Senza rincorrere l’osso

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Uno dei cattivi vezzi del dibattito politico nostrano è la “rincorsa dell’osso”, vale a dire la ricerca di posizionamento sulla polemica quotidiana o sul fatto contingente. È stato così in questi giorni, dopo alcune dichiarazioni sul woke della deputata democratica americana Alexandria Ocasio-Cortez, una dei leader del nuovo corso socialista dei Dem USA, abbiamo assistito infatti ad una corsa al posizionamento sia a destra che nel cosiddetto campo largo: sono arrivate lettere a Repubblica, dichiarazioni di storiche prese di distanza da parte di alcuni leader di lungo corso del centrosinistra e persino dalla maggioranza parlamentare e da Roberto Vannacci sono arrivati commenti. Tra le poche a non intervenire al riguardo, ma ad aver rilasciato un’intervista sui temi dell’attualità politica e sociale, invece, è stata la segretaria nazionale del PD Elly Schlein: si può essere d’accordo o meno con il merito delle proposte che ha lanciato, ma ha spaziato dai temi concreti del caro gasolio alle questioni relative al sistema bancario. È una scelta precisa, quella di Schlein, di gestire la comunicazione senza rincorrere l’osso del momento e sembra essere apprezzata dalla cosiddetta generazione Z. Tuttavia, occorre ricordare che non è solo sul segmento giovanile dell’elettorato che si gioca la partita delle prossime elezioni politiche e non basta evitare di farsi trascinare nella polemica del momento per salvaguardare la tenuta del campo progressista e il proprio essere «testardamente unitari». A ben vedere, non abbiamo assistito in Italia ad un eccesso di cancel culture o similare; sono cresciuti, invece, movimenti per i diritti civili che spesso e volentieri hanno incrociato e si sono legati a movimenti che portavano avanti rivendicazioni sociali più “classiche”, quasi a dimostrare che non vi è opposizione o alternatività tra loro. Potremmo dire, piuttosto, che spesso sia mancata la capacità della politica e dei soggetti organizzati di costruire una trama comune tra la rivendicazione dei diritti civili e l’interpretazione e la rappresentazione della questione sociale. Questa è una responsabilità che hanno avuto i principali partiti dell’alveo progressista e che solo da poco, nel caso del PD, ad esempio, dall’avvio della segreteria Schlein, si sta provando a risolvere. Se a qualcosa può servire il surreale dibattito sul woke, è ribadire che le contraddizioni all’interno della società che determinano disuguaglianze e torsioni dei diritti, che escludono e marginalizzano, sono sempre e comunque figlie di un assetto produttivo che mette al centro il profitto e che tende a rafforzare l’individualismo e l’utilitarismo invece della solidarietà e del benessere collettivo. Proprio per citare Alexandria Ocasio-Cortez «capitalism has not always existed in the world, and it will not always exist in the world» (Firing Line, PBS 2018), se questo è vero la politica, i partiti e i movimenti dovrebbero essere all’altezza di un compito enorme: la grande occasione che si apre davanti alla sinistra in tutto il mondo è di interpretare il cambiamento, di aprire la strada ad un modello nuovo e diverso di sviluppo, un nuovo modello produttivo che sappia far crescere insieme diritti sociali e civili perché diversamente non può nascere. Lo abbiamo visto nei fallimenti del secolo scorso. Per questo, venendo alle faccende di casa nostra, non abbiamo bisogno di fughe in avanti o della semplice ricerca di affermazione di leadership sull’osso del momento, ma di idee forti, sguardi plurali e generosità: qualcuna sembra averlo già capito, qualcuno ci arriverà presto.
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