Stabilicum, la legge elettorale contro le minoranze

Il Senato quadruplica le firme richieste alle nuove forze politiche. Il richiamo alla legge Acerbo e il rischio di una democrazia sempre più chiusa.

Carmine FotiaIl Punto
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ANSA

Alla fine, come diceva il grande Albertone che, malgrado la fatwa di Moretti (“ve lo meritate Alberto Sordi”), degli italiani aveva capito tutto: “So’ venuti fori ar naturale”. Sto parlando della nuova legge elettorale, voluta dalla premier Giorgia Meloni, approvata a luglio alla Camera e ora all'esame del Senato. L’hanno chiamata Stabilicum, io la chiamo invece Legge Acerbo bis.

Si, proprio quella voluta da Mussolini per abbattere la democrazia liberale nel 1923. Anzi questa è persino peggio. Sì, avete capito bene, è peggio! L’approvazione di un emendamento che porta a 378.000 le firme necessarie per presentare una lista per chi non è rappresentato in parlamento è un obbrobrio anticostituzionale, illiberale, fascista.

Con l’attuale legge elettorale ne servono 60.000. Addirittura, un primo emendamento le aveva portate a 700.000. Come ha osservato Alessandro Onorato, l’attuale numero di firme equivale ai voti presi da Noi Moderati nel 2022, quasi l’1%.

Chi mi legge sa che sono tra coloro che ha riconosciuto l’evoluzione democratica della premier e ha invitato la sinistra a combatterla per il presente gramo che offre agli italiani e per il futuro che non sa vedere, piuttosto che per le sue antiche radici.

Evidentemente, però, dinnanzi alle difficolta della sua maggioranza, insidiata a destra dal neo-fascista Vannacci, quelle radici riemergono con brutale invadenza.

Prima di proseguire diamo un’occhiata alla legge elettorale di Mussolini.

La legge, che prendeva il nome dal sottosegretario Giacomo Acerbo, modificò il sistema proporzionale allora in vigore introducendo un fortissimo premio di maggioranza: Alla lista che avesse ottenuto la maggioranza relativa dei voti a livello nazionale (con una soglia minima di appena il 25%), venivano assegnati i due terzi dei seggi alla Camera dei Deputati (ovvero 356 seggi su 535). Il restante terzo dei seggi veniva ripartito tra le altre liste su base proporzionale. L'obiettivo di Mussolini era quello di garantirsi una solida e legale maggioranza parlamentare, superando la frammentazione politica e l'instabilità dei governi precedenti, e neutralizzando l'opposizione (all'epoca divisa tra socialisti, comunisti, popolari e liberali). Fu approvata con il voto favorevole dei liberali (tranne Giovanni Amendola) e dei clerico-fascisti che sarebbero poi confluiti nel listone unico, Si opposero i Socialisti di Matteotti, i Popolari di Sturzo e De Gasperi, i socialisti massimalisti, i comunisti.

Non dico che si tratta della stessa legge, ma che l’ispirazione è la stessa: garantire stabilità e superare la frammentazione politica forzando il consenso popolare. Poi il Duce risolvette la questione in maniera più drastica, come è noto. Oggi, per grazia di Dio, abbiamo una Costituzione, una Corte Costituzionale e un Presidente della Repubblica che la costudiscono.

Quindi il premio è stato abbassato, e non potrà mai far raggiungere a nessuno la soglia dei due terzi delle camere, che consentirebbe alla maggioranza di prendete tutte le cariche istituzionali e di garanzia. Tuttavia, è stato inserito il premierato di fatto, con l’indicazione del capo della coalizione sulla scheda elettorale.

Lasciamo perdere la truffa delle preferenze, e veniamo all’emendamento ammazza minoranze. È una vergogna che sia stato approvato nello stesso giorno in cui l’Italia salutava commossa Emma Bonino, l’esponente radicale che insieme a Marco Pannella e ai suoi compagni radicali ha cambiato in meglio la storia del paese. Se nel 1976, quando entrò per la prima volta in parlamento, fosse stata in vigore questa legge elettorale, non avrebbe potuto farlo.

Ecco dove sta quel fascismo eterno di cui parlava Umberto Eco: nel disprezzo per le minoranze, nella esaltazione del comando unico, nella considerazione di ogni oppositore come un nemico, anche nel proprio campo. E non è purtroppo monopolio della destra: qui si sa bene quanto fu dura dentro il Pci la battaglia contro lo stalinismo e i suoi residui (la radiazione del manifesto è del 1969).

Faremmo bene a prendere sul serio la questione. In gioco non c’è solo il diritto di questo o quel movimento di presentarsi (con fantasia e buona volontà le soluzioni pratiche si trovano).

In gioco c’è la qualità della nostra democrazia che la destra al potere vuole sempre più asfittica, ristretta, senza partecipazione popolare, chiusa ai nuovi che bussano alla porta. È così che muore una democrazia.

In piazza? Ai leader di opposizione chiedo: diteci quando, dove e a che ora, che è già tardi. Agli esponenti liberali della maggioranza eredi di piccole minoranze dico siateci anche voi. Io ci sarò e porterò con me queste parole pronunciate da Giacomo Matteotti nel luglio del 1923 alla camera, in un clima si pesante intimidazione: Voi volete cancellare le minoranze per non avere ostacoli, ma ricordate che quando si chiudono le porte del Parlamento al dissenso legale, si costringe il Paese a cercare altre vie. Noi difendiamo la libertà di voto non per noi, ma per la dignità del popolo italiano.


Nota dell'autore: Nella serata di sabato, Alessandro Onorato, presidente di Progetto Civico Italia, ha annunciato una manifestazione per lunedì 14 alle ore 17 davanti al Senato. «Dal governo Meloni - ha detto ai giornalisti - arriva l'ennesima spallata alla Costituzione e alla democrazia. Obbligare le nuove forze politiche a raccogliere 370mila firme in appena 15 giorni, divise con 6 mila firme per ogni collegio, vuol dire creare degli ostacoli ad arte; più volte la Corte Costituzionale ha detto che il legislatore non può farlo. Per questo lunedì pomeriggio scenderemo in piazza davanti al Senato per protestare. Bisogna difendere la democrazia»

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