Se il governo è forte, perché cambia la legge elettorale?

Se il governo è forte, perché cambia la legge elettorale? La maggioranza invoca la governabilità, ma guida già uno degli esecutivi più longevi della Repubblica. Il punto non è la stabilità: è una legge costruita per ridurre i rischi di chi oggi governa.

Giovanni Battista De LupisFlusso Quotidiano
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ANSA

La maggioranza ha depositato il nuovo testo della legge elettorale e punta a portarlo in Aula alla Camera il 26 giugno. Cambia l'impianto: via i collegi uninominali, proporzionale con premio, soglia al 42%, niente ballottaggio, listini ancora bloccati. Sembra una discussione tecnica. In realtà è una questione di potere: chi decide le regole con cui i voti degli italiani diventano seggi parlamentari. Il paradosso è enorme. A voler cambiare la legge elettorale è lo stesso governo che, con la legge attuale, è diventato uno dei più longevi della Repubblica. Dunque il problema non può essere la governabilità. Questa maggioranza la stabilità l'ha avuta, l'ha rivendicata, l'ha usata come prova della propria forza. E va detto: non è che quella longevità sia stata trasformata in una stagione memorabile per il Paese. È servita molto alla propaganda della stabilità, molto meno a produrre risultati all'altezza delle promesse.

E allora perché riscrivere le regole proprio adesso? La risposta sta nell'artificio retorico. Si dice "governabilità", ma si intende convenienza. Si invoca la stabilità del Paese, ma si lavora a una legge costruita attorno agli interessi di chi oggi ha i numeri per approvarla. Il punto più grave è il rapporto tra elettori ed eletti. Spariscono i collegi uninominali, cioè l'unico elemento che almeno legava un candidato a un territorio riconoscibile. Mentre restano i listini bloccati. Gli elettori votano, ma scelgono sempre meno. Le preferenze continuano a essere negate, anche se sarebbero lo strumento più diretto per conoscere i candidati, valutarli sul territorio, premiarli o bocciarli. Dentro questa logica rientra anche l'indicazione preventiva del candidato premier della coalizione. Presentata come chiarezza per gli elettori, rischia di diventare un innesco politico costruito su misura contro il centrosinistra, che oggi non ha un leader unitario riconosciuto. Non è una norma neutra: è un modo per sfruttare una difficoltà dell'avversario. Una legge elettorale dovrebbe avvicinare cittadini e Parlamento. Qui il rischio è l'opposto: un Parlamento più nominato, più controllato, più dipendente dai vertici dei partiti. Se la maggioranza è così sicura della propria forza, affronti gli elettori senza cucirsi addosso una legge su misura.

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