Slovenia, il ritorno di Jansa scuote l’Europa progressista
Tra trumpismo, ultradestra e ombre d’interferenze, la Slovenia vira a destra. E l’Europa tace davanti al ritorno di Janez Jansa.

ANSA
Salvo ostacoli dell’ultima ora, venerdì 22 maggio Janez Jansa diventerà per la quarta volta primo ministro in Slovenia. Pessima notizia, che arriva in un silenzio incomprensibile, anche in Italia. Certo, la Slovenia non è un grande paese, ma condividiamo un confine “denso”, carico di Storia. Qualche problema ce lo dovremmo pur porre. Forse non il governo Meloni, che si troverà benissimo con uno dei più ferventi sostenitori del trumpismo e di Trump. Amico di Netanyahu al punto de generare uno scandalo in piena campagna elettorale: un giornalista investigativo e un gruppo per i diritti civili avevano infatti scoperto che la società privata di intelligence israeliana Black Cube aveva incontrato esponenti dell’allora opposizione del partito SDS di Jansa, con finalità di spionaggio e interferenza elettorale. Uno scandalo in piena regola, ma interferenza – speravamo - non riuscita, visto che il 22 marzo il partito liberal-democratico del PM Robert Golob aveva vinto le elezioni arrivando primo, seppur di misura.
Il governo uscente, composto dal partito di Golob, dai socialdemocratici e dalla sinistra ha fatto cose egregie, fresche e coraggiose. Sia in politica interna, con riforme sociali e del lavoro molto progressiste (c’è addirittura un ministero per il futuro solidale, che non sopravviverà al cambio), una visione ecologica integrata e molta attenzione al digitale, che in politica estera. Schierandosi a fianco di Spagna e Irlanda sulla Palestina presso le Corti internazionali, la Slovenia ha vietato l’ingresso ai ministri israeliani estremisti e ha chiesto subito la sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele.
Però proprio guerre e instabilità hanno segnato gli ultimi mesi del governo, con aumento dei costi dell’energia e un rallentamento dell’economia. Cosi, i tre partiti che formavano la maggioranza progressista si sono fermati a 40 seggi. La maggioranza richiesta essendo di 46, si trattava di provare a negoziare al centro, e questa sembrava la soluzione più probabile.
Purtroppo, fra i sette partiti/coalizioni che hanno espresso parlamentari, c’è anche Resni.ca. Questa formazione populista nata durante la pandemia con un aggressivo programma antivax (e che non aveva avuto successo nella tornata del 2022) ha eletto cinque deputati su un programma “anti” tutto: NATO, ONU, UN, e istituzioni in generale, non parliamo di politiche contro la crisi climatica. Il leader, tal Zoran Stevanović (poliziotto radiato per motivi disciplinari, pluricondannato per frode fiscale e convertito in buttafuori) aveva promesso in campagna elettorale – e depositato presso notaio - che non sarebbe entrato in coalizione con Jansa. Promessa mantenuta a modo suo: in cambio dell’elezione a presidente del parlamento avvenuta il 10 aprile, ha chiuso i giochi concedendo l’appoggio esterno a Jansa. Jansa ha a quel punto attirato dalla sua parte il resto del centrodestra, e sarà prevedibilmente incoronato Primo Ministro con i 48 voti che hanno eletto Stevanovic alla seconda carica dello Stato (la seconda carica dello Stato!).
Il combinato disposto di Jansa e Stevanovic consegna il paese al suo peggior governo di sempre. Infatti Truth, il social di Trump, ha entusiasticamente applaudito. Ricordiamo che lo stesso Jansa si era beccato una condanna per corruzione nel 2013, condanna poi decaduta per pure ragioni di procedura. Nonostante questo bel quadretto, il PPE di cui SDS è membro ha già benedetto il futuro nuovo governo, salutando il ritorno di Jansa in EUCO. Dopo l’ingresso di Magyar al posto di Orban, il PPE fa il pieno con un nuovo leader. Non conta che i deputati europei SDS siano stati sanzionati nello stesso PPE per le loro posizioni estremiste, e che siano a favore di un’alleanza organica con le destre radicali. Contano forse i primi interessanti segnali sul fronte economico, che la nuova coalizione sembra voler negoziare (l’intero governo si insedierà verosimilmente a giugno), brutta copia del “Big Beautiful Bill” di Trump. Regali ai ricchi, agli speculatori immobiliari e alle grandi imprese, con evidenti nefaste conseguenze sui servizi pubblici, sui salari e sulle pensioni. Sindacati e società civile sono già sul piede di guerra. E’ l’ultima speranza.
Proprio venerdì scade il termine per presentare ricorso contro la validità delle elezioni, potenzialmente inficiate dalle interferenze di Black Cube e degli israeliani. In accordo con le norme slovene, un cittadino o una ONG possono presentare un ricorso costituzionale se nutrono il sospetto di interferenze straniere che abbiano compromesso l’integrità del processo elettorale in violazione del diritto costituzionale a un libero e giusto scrutinio. Vedremo. Il minimo che possiamo fare è non lasciarli soli, se crediamo che l’Europa sia ancora “una Comunità”.
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