Rivendicare il vuoto

Tra narrazione e realtà, il governo difende se stesso mentre il Paese resta fermo

Francesco D'AgrestaFlusso Quotidiano
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ANSA

Nell’informativa resa oggi in Parlamento, Giorgia Meloni ha offerto una rappresentazione ordinata e autosufficiente dell’azione di governo, paventando coerenza, determinazione, solidità internazionale. Uno schema ormai riconoscibile, in cui le difficoltà vengono assorbite nel racconto e le scelte compiute trasformate in prova di affidabilità. Anche dopo la sconfitta referendaria, nessuna incrinatura: il discorso resta identico a se stesso, impermeabile ai fatti. Più che un’informativa, una narrazione chiusa, che non dialoga né con i risultati né con il Paese reale.

Ed è qui che emerge il nodo politico. Non siamo di fronte a un governo che rivendica risultati discutibili, ma a un governo che rivendica la propria rappresentazione. Le politiche economiche restano deboli, incapaci di incidere su salari stagnanti e lavoro povero; le disuguaglianze generazionali e di genere si consolidano; la promessa di cambiamento si riduce a un rinvio permanente. Intanto, sul piano internazionale, Meloni continua a presentare come interesse nazionale quella che è solo una sintonia ideologica con Donald Trump e l’universo sovranista. Non una strategia, ma un riflesso politico. Il risultato è un esecutivo che non apprende, non corregge, non avanza. Racconta. E mentre racconta, il Paese arretra.