Servizi per l’infanzia, Italia in ritardo tra welfare fragile e divari crescenti

Pochi investimenti e offerta insufficiente ampliano le diseguaglianze. Il PNRR è decisivo, ma senza gestione e personale rischia di rafforzare il divario territoriale.

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ANSA

L’Italia resta indietro nei servizi per l’infanzia (0-6). La recente ricerca “Partire bene” della Fondazione Agnelli evidenzia un netto ritardo rispetto a Francia, Germania, Spagna e Regno Unito: con appena lo 0,3% del PIL investito nella fascia 0-3, il Paese offre circa 35 posti nido ogni 100 bambini. In questo vuoto il privato aumenta il suo peso, acuendo il divario tra chi ha disponibilità economiche per accedere ai servizi e chi rimane fuori. Incide anche la debole continuità tra congedi parentali e nido. Offerta pubblica inadeguata e carenza di personale alimentano le diseguaglianze già nei primi anni di vita.

Sono dati che impongono una riflessione politica. I fondi del PNRR sono un’ultima occasione, ma non priva di rischi. Senza risorse per la gestione e le assunzioni, e senza un equilibrio tra strutture, programmazione e bisogni del territorio, le fragilità non vengono colmate, rischiando di accentuare il divario tra il Nord e Sud del Paese. Eppure, esperienze locali virtuose (come in Emilia-Romagna e Toscana) indicano modelli da estendere su scala nazionale. Il sistema attuale scarica la cura sulle famiglie, in particolare sulle donne, segno di un processo di «defamilizzazione» incompiuto. I servizi socio-educativi per la prima infanzia sono un’infrastruttura centrale del welfare. Non si tratta solo di “posti”, ma di assicurare il diritto al pieno sviluppo educativo, cognitivo e sociale, promuovendo l’educazione fin dalla prima infanzia, indipendentemente dal contesto di nascita. Al centro vi sono diritti sociali fondamentali che riguardano l’organizzazione della produzione e della riproduzione sociale. Con implicazioni per la qualità della vita, la libertà e l’uguaglianza. Più che provvedimenti estemporanei, la posta in gioco è costruire politiche capaci di rilanciare i servizi pubblici, promuovendo modelli organizzativi partecipativi e socializzando la responsabilità di cura. Da scelte come queste dipendono la qualità della democrazia e il futuro stesso del Paese.