Se saranno primarie, che siano una festa democratica
Archiviata l’ipotesi di una figura di garanzia, le primarie appaiono inevitabili: si facciano presto e diventino una prova di unità, non una conta interna.

ANSA
Com’è difficile, talvolta, il confronto politico! Anche dentro la stessa coalizione progressista! Qualcuno avanza un’idea, una semplice ipotesi di assetto del nostro schieramento e immediatamente si accende la malevola dietrologia.
Il buffo è che, sulla stessa materia del contendere, due grandi storici giornali italiani ne danno opposte interpretazioni. Favorisce Giuseppe Conte dice uno; è una strategia di Elly Schlein ribatte l’altro
Di che parlo? Di una suggestione probabilmente irrealistica, spericolata, ma non priva di senso e di intelligenza, apparsa per la prima volta come editoriale di Rinascita a firma di Michele Fina. Uno dei dirigenti di maggiore talento, attorno alla segretaria del PD. Viene poi ripresa in una intervista, da alessando Onorato, il leader di Progetto civico Italia, in forte espansione ovunque. Il ragionamento è lineare: la sinistra ha combattuto con grande forza e con altrettanto grande consenso per il NO al referendum sulla giustizia. Mettendo al centro, oltre alle questioni di merito, la difesa dei valori della costituzione italiana. Vale a dire: il contrasto ad un assetto di tipo presidenziale, di concentrazione dei poteri nell’esecutivo, di svilimento di tutte le sedi democratiche, a partire dal Parlamento. In sostanza, contro l’obiettivo della premier Meloni, segnato da un tratto autoritario che tremendamente circola in Europa e nel mondo.
Le primarie per scegliere il nostro candidato premier, in qualche modo, richiamano a questa centralità di un vertice, che tende a racchiudere quasi tutto in sè. Il suggerimento era quello di rompere tale schema. La legge elettorale ci obbligherà ad apporre sul programma della coalizione un nome, candidato premier; e noi invece potremmo rompere lo schema: facendoci rappresentare come coalizione da una grande personalità culturale, istituzionale, intimamente legata al messaggio repubblicano. Non per destinarla alla scelta del premier, che deve restare integralmente nelle mani del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ma per significare quello spettro di principi e ideali ai quali tutti i progressisti fanno riferimento. In questo quadro, sulla base di un documento chiaro di principi e punti programmatici essenziali, le varie forze politiche si presenterebbero ognuno con i propri leader, cercando di fare il pieno dei loro potenziali elettorali. Perché certo è importante scegliere chi ci guida; ma più importante è vincere, presentando una squadra e un programma di alternativa credibile.
Ripeto, una suggestione che meritava un minimo di attenzione. Anche perché le primarie presentano rischi non da poco. Chi dovesse vincere dovrà comprendere bene che il compito difficile che si troverà davanti consiste nel rappresentare, interpretare, empatizzare con tutti, sottolineo tutti, gli elettori degli altri partiti dell’alleanza.
Mi pare che, da quanto emerge dalle cronache, né il Pd, né il Movimento 5 Stelle, abbiano considerato conveniente e praticabile questa difficile via.
Difficile, perché avrebbe bisogno di una battaglia culturale talmente profonda, che risulta improbabile pensare si possa realizzare in pochi mesi. Difficile, perché elettoralmente saremmo esposti alla facile critica di non essere riusciti a scegliere un nostro candidato a fronte di una Meloni, almeno per ora, indiscussa candidata dell’insieme del centro destra.
Bene. Se non si troverà una soluzione a sorpresa e a tavolino, che a questo punto sconsiglierei, la strada delle primarie sembra inevitabile.
Almeno due raccomandazioni: svolgiamole il più presto possibile; affinché una strisciante competizione non arrechi danni. E perché chiunque dovesse vincere deve avere il tempo di convincere l’insieme del campo progressista e dei settori così ampi di astensionismo. E poi, cerchiamo di vivere le primarie come una festa: di generosità e di responsabilità. Sapendo che la conta interna è davvero “niente”, rispetto alla vera conta elettorale, che dobbiamo vincere per impedire un arretramento spaventoso dell’Italia, sulla scia di quanto già emerge in parti fondamentali dell’Europa e del mondo.
Nella nostra squadra alle ambizioni personali, pure legittime, prevalga l’amicizia: quella vera che si costruisce tra le persone nei momenti difficili e di pericolo.
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