San Pietroburgo, la vetrina di Putin e i limiti dell'Europa
Gli attacchi ucraini accompagnano l’apertura del principale forum economico russo, mentre il Cremlino rilancia la propria rete internazionale e l’Europa perde centralità diplomatica.

ANSA
San Pietroburgo è la risposta simbolica di Mosca a chi sostiene che la Russia sia isolata. Al grande forum economico russo, partecipano Paesi del Sud globale, area BRICS, partner asiatici e, fatto politicamente significativo, anche una presenza americana dopo anni di assenza. Il Cremlino parla di circa 20 mila partecipanti da oltre 100 Paesi. Il bombardamento ucraino su San Pietroburgo è un atto pesante di provocazione verso Putin in coincidenza con l’apertura del forum. Zelensky ha rivendicato la logica politica di questi attacchi: colpire in profondità la Russia per costringerla a negoziare “da pari”.
Il punto politico è che l’Europa resta prigioniera di una postura quasi solo militare, sanzionatoria e attendista. Essa sostiene Kyiv con aiuti enormi, sanzioni e prestiti, incluso un pacchetto da 90 miliardi per il 2026-2027. Ma manca ancora una vera iniziativa politica autonoma, visibile, riconoscibile, capace di dire oltre che sostegno all’Ucraina anche negoziato, cessate il fuoco, garanzie di sicurezza e conferenza internazionale. E dentro questo quadro pesa anche la sconfitta diplomatica della Germania, rimasta fuori dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Non perché l’Europa scompaia da quel tavolo ma il mancato ingresso di Berlino segnala una perdita di peso politico della principale potenza europea. Proprio mentre la guerra si allarga, mentre il Sud globale si muove su altri tavoli e mentre Mosca prova a dimostrare che non è isolata, l’Europa continua ad apparire divisa, laterale, incapace di trasformare la propria forza economica in iniziativa diplomatica. Insomma un’Europa, lei sì, che rischia di trovarsi veramente isolata.
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