Sinistra, a voce alta
La parola sinistra torna a indicare un progetto: giustizia sociale e ambientale, democrazia e azione collettiva contro l’egemonia neoliberista.

ANSA
Ci voleva questa discesa negli inferi di nuovi fascismi e autoritarismi che hanno ripreso forza e sconquassato le democrazie di mezzo mondo, per rivalutare e ridare dignità e rappresentanza politica alla parola sinistra. Ci sono stati anni in cui le nostre convinzioni personali, collettive e pubbliche che richiamavano ad una ideologia di sinistra erano diventate carbonare per via dell’affermazione del neoliberismo che ha «montato» una serie di pregiudizi, di rigide credenze intorno al concetto di ideologia e bollato come estremista la parola sinistra.
Oggi che la destra è ritornata a manifestarsi come tale, è urgente rimettere al centro della nostra azione politica l’insieme di credenze, preferenze, convinzioni, giudizi e pregiudizi che richiamano e fanno riferimento ad «un’interpretazione di sinistra del mondo» come suggerisce il Forum Disuguaglianze Diversità nelle sue Parole per il cambiamento. Già nominarla ad alta voce è un passaggio non di poco conto. È ritornare ad esplicitare come indispensabile l’impegno. Il nostro essere di sinistra è il primo passaggio per rimettere al centro del dibattito politico convinzioni morali comuni, principi dell’agire che richiamano a responsabilità collettive dell’intera comunità, al welfare pubblico universale, alla solidarietà verso i migranti, a un sistema di valori di sinistra.
La cultura neoliberista, come suggeriscono le Parole per il cambiamento, ci ha raccontato «una non-ideologia – né sinistra, né destra – ha nascosto e invitato a nascondere i valori e i convincimenti, narrando quelli propri come verità oggettive e naturali». Valori profondamente di destra hanno così cominciato ad infiltrarsi e sono diventati senso comune, contaminando ogni formazione politica: «Anche le formazioni che venivano da una tradizione di sinistra hanno sentito il bisogno di definirsi di “centro-sinistra” e di convergere di fatto verso quell’inesistente “centro” che corrispondeva al mito della non-ideologia».
Uno degli esempi più clamorosi di quanto vado dicendo è il concetto di «autorità» che la destra interpreta come «naturale affidamento di un ruolo indiscusso di guida (nella famiglia e nella società) a chi ha il potere e come tutela dell’ordine e delle norme ereditate dalla tradizione», mentre la sinistra la intende come «rispetto e attuazione dell’accordo scaturito da un confronto (nella famiglia e nella società) anche acceso ma segnato da un bilanciamento del potere dei partecipanti». Le conseguenze delle politiche neoliberiste, di destra, hanno prodotto disastri sociali, culturali ed economici di cui oggi sentiamo gli effetti drammatici. L’ingiustizia, l’iniquità, l’autoritarismo, l’arbitrio hanno indotto a «risentimento e rabbia e a una profonda domanda di protezione e di ordine».
Il Forum prospetta il quadro attuale di un sistema ormai imploso nel quale è necessario riprendere e riaffermare il senso della parola sinistra, di quel desiderio di radicale cambiamento e, con esso, della democrazia e del ruolo centrale della scienza. «Proibirci tale termine significherebbe tacere» diceva Massimo Cacciari quarant’anni fa. E abbiamo taciuto per troppo tempo sull’importanza dei successi politici che abbiamo ottenuto, sull’emancipazione sociale, sulle pratiche diffuse di azione collettiva e di politiche pubbliche che, pur nel dominio della cultura neoliberista, hanno potuto sperimentare strade originali.
Non abbiamo costruito quella «società diversa» che inseguivamo, ma abbiamo difeso la Carta Costituzionale dagli assalti della destra che ha provato più volte a depotenziare la forza di un sistema di principi che ha regalato al pensiero di sinistra una base solida di regole comuni. E che oggi riprendono vigore e possono diventare le fondamenta di una ricostruzione della parola sinistra per affrontare le gravi disuguaglianze prodotte dal capitalismo, le crisi mondiali e una relazione insostenibile con la Terra. È un momento delicato ma decisivo quello che stiamo vivendo oggi.
E il nostro compito, di persone di sinistra, è quello di rimuovere gli ostacoli «attraverso la nostra azione organizzata e la costruzione di uno Stato democratico che, legittimando e governando confronto e conflitto, accresca la giustizia sociale e ambientale». Dobbiamo agire sulla rimozione dell’egoismo, tratto tipico del riduzionismo neoliberista, sulla reciprocità fra le persone e sul rapporto armonico con la natura. E poi, attraverso un confronto democratico «acceso, informato, aperto e ragionevole», un riequilibrio continuo dei poteri e la rimozione di qualsiasi subalternità, degli uomini sulle donne, dell’origine etnica, di classe e della specie umana sull’ecosistema.
Infilare principi di sinistra nelle maglie del sistema capitalistico e del profitto, sfruttare la crisi di questo sistema per contrapporre e costruire dispositivi che garantiscano benefici a tutte e tutti e che promuovano modi non-capitalistici di produzione, in una continua «tensione verso il superamento del capitalismo». La parola sinistra può diventare la chiave d’accesso al cambiamento e ai suoi principi, e rappresentare il complesso di regole della proposta alternativa.
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