Sinner, Belen e Tiziano Ferro: la fragilità che unisce

Tre icone popolari, tre crisi diverse e un’unica verità: la fragilità riguarda tutti, ma può diventare risorsa, ribellione e persino potere nascosto.

Roberto GramicciaBattaglia delle IdeeCULTURALIBRI
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Archivio Rinascita

È la cronaca a mettere insieme tre nomi che non hanno niente in comune se non la grande popolarità, l'appeal mediatico e l'aspetto fisico diversamente gradevole. Sinner è ormai alle soglie dell'Olimpo; Belen è "la più bella" e spigliata donna di spettacolo ormai da tanto tempo (non precisiamo quanto per galanteria); Tiziano Ferro è un grande cantautore (forse il più grande) che ha venduto nel mondo oltre 20 milioni di dischi. Minime note biografiche che non serve approfondire perché bastano per dare l'idea di un'affermazione internazionale e di un successo che, a parte minimi chiaroscuri, nessuno può mettere in discussione. Questo mi interessa. Partire dal dato di fatto di un riconoscimento che non potrebbe essere più completo, anche se ottenuto in ambiti completamente diversi, ma decisivi in quella che Guy Debord e il premio Nobel peruviano Mario Vargas Llosa definiscono rispettivamente "Società" o "Civiltà dello spettacolo".

Ebbene sapete la notizia? Praticamente nella stessa settimana: Sinner è crollato, tutti sanno dove come e più o meno perchè, sul fatto che si riprenderà alla grande si nutrono pochi dubbi ma intanto... è crollato; Belen Rodriguez è stata ricoverata in circostanze non esattamente rilassanti per una crisi d'ansia incontenibile; Tiziano Ferro, intervistato alla vigilia di una grande tournée, ha dichiarato di portarsi dietro non solo la logopedista ma anche la psicologa. Con tutta l'evidenza possibile è la fragilità il fil rouge che lega questi tre personaggi e le loro vicende, e la cosa che s'intende chiarire anzitutto è che se ne vuole parlare con il massimo rispetto. Nessuna ironia quindi, nemmeno sul fatto, sul quale qualcuno potrebbe sorridere della psicologa pret-a-porter. A tutti e tre va la mia solidarietà. Niente da dire anche per Tiziano Ferro, il quale, anzi ha dimostrato coraggio e anticonformismo confessando indirettamente la propria fragilità.

Vi chiederete allora il perché di questa nota il cui unico merito potrebbe apparire quello di mettere insieme tre cose solo apparentemente diverse. A ben guardare, invece, questo "perché" cela verità insospettabili. La prima è che tutti siamo fragili. Se lo sono figure che non hanno da chiedere niente alla vita, figurativi il resto del mondo. La seconda è che fragilità talento e bellezza sono spesso interconnesse, con modalità che vanno studiate e sono figlie della dialettica che muove il mondo. La terza è che tutti siamo uguali in quanto fragili e quindi qualsiasi società diseguale è disumana. La quarta è che la fragilità non è solo un vincolo ma, a determinate condizioni, può diventare una magnifica risorsa. La quinta è che tutto questo è vero per i singoli ma anche per le classi sociali, le cui diseguaglianze non sono destinate a durare per sempre, sempre che la fragilità si trasformi da rassegnata in ribelle e la forza che si sprigiona da questa trasformazione sia ben diretta.

Queste e molte altre sono le idee che il contatto quotidiano e lo studio della fragilità come medico e umile osservatore del mondo mi hanno suggerito. Ho cercato di raccoglierle e di dar loro un senso compiuto, arricchendole con le storie di 29 magnifici fragili eroi. Se vi va, leggetelo. Si intitola Teoria della fragilità. Alla ricerca di un potere nascosto (Diarkos). A ben guardare, vi si narra pure di Sinner, Belen e Tiziano Ferro.

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