Scontro istituzionale e braccio di ferro con il Colle: il caso Minetti scuote il governo

Tra attacchi al Quirinale e difesa di Nordio, Giorgia Meloni apre un pericoloso braccio di ferro con Sergio Mattarella, mentre cresce la richiesta di dimissioni anche da parte di Matteo Renzi

Enrico RossiIl Punto
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ANSA

Il testo che segue, firmato da Enrico Rossi, interviene su una vicenda che, con ogni evidenza, travalica l’episodio oggetto di cronaca. L’affaire Minetti e la sua gestione da parte del governo nel rapporto con il Quirinale si inscrivono in una strategia politica più ampia, che a Rinascita non sfugge. Negli ultimi mesi si è progressivamente consolidato un orientamento volto a mettere in discussione il ruolo di garanzia esercitato dal Presidente della Repubblica a favore di una concezione muscolare e verticale dell’esecutivo. In questo quadro, l’ipotesi del premierato forte, frutto di un’elezione diretta e di una investitura legittimante di tipo plebiscitario, rappresenta il punto di approdo coerente di una strategia che tende a comprimere gli spazi di bilanciamento e controllo propri della democrazia costituzionale. La vicenda che Rossi commenta va dunque letta dentro questa traiettoria: non come una sgrammaticatura contingente, ma come un passaggio significativo di un conflitto tra due modelli di ordinamento. Da un lato, quello fondato sull’equilibrio tra i poteri, sulla separazione delle funzioni e sul ruolo arbitrale del Quirinale; dall’altro, una visione che tende a concentrare la legittimazione politica nell’esecutivo, producendo inevitabili tensioni nei rapporti istituzionali. Occorre tenere aperti gli occhi e lavorare alacremente per un’alternativa democratica rispettosa delle prerogative della Presidenza della Repubblica. (red.)


«Non mi faccia fare il lavoro del presidente della Repubblica, altrimenti poi scrivete che io mi voglio sostituire a lui. Se vuole le offro un bicchiere di vino e le dico cosa ne penso personalmente, ma non è il mio ruolo dire cosa dovrebbe fare il Capo dello Stato. Così mi mette in difficoltà…». É una dichiarazione indegna quella di Meloni che risponde, in modo sprezzante e polemico, al presidente della Repubblica. Inoltre, ribadisce la sua fiducia al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e scarica la responsabilità sulla magistratura che ha inviato i rapporti al ministero. La Procura di Milano, intanto, interviene e fa capire che sta conducendo ulteriori indagini, e qualora vi fossero nuovi elementi, potrebbe cambiare parere sul caso Minetti ed esprimere una valutazione negativa.

Questa, in sintesi, là ultima settimana caratterizzata, a mio avviso, dal tentativo di Meloni di prendere le distanze dal Quirinale e salvare il suo ministro. In questo modo la presidente del Consiglio mira a mettere in difficoltà il presidente Mattarella, anzi lo attacca, più o meno esplicitamente, su un tema importante come il potere di concedere la grazia. Appare singolare che questo attacco venga dal governo e quindi anche da Nordio, cioè da colui che, responsabile dell’istruttoria, ha inviato la domanda di grazia al Quirinale con parere positivo.

In sostanza, sul caso Minetti, il governo pare abbia deciso di aprire uno scontro con il Colle per indebolire Mattarella. É un azzardo politico, segno di nervosismo e di sbandamento. Un tentativo ignobile di rovesciare le carte e aprire un braccio di ferro istituzionale. D’altra parte non si può dimenticare che, solo pochi giorni fa, le tensioni tra il governo e il presidente Mattarella si erano concentrate sul decreto sicurezza con il fermo intervento del Capo dello Stato a difesa della Costituzione contro il tentativo spudorato di pagare gli avvocati per trasformali in agenti delle politiche migratorie dell’esecutivo. Evidentemente, Meloni non dimentica e approfitta del caso Minetti per portare avanti il suo disegno politico.

Ma i fatti sono chiari. Mattarella nel rispetto di una istruttoria fatta dal ministro Nordio ha firmato la grazia. Poi, quando sono emerse notizie che mettevano in dubbio quell’istruttoria non ha esitato a chiedere chiarimenti. Se i sospetti fossero confermati il risultato non potrebbe essere che quello di revocare la grazia, perché i fatti che la motivavano, che sono stati forniti da Nordio, semplicemente erano falsi. A mio avviso, Mattarella, in questo come in altri casi, ha tenuto un comportamento coerente e assolutamente trasparente che ne rafforza il ruolo super partes e il senso di equilibrio e di giustizia con cui lo esercita.

É evidente invece che a dare le dimissioni dovrebbe essere già stato Nordio, un minuto dopo aver ricevuto la lettera del Quirinale, che a tutti gli effetti è un atto di sfiducia nei suoi confronti. Ma ora, a dare le dimissioni deve essere anche Meloni che ha portato un attacco vergognoso il Presidente Mattarella. Lo ha capito Renzi che nei giorni scorsi ha chiesto esplicitamente a Meloni di togliersi di mezzo. Per una volta, sono d’accordo con lui.

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