’Italia in questo contesto, invece, resta in mezzo al guado e non riesce ad avere il coraggio necessario per procedere verso la nazionalizzazione dell’ex-Ilva consegnandosi da un lato alle speculazione di colossi internazionali interessati più ad accaparrarsi le committenze dell’ex gruppo Riva che a rilanciarne produzione e potenzialità (è quanto fatto da Arcelor Mittal) e dall’altro alla progressiva perdita di funzionamento e competitività della propria siderurgia, settore strategico per la ricchezza nazionale. Potrebbe essere la volta buona anche per il nostro paese di avviare un processo di nazionalizzazione come chiesto da anni da sindacati e parti sociali. Tuttavia, è più probabile che prevalga la contrarietà ideologica della destra al governo: purtroppo, però, sulla pelle dei lavoratori.

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