Spari sulla flottilla in acque internazionali: l'impunità spinge Israele oltre ogni limite

L’Idf intercetta le imbarcazioni umanitarie a 250 miglia da Gaza, apre il fuoco e ferma decine di attivisti. Dal mondo qualche timida protesta ma nessun intervento deciso mentre la CPI emette nuovi mandati per Smotrich e Ben Gvir

Marco ColomboFlusso QuotidianoPOLITICADIRITTO
RIVRINASCITA_20260520114937809_de09b397280aebd699af5ad1a3be161d.jpg

ANSA

Ancora spari sulla flottilla. Seguendo un copione oramai consolidato, l’esercito israeliano ha assaltato le barche della Global Sumud Flottilla diretta a Gaza per portare aiuti umanitari. Le imbarcazioni, 54 in tutto con a bordo 461 volontari, sono state intercettate dall’Idf a oltre 250 miglia nautiche dalle coste palestinesi mentre si trovavano in acque internazionali. Al termine della giornata di ieri si erano persi i contatti con 20 barche e le prime informazioni parlano di circa un centinaio di attivisti prelevati dall’esercito israeliano e condotti al porto di Ashdod. Le imbarcazioni sfuggite all’assalto israeliano, durante il quale sono stati sparati diversi colpi verso le imbarcazioni umanitarie, hanno modificato la loro rotta dirigendosi in Egitto per riorganizzare la missione e verificare le condizioni della flottilla.

Si tratta di un aggressione attesa, nel solco di quanto abbiamo visto negli scorsi mesi. Eppure in qualche modo quello Israele sembra essersi spinto ancora oltre rispetto alle precedenti missioni umanitarie bloccate al largo di Gaza. La flottilla intercettata ieri è stata colpita in acque internazionali, lontanissima dalle coste palestinesi a cui puntava e alla soglia delle quali erano state bloccate le imbarcazioni delle precedenti missioni. L’intervento a 250 miglia dalle coste, e ancor prima l’assalto alle imbarcazioni ormeggiate al largo della Grecia, mostrano i limiti del diritto internazionale. Israele sa di poter rimanere impunita, e dunque forza la mano aprendo il fuoco su delle imbarcazioni battenti bandiere di paesi europei e arrestandone gli equipaggi. E lo fa, questa volta, senza nemmeno attendere che si avvicinino a Gaza. Senza insomma, che vi sia anche un minimo pretesto a cui aggrapparsi. Una condotta che viola il diritto internazionale, certo, ma di cui difficilmente Israele risponderà nelle sedi opportune. Così come difficilmente risponderanno delle loro responsabilità gli esponenti del suo governo. La Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato di cattura nei confronti del ministro delle finanze Bezalel Smotrich e a breve potrebbe arrivarne uno anche per il ministro della sicurezza Itamar Ben-Gvir. Mandati che si aggiungono a quelli per Netanyahu e Gallant, emessi nel 2024 e mai attuati nella pratica.

Se hai trovato utile questo articolo, sostieni Rinascita: abbonarsi significa sostenere il pensiero critico e ricevere la rivista cartacea direttamente a casa

Abbonati