Serbia, la piazza si candida a governare
Il Movimento degli studenti sfida Vučić alle urne dopo mesi di proteste. Democrazia diretta e lotta alla corruzione al centro di un’esperienza inedita.

ANSA
Fanno meno notizia dei casseur francesi. Non conquistano le prime pagine dei giornali o i titoli di apertura dei Tg. Eppure, ciò che sta avvenendo in Serbia è qualcosa di unico. La Piazza che si fa Stato. Un Movimento di studenti che sfida il potere nelle urne, con buone possibilità di vittoria. Un caso più unico che raro.
Una protesta che va avanti da mesi e che avrà il momento della verità domenica 25 ottobre, quando i serbi si recheranno alle urne nelle elezioni anticipate volute dall’ex presidente Aleksandar Vučić che si è candidato, alla guida del partito di cui è capo incontrastato da cinque anni, il Partito progressista serbo (Sns), per conquistare la carica di primo ministro. Cinque anni segnati da gravi casi di corruzione, culminati con il crollo della tettoia di Novi Sad (16 morti) che era stata ristrutturata da poco da un’azienda cinese.
Gli ultimi sondaggi danno un testa a testa con il Movimento degli studenti (quelli che si tengono bassi assegnano alla Lista studentesca il 45% dei consensi). E già questo è un fatto politico di straordinaria rilevanza. Un Movimento che sfida un regime, con il suo potente apparato mediatico e di sicurezza (già si temono brogli massicci, e a Belgrado, tra gli analisti indipendenti, c’è chi paventa la possibilità che se si rendesse conto di essere in svantaggio Vučić potrebbe annunciare l’annullamento delle elezioni). Di fronte, c’è un Movimento che ha saputo unire la protesta con la proposta, l’idealità con la concretezza.
E di grande interesse, e prova di maturità, è il meccanismo con cui la Lista studentesca ha selezionato i propri candidati. L’assemblea plenaria di ciascuna facoltà ha proposto i candidati e la decisione finale è stata presa con il consenso di tutte le assemblee plenarie delle università serbe, con la possibilità di veto (esclusione) di alcuni candidati. Una tangibile dimostrazione di democrazia diretta.
Non si tratta di scomodare la storia. Non è la «primavera serba» né l’«autunno caldo di Belgrado». Ma nei tormentati Balcani, ancora segnati dalle ferite delle guerre, un movimento che rivendica democrazia e libertà, efficienza pubblica e lotta alla corruzione. Certo è che il movimento studentesco è nelle piazze della Serbia dal dicembre 2024 ed è il più imponente dal 1968. Domenica si saprà se la Serbia ha voltato pagina. Questo sì sarebbe un evento storico.
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