Silenzio e imbarazzo di Meloni sulla chat della vergogna
Dopo lo scoop di Domani, che ha pubblicato i messaggi antisemiti dei dirigenti di Fdi in Trentino, la maggioranza fatica a prendere le distanze e minimizza gli episodi

ANSA
«Non so cosa ci sia peggio degli ebrei», «leccaculo dei giudei», «ad averci le p… le cose sarebbero diverse». Sono solo alcuni dei messaggi mandati da dirigenti di Fratelli d’Italia in Trentino in una chat interna al partito. Secondo quanto svelato dal quotidiano Domani, che ha pubblicato le conversazioni, diversi ex consiglieri comunali e componenti del coordinamento provinciale si sarebbero più volte lasciati andare a commenti antisemiti pesanti. Le opposizioni hanno chiesto un’informativa urgente di Giorgia Meloni ma dalla maggioranza ancora non sono arrivati commenti o condanne. Alcuni dei protagonisti delle affermazioni raggiunti dal giornale hanno ammesso il contenuto, ma hanno precisato che fosse “decontestualizzato” in una chat privata e che fossero in realtà critiche alla linea del governo nei confronti del genocidio palestinese.
Meloni tace e Donzelli minimizza e attacca la sinistra e, in generale, le opposizioni che chiedono condanna e prese di posizione. Del resto, dopo aver tacciato di antisemitismo le migliaia di persone scese in piazza in solidarietà alla popolazione palestinese e alla Flotilla che distinguevano in modo chiaro e senza ambiguità le accuse e le responsabilità del governo israeliano di Netanyahu e Ben Gvir dalla religione ebraica, trovare sui giornali frasi del genere scritte da dirigenti di partito non può che generare imbarazzo. È vero che due indizi non fanno una prova, ma dopo lo scoop del Domani e l’inchiesta di Fanpage su Gioventù Nazionale (la giovanile di FDI), rimane il dubbio che dentro il partito di maggioranza relativa del paese un pezzo del suo gruppo dirigente non abbia ancora reciso il legame con il suo passato nostalgico e inconciliabile con la democrazia. Che la premier Meloni e il presidente del Senato La Russa solo pochi giorni fa, il 22 maggio, abbiano celebrato, rivendicandone la continuità ideale e la filiazione diretta della destra italiana, Giorgio Almirante, tra le altre cose segretario di redazione della rivista fascista La difesa della razza e “fucilatore di partigiani” (come da sentenza della Corte di Cassazione del 16 maggio del 1978), non aiuta a dissipare il dubbio.
Se hai trovato utile questo articolo, sostieni Rinascita: abbonarsi significa sostenere il pensiero critico e ricevere la rivista cartacea direttamente a casa
Abbonati